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Uno scritto di mons. Clemente Riva: famiglia, piccola chiesa domestica. Convegno a Roma

Uno scritto di mons. Clemente Riva: famiglia, piccola chiesa domestica. Convegno a Roma

Il Domani d’Italia, in occasione del convegno organizzato a Roma sulla figura di monsignor Clemente Riva, su cui abbiamo pubblicato un’intervista con il senatore Lucio D’Ubaldo, pubblica il seguente testo sulla famiglia, certamente di grande attualità,  pubblicato da Monsignor Clemente Riva come presentazione del libro di Antonio Autiero, Amore e coniugalità, Marietti 1980.

Si può notare come ci si riferisca alla famiglia non più come entità chiusa in se stessa, ma come entità che tra i suoi compiti fondamentali si pone quello ecclesiale.

Essa è posta periciò al servizio dell’edificazione del regno di Dio mediante la partecipazione alla missione della chiesa.

Un nuovo modo di vedere reso possibile dal sinodo dei vescovi riunitosi nell’autunno del 1980 sul tema: “I compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo” e grazie all’apporto di Papa Giovanni Paolo II per l’esortazione apostolica “Familiaris consortio”.

La famiglia cristiana viene così animata e guidata con la legge nuova dello Spirito, ed è in intima comunione con la Chiesa, popolo regale, è chiamata a vivere il suo “servizio” d’amore a Dio e ai fratelli (Familiaris consortio n.63).

ll pensiero di Antonio Rosmini sulla famiglia

La famiglia è nell’occhio del ciclone della crisi di valori nel nostro tempo.

Si sono fatti e si faranno ancora convegni sulle cause, sulla situazione e su possibili rimedi ai mali della famiglia di oggi. Generalmente in questi incontri di studio si dedica il massimo del tempo e dell’impegno alla sociologia e alla psicologia della famiglia, preoccupati delle conseguenze esteriori ed eclatanti che l’opinione pubblica e i mass-media pongono in risalto.

E ci si accorge che gli strumenti sociali e perfino legislativi sono insufficienti di fronte alla vorticosa e rapida trasformazione sociale, e alla rivoluzione culturale del mondo contemporaneo, che arriva al limite della negazione dell’istituto familiare attribuendogli la responsabilità di tanti altri mali sociali.

Se dedicassimo invece un po’ più di tempo alla riflessione sull’uomo, sulla natura della socialità intrinseca alla natura umana; se dedicassimo un po’ più di tempo alla riflessione sulla natura della società coniugale e della famiglia; ossia, se avessimo meno pudore o meno timore di affrontare una filosofia dell’uomo e della famiglia, arrivando anche al coraggio di una teologia dell’uomo e della famiglia, forse porremmo dei pilastri solidi su cui poi costruire un’ascetica e un’eventuale politica della famiglia.

Un’autentica filosofia e teologia della famiglia probabilmente ci farebbero consapevoli che le trasformazioni e le rivoluzioni culturali intorno alla natura e all’esistenza della realtà familiare, non sarebbero altro che un cambiamento di modelli sociologici di famiglia, e non un radicale mutamento dei valori, che latenti o manifesti, continuano o continueranno a vivere nonostante i tempi nuovi e la diversità delle culture. (…)

L’amore coniugale presenta tre livelli: le affezioni sensibili, l’affetto sensuale e l’affezione sessuale.

L’amore coniugale li abbraccia tutti e tre e li eleva nell’amore «veramente umano», che è un amore personale, spirituale, morale, totale, responsabile. Tale amore coniugale diventa perfetto nel cristiano, poiché in esso si sublima nell’amore-carità.

Di fronte a questa ampiezza di visione umana e cristiana dell’amore coniugale, mi verrebbe da qualificare meschina e riduttiva la ideologia di chi ritiene la famiglia e il «primato dell’amore» nella famiglia un «mito» da distruggere.

Evidentemente si tratta di una concezione dell’amore limitata al livello sensitivo, animale, materialistico, consumistico, in cui l’«altro» è un oggetto di consumo.

Interessanti sono anche le distinzioni tra amore coniugale e sessualità, e tra sessualità ed esercizio della genitalità: distinzioni importanti, dense di significato e pregnanti di conseguenze.

In tutto è sempre presente l’individuo come persona; lo stesso scambio di corpi è un incontro di persone non di cose, e quindi caratterizzato da un rapporto etico e di «verità».

Due vite umane che si incontrano nel dono reciproco di vita, di bene fisico e di bene spirituale. Vengono alla mente i discorsi di Giovanni Paolo II nelle Udienze del mercoledì a commento dei primi versetti della Genesi.

Il problema dei fini del matrimonio ha avuto ed ha tuttora una forte discussione con interventi dell’Autorità Ecclesiastica.

Lo stesso Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes, dopo aver riconosciuto onore e dignità all’amore coniugale, che è stato anche santificato da Cristo con un Sacramento, afferma che «il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole».

E non entra nel dibattito sulla gerarchia dei fini, insistendo piuttosto sui contenuti spirituali e umani dell’amore coniugale.

Rosmini, nel suo approfondimento, chiama il fine un bene. Ora, questi fini-beni del matrimonio sono molteplici. Il matrimonio è desiderato per il bene che è «la stessa società coniugale», per il bene che è nell’effetto di tale società, ossia la prole, per il bene della gioia e della felicità che l’incontro coniugale porta con sé.

La pienezza dell’unione tra i coniugi porta, inoltre, come conseguenza: l’indissolubilità del matrimonio, l’unicità del coniuge, la comunanza di vita, la comunanza di beni.

Nel pensiero rosminiano, l’antropologia filosofica viene arricchita dalla «antropologia soprannaturale», perché il Verbo di Dio, «che già illumina ogni uomo che viene in questo mondo», discende dal cielo e si incarna, comunicandosi poi nell’anima umana come Grazia vitale. Il matrimonio, dall’esser dono di Dio creatore e realtà sacra per natura, diviene sacramento. Il matrimonio cristiano si fa allora segno dell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa.

Le conseguenze reali di questo fatto soprannaturale sono molteplici. Rosmini spiega come i coniugi, per il fatto d’esser cristiani, partecipano del sacerdozio comune conferito ad ogni fedele col carattere battesimale e, nell’esercizio delle funzioni coniugali e familiari, esercitano il «sacerdozio domestico». Questa affermazione richiama alla nostra mente tutto il tema del ministero coniugale e il tema della famiglia come chiesa domestica, di grande attualità oggi.

È evidente come emerga, da queste dottrine rosminiane, l’importanza di una spiritualità coniugale che, per Rosmini, è caratterizzata dall’essere incarnata, ossia non dualistica, cioè senza separazione di valori umani e di valori soprannaturali; dall’essere realistica, ossia di mantenimento di un costante regime di fedeltà al quotidiano; dall’essere dinamica, ossia in continua perfettibilità nella crescita ed arricchimento; dall’essere ecclesiale, ossia ad immagine del rapporto Cristo-Chiesa, per cui i coniugi vivono una realtà cristiana e una liturgia, perché la famiglia è quasi una «piccola chiesa»; infine dall’essere cristologica, ossia Cristo deve essere il fondamento e l’amico della nuova casa.

La sacramentalità del matrimonio conferisce alla sua indissolubilità una fermezza e un’inviolabilità ulteriore, se fosse possibile, poiché oltre il vincolo naturale vi si aggiunge la forza della Grazia divina, con cui la fragilità umana viene sostenuta e potenziata. Il peccato introduce un disordine nell’uomo, una cecità spirituale e una debolezza morale che incide anche nella volontà, rendendola talvolta incapace di fedeltà ai dettami della Legge divina e naturale. La Grazia divina, viceversa, purifica la coscienza, illumina la mente, fortifica la volontà e dona all’uomo una vitalità nuova.

Vengono affrontate anche le questioni teologiche e giuridiche circa la materia e il ministro del sacramento e il rapporto tra contratto e sacramento, nonché la questione dei vari impedimenti che rendono nullo il matrimonio.

Altra questione oggi scottante per i riflessi politici e giuridici civili è quella dei rapporti tra il matrimonio dei cristiani e lo Stato, con gli effetti civili del matrimonio religioso e che Rosmini aveva affrontato in occasione della legge piemontese circa il matrimonio.

† CLemente Riva, Vescovo Ausiliare di Roma