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I dati Istat e la fatica di vivere – di Giuseppe Careri

I dati Istat e la fatica di vivere – di Giuseppe Careri

L’ Istat, l’istituto Nazionale di Statistica, ha diffuso i dati sull’occupazione in Italia nel corso del 2016. Dall’indagine pubblicata emerge che oltre un milione di famiglie, esattamente un milione e ottantacinque mila, sono senza lavoro; 970 mila sono le famiglie dove percepisce un salario soltanto la donna.

Una forte disoccupazione endemica colpisce prevalentemente il mezzogiorno d’Italia. I dati forniti dall’ente di ricerca nazionale denunciano una situazione di povertà ed esclusione sociale che colpisce quasi la metà della popolazione residente al Sud.

Secondo la statistica pubblicata dall’ Istat aumenta vistosamente la disuguaglianza tra i più ricchi e i poveri. Il 20% più ricco percepisce quasi il 38% del reddito nazionale, mentre quello povero raggiunge a fatica solo il 7%.

L’aspetto drammatico dei dati pubblicati dall’ Istat riguarda naturalmente le difficoltà dei giovani di trovare una prima occupazione, sia pure molto spesso precaria.

Nell’articolo 1 della nostra costituzione, i Padri costituenti vollero sottolineare l’importanza di una Repubblica fondata sul lavoro. Ma i governi che si sono alternati in tutti questi anni non hanno risolto il problema dei problemi: quello dei poveri!

Non è difficile, nel corso della nostra bistrattata epoca, imbattersi in situazioni sociali a dir poco drammatiche; nel blog “Siamo la gente” viene riportata la notizia del pignoramento di una casa a un pensionato di 89 anni, con una pensione di 534 euro mensili; in casa aveva da mangiare solo un pezzo di pane e due pomodori.

Tante sono le persone, soprattutto vedove, costrette a vivere in condizioni precarie, ai limiti della dignità umana. Una signora di 76 anni mi ha confessato di vivere da sola con il suo micio e di percepire una pensione di 425 euro mensili. A volte la spesa al supermercato deve soddisfare il bisogno alimentare della sua persona e del micio che le tiene compagnia. E non sempre ci riesce.

Cito un ultimo caso avvenuto ad una edicola. Un bel signore di circa 70 anni dai modi gentili, vestito dignitosamente, chiede all’edicolante un fumetto di qualunque genere, l’importante, dice, costi poco. La giornalaia sceglie un fumetto e gli dice il prezzo: 3 euro e 20 centesimi.

Con estremo tatto e gentilezza, mi permetto di offrire a questo signore il fumetto per la sua nipotina. Grazie, mi dice commosso, ma è per una persona di 60 anni sordo muta che vive insieme a me da tanti anni.

Racconto questi toccanti e tristi episodi pensando al disinteresse della politica in generale, impegnata spesso a dispute inutili, che niente hanno attinenza con i veri problemi dei cittadini. A loro volta, i giornali, le televisioni, trasmettono ogni sospiro di questo o quel politico in polemica su tutto, meno sui problemi reali e drammatici della povera gente.

Solo Papa Francesco si appella in modo accorato ai politici, ai governanti, agli eletti dal popolo, di non abbandonare i diseredati, i poveri, gli ultimi. Invano!

La società globalizzata miete vittime soprattutto tra la povera gente. Si parla di dazi, di Europa, di profitti, e si trascura il problema principale dei giovani, della disoccupazione, della miseria, della povertà, della mancanza di dignità di tutti coloro costretti a vivere in condizioni pietose e di emarginazione sociale.

In una intervista, Padre Bergoglio dichiara: “Riconosco che la globalizzazione ha aiutato molte persone a sollevarsi dalla povertà, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame. È vero che in termini assoluti è cresciuta la ricchezza mondiale, ma sono anche aumentate le disparità e sono sorte nuove povertà”. 

Un comico, Roberto Benigni, vincitore di un premio nobel, in una  cerimonia al Quirinale per la consegna dei David di Donatello ha dichiarato:  Dal duemila siamo sol corpo: ricette, cucine, cuochi, è tutta una cosa di corpo. Siamo andati troppo avanti, dobbiamo sostare e permettere alle nostre anime di raggiungerci”.

Ecco, fare una pausa di riflessione, abbandonare il populismo di tanti gruppi politici e iniziare finalmente, se non è già troppo tardi, a costruire una società dove tutti, anche gli ultimi, possano godere di quei piccoli benefici che la vita e la natura offrono al genere umano, anche alla signora pensionata con il minimo di pensione di provvedere a se stessa e al suo amato micio.

“L’uomo è nato per conquistare a fatica ogni centimetro di terreno. Nato per lottare, nato per morire”.
(Charles Bukowski)

Giuseppe Careri