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Spionaggio: Usa e Uk controllano i droni di Israele

Spionaggio: Usa e Uk controllano i droni di Israele

Esplode l’ennesima bomba sullo spionaggio internazionale che per anni è stato organizzato a tappeto dai servizi degli Stati Uniti e del Regno Unito, così come rivelato dall’ex consulente dell’Agenzia nazionale americana per la sicurezza, NSA, Edward Snowden, costretto a rifugiarsi a Mosca per sfuggire al carcere per violazione dei segreti Usa. La famosa vicenda del “datagate” che ha costretto Barack Obama a rivedere tutte le procedure seguite per spiare nemici ed amici.

Adesso, dai milioni di documenti trafugati e finora non pubblicati, si viene a sapere che gli specialisti americani e britannici sono stati per anni nella condizione di seguire in diretta tutte le missioni aeree di Israele. Incluse quelle condotti con i droni che sono armati di missili. Cosa, questa, sempre negata finora dal governo di Tel Aviv.

Secondo le attuali rivelazioni, gli esperti occidentali sono riusciti a decriptare tutte le comunicazioni dei militari dello Stato ebraico, al punto che qualcuno ha parlato della presenza di un “occhio” anglo americano collocato a bordo dei droni d’Israele, perché in grado di seguire in diretta le stesse cose controllate dai militari israeliani.

Mentre i britannici facevano i loro lavoro dalla base che il Regno Unito ha istallato sui monti Troodos, a Cipro, gli statunitensi utilizzavano le apparecchiature del centro NSA di Menwith Hill, al nord di Manchester, in Gran Bretagna.

E’ chiaro che gli israeliani sono già corsi ai ripari e, sicuramente, hanno adottato, o staranno adottando, nuovi codici di trasmissione criptati.

Mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiamato il vicepresidente statunitense John Biden per chiedere conto delle imbarazzanti rivelazioni, i vertici militari di Tel Aviv fanno capire che lo spionaggio non è stato possibile, però, per tutte le operazioni in cui non è previsto dai velivoli il trasferimento  in diretta di dati ed immagini perché scaricati solo al loro ritorno alla base.

Secondo ambienti vicini ai servizi israeliani la vera domanda da porsi è perché questa notizia sia stata resa nota solo oggi, a tantissima distanza dall’esplosione dello scandalo provocato da Snowden dopo la sua fuga, prima ad Hong Kong e poi a Mosca.

L’ipotesi degli analisti è che si tratti dell’ennesimo messaggio inviato dai russi ad Israele perché non continui a ritenere inviolabili i propri sistemi di sicurezza e  continuare ad operare sui cieli siriani e libanesi come meglio crede. Inoltre, conseguentemente, si tratterebbe anche di un avvertimento all’Arabia Saudita perché non conti su una eventuale libertà d’azione di Tel Aviv contro i nemici condivisi con Riyad e cioè Bashar al Assad in Siria e l’Iran.