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L’Oklahoma non ha dubbi: le trivellazioni petrolifere provocano i terremoti

L’Oklahoma non ha dubbi: le trivellazioni petrolifere provocano i terremoti

Lo Stato americano dell’Oklahoma, nonostante sia guidato dai repubblicani, ha rotto gli indugi ed ha sposato la tesi degli scienziati che accusano le trivellazioni petrolifere di provocare dei terremoti anche di una certa magnitudo.   Non ci sarebbero dubbi: i tremori del sottosuolo sono provocati dalle perforazioni fatte per costruire depositi sotterranei in cui vengono stivati miliardi di barili di acque reflue provenienti dai pozzi di petrolio e di gas.

Sembra, a quanto dicono alcuni studiosi impegnati da anni dietro il fenomeno, che l’area interessata sia pari a circa il 15 per cento del territorio dello Stato vasto circa 180. 000 chilometri quadrati, cioè più di metà Italia.

Le imprese petrolifere dell’Oklahoma, ovviamente, contestano i risultati delle ricerche condotte in tal senso  e chiedono ulteriori studi. Sono ovviamente stizzite che siano proprio i repubblicani a sposare tesi del genere.

La posizione delle autorità è stata invece vista  con molto favore dai tanti proprietari di case che, nel corso degli ultimi anni, si sono trovati sempre più spesso con le case lesionate.

Il tema dei terremoti è diventato così stringente che la Governatrice dello Stato, Mary Fallin ha creato un sito web in cui viene mostrata una mappa interattiva utile a tracciare i luoghi in cui si verificano i terremoti e gli oltre 3000 pozzi in cui vengono fatte confluire le acque di smaltimento.

Nei decenni passati, lo Stato dell’Oklahoma pare che abbia sperimentato molto raramente terremoti d’intensità superiore alla magnitudo 3. Ma da quando, dopo il 2000, si è assistito ad un vero e proprio boom di esplorazione alla ricerca di petrolio e gas, i terremoti del genere si sono moltiplicati giungendo ad un totale di 585  di 3° grado nel solo 2014. Un poco simpatico primato battuto solamente dallo Stato dell’Alaska vicino a toccare quota 900 scosse l’anno.