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I GIOVANI E L’OCCUPAZIONE. Quotidianamente ci vengono propinati dati sull’occupazione giovanile che registrano incrementi…

I GIOVANI E L’OCCUPAZIONE. Quotidianamente ci vengono propinati dati sull’occupazione giovanile che registrano incrementi…

Quotidianamente ci vengono propinati dati sull’occupazione giovanile che registrano incrementi. Tale incremento deriverebbe, secondo le fonti governative dal cosiddetto jobact pur non precisando la consistenza dei contratti, sia per quanto riguarda i tempi che per quanto riguarda i contenuti e le prospettive. Si ritiene invece che in assenza di un pur minimo progetto di sviluppo in cui vengano individuati i tempi, i settori da privilegiare, le risorse; tutto ciò è irrisorio è provvisorio. Per essere poi precisi, considerato che invece di utilizzare termini in lingua madre si preferisce, forse per impressionare di più una lingua straniera.

Il Jobact di Obama significava Jumpstar Our Business Startups act e serviva sostenere la creazione di nuove piccole società innovative prevedendo anche la possibilità di trovare finanziamenti per le nuove idee via internet con il sistema del crowdfunding, in Italia di fatto impedito da una legge la quale rimette al centro gli interessi e la burocrazia delle banche.

Le verità sono ben altre! I giovani del Mezzogiorno secondo un’accurata indagine dell’Istituto Toniolo su diplomati e laureati (fascia tra i 20 30 anni) tendenzialmente vanno alla ricerca di un’occupazione all’estero privando il Sud di cervelli che potrebbero contribuire a quei processi di rinnovamento della classe dirigente indispensabile anche per sconfiggere ogni forma di “malavita organizzata” che trova spazio e rilancio nelle incultura e nella ignoranza.

Difatti il rapporto “giovani 2015” (indagine Toniolo su 5000 giovani) ritiene che il 50% dei giovani laureati e diplomati tenta la propria fortuna all’estero.

Eppure occorre con urgenza un piano straordinario occupazione giovanile formulando una proposta nuova, globale agganciata alle altre misure che vanno poste in essere per una rielaborazione complessiva della politica nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno.

In un’economia che si va sempre più segmentando in specializzazioni e sottospecializzazioni i profili professionali di giovani del Mezzogiorno in termini tanto di istruzione quanto di formazione costituiscono uno dei più gravi fattori di impedimento per lo sviluppo.

Gli altri fattori, riassumo per brevità, sono la carenza di insediamenti produttivi, specie dopo la privatizzazione delle Industrie di Stato (IRI) la arretratezza delle strutture urbane ed infrastrutturali e senza tema di smentita, la carenza Formativa della stessa classe dirigente meridionale considerata nel suo complesso comportamentale e nelle sue funzioni nel Mezzogiorno.

Ciò perché è evidente che numerose sono le personalità individuali nel Sud che non hanno nulla da invidiare nei vari campi agli esponenti di altri Paesi.

Non ritengo di fare esterofilia, ma è anche vero che la classe dirigente meridionale come sistema socio politico non ha risposto all’esigenza di una guida creatrice di sviluppo.

Anche le nuove istituzioni per la formazione mancano di connessione con il mondo produttivo cosa che rischia di vanificare ogni sforzo di orientamento e di formazione.

Nel 1990, periodo di recessione, nella qualità di sottosegretario al Lavoro, affrontai, disponendo della delega dell’indimenticabile ministro Carlo Donat Cattin di queste problematiche.

La strategia per l’occupazione essenzialmente giovanile si basava su tre strade:

  • Formazione professionale;
  • Contratti formazione –lavoro;
  • Utilizzo dei fondi europei per progetti strategici;

Per superare i modesti effetti della Formazione, particolarmente nel Mezzogiorno, dimostrata dall’elevata proporzione dei progetti presentati dalle Regioni meridionali respinti dagli organi comunitari, occorre voltare pagina in materia di formazione in quanto a sufficienza fino ad oggi ha dimostrato di non essere un veicolo efficace per far diventare i giovani la risorsa umana su cui costruire lo sviluppo del Sud.

I contratti di formazione- lavoro del tempo altro che jobact si rilevarono uno strumento efficace per incoraggiare l’occupazione dei giovani in generale.

Del mezzo milione e più di giovani avviati tramite i contratti formazione- lavoro più della metà a conclusione degli incentivi hanno trovato stabilità di lavoro.

Occorre istituire in un momento di crisi come questo un fondo per il rientro della disoccupazione. Occorre coniugare alta tecnologia, occupazione, informazione. Occorre puntare con fermezza sui giacimenti culturali, su iniziative di utilità collettiva ed attivare occupazione.

In conclusione occorre un piano complessivo di sviluppo, occorrono centri di orientamento professionale legati al piano; un sistema di formazione che si fondi sulla creazione di nuove figure professionali che il mercato oggi richiede, di riorganizzare i centri di commercio con l’estero e sostenere le esportazioni ed infine una formazione in affiancamento con opportuni incentivi per incoraggiare l’artigianato e la piccola impresa.

Questo progetto andrebbe ulteriormente approfondito, speriamo che qualcuno lo avvii almeno!

Noi continueremo, per l’ospitalità che il Roma ci offre a sollecitare approfondimenti su questi temi.

Ugo Grippo