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A PARTE LE CHIACCHIERE, CI VOGLIONO SOLDI E PURE TANTI (8-10 MILIARDI) PER LA LOTTA ALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

A PARTE LE CHIACCHIERE, CI VOGLIONO SOLDI E PURE TANTI (8-10 MILIARDI) PER LA LOTTA ALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Il Domani d’Italia pubblica il seguente articolo a seguito della riunione organizzata a Roma tra il Ministro dell’Ambiente, Galletti, ed i rappresentanti di Regioni e Comuni che volentieri pubblichiamo.

L’incontro tra governo, regioni ed enti locali è servito prevalentemente a fare il punto sulla entità delle risorse da mettere in campo per avviare una efficace politica di prevenzione dell’inquinamento atmosferico. Nell’immediato si conta sulle annunciate piogge di un inverno che nel giro di boa verso il nuovo anno si avvia ad attestarsi sui valori climatici di questo periodo dell’anno. L’iniziativa di ieri ha messo in chiaro i termini del problema, confermando la preoccupazione attorno alla difficoltà concernente il reperimento dei mezzi finanziari necessari a garantire la lotta allo smog. I dati non lasciano spazio alla fantasia: ci vogliono molti soldi. Tuttavia, essendo concentrata l’emergenza prevalentemente sull’asse dei grandi e medi centri della pianura padana, l’attenzione è subito scattata ai massimi livelli.

D’altronde il parco autobus in Italia per il trasporto pubblico urbano è sempre più vecchio, rumoroso e inquinante. Un mezzo su cinque è Euro 0 e oltre il 60% ha oltre 10 anni. L’impatto sulla qualità dell’aria è rilevante. In termini di emissioni un autobus Euro 6 – secondo uno studio della Commissione europea – produce il 98% di polveri sottili in meno rispetto a un Euro 0, il 97% in meno di ossidi di azoto e l’88% in meno di anidride carbonica. In sintesi un autobus Euro 6 abbatte del 90% l’emissione di sostanza nocive rispetto a un mezzo immatricolato oltre 20 anni fa.

Un recente studio dell’Anfia ha calcolato che per sostituire la flotta circolante di autobus Euro 0 occorrono 1,9 miliardi di euro entro il 2018, considerando che dal primo gennaio 2019 i bus più vecchi non potranno più circolare per legge. Allargando il campo anche agli autobus Euro 1 e 2 (che nel gennaio 2019 avrebbero un’età media di 19 anni) si tratta di altri 15mila veicoli e sostituirli richiederebbe un investimento di oltre 3,5 miliardi di euro.

E’ indubbio che la crisi e le manovre di finanza pubblica degli ultimi anni hanno ridotto le risorse destinate al trasporto pubblico. Ma la progressiva contrazione dei fondi parte da più lontano. Nel periodo 1997-2001 le risorse per il rinnovo del parco autobus sono ammontate a 2,3 miliardi, per scendere a 1,2 miliardi tra il 2002 e il 2006 fino a 278 milioni tra il 2007 e il 2011. La legge di Stabilità dell’anno scorso aveva stanziato un miliardo di euro destinati al rinnovo del parco degli Autobus. Poi sono diventati 900 milioni ma la Conferenza Stato Regioni ha ulteriormente ridotto le risorse 535 milioni a causa degli effetti della spending review. Di questi, 260 milioni dovevano essere disponibili già dal 2015 ma il decreto interministeriale che destina i fondi è ancora in alcuni uffici legislativi. E le regioni già nel 2014 avevano rinunciato a 280 milioni per il rinnovo autobus a causa di esigenze di bilancio.

In conclusione, con 535 milioni si possono rottamare circa 3.500 autobus, nemmeno la metà di quelli Euro 0. In Italia l’età media del parco autobus per trasporto urbano (oltre 45mila mezzi) supera i 12 anni, ben al di sopra dei valori nei principali paesi europei. In Germania l’età media è appena 5,4 anni, 6,2 in Svezia, meno di 8 anni in Francia e Gran Bretagna e 6,1 anni in Spagna. Per abbassare l’età del parco italiano sui valori in Europa servirebbero risorse intorno agli 8 miliardi di euro. Non bastano le chiacchiere