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LOTTA ALL’ EVASIONE FISCALE PER PICCOLI E GRANDI EVASORI – di Giuseppe Careri

E’ in dirittura di arrivo l’approvazione del decreto sulla Legge di Bilancio 2018. La manovra, per complessivi 20 miliardi di euro, avrà la copertura economica grazie ai tagli di spesa, alla lotta dell’ evasione fiscale, alla rottamazione delle cartelle esattoriali bis, e  grazie anche alle sanatorie fiscali concordate con altri paesi, Liechenstein, Vaticano, Svizzera.

Particolare attenzione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, sarà riservata al recupero di oltre cinque miliardi di evasione fiscale. In un Convegno dal titolo Date e Cesare quel che è di Cesare, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, ha dichiarato: “la lotta all’evasione ha raggiunto risultati importanti passando dagli 11 miliardi recuperati nel 2014 ai 23 di quest’anno”.

Sono certamente dati confortanti che premiano il lavoro di un ministro, Pier Carlo Padoan, di tecnici del Ministero dell’economia e della Guardia di Finanza. Ma non sempre le intenzioni del Governo sulle evasioni fiscali si traducono poi in realtà. Lo dimostra il nuovo ricorso alla rottamazione bis delle cartelle che non ha dato in passato i risultati sperati. Certo non è una battaglia facile da combattere.

In un’epoca contraddistinta dalla globalizzazione e dal fiorire di paradisi fiscali, le transazioni finanziarie, sempre più sofisticate, sfuggono spesso al controllo del Governo e della Guardia di Finanza. Lotta dunque ai grandi evasori fiscali attraverso nuovi strumenti tecnologici che, però, non sempre danno il risultato sperato.

Parallelamente alla “caccia” dei grandi evasori si affianca poi la lotta al recupero crediti di semplici cittadini, professionisti, impiegati, operai. Cosicché gettando la rete per pescare indiscriminatamente tutti  gli evasori, a volte si colpiscono solo i piccoli pesci, lasciando i pescecani liberi di nuotare al largo. In molti casi per i piccoli contribuenti non c’è via di scampo, anche quando hanno regolarmente pagato la tassa all’erario.

Prendiamo il caso dell’invio di una raccomandata alla moglie di un contribuente per l’accertamento dell’Imu prima casa risalente al 2012 spedita dal Dipartimento Risorse Economiche e delle Entrate Fiscali.

La cifra accertata da pagare, secondo l’Ente esattore, è di 658,25 euro aumentati a 893,07 per effetto della mora applicata per tutti i cinque anni di “evasione”.

In questo caso, però, il contribuente ha già pagato in un unico bollettino acconto e saldo del 100% per sé e la moglie, come attestano del resto le ricevute di pagamento preparate dal proprio fiscalista.

Nel reclamo presentato agli uffici delle Entrate Fiscali, fortunatamente l’impiegata preposta al recupero crediti accoglie l’istanza del contribuente che ha già pagato l’importo totale dell’Imu risalente all’anno 2012!.

Conclusione: siamo ormai interconnessi con i computer e l’informatica in ogni luogo e ufficio dell’emisfero terrestre; oggi è possibile mandare una mail o fare una transazione economica in ogni parte del mondo, in Australia, Canarie, Filippine in tempo reale.

Ma per il fisco e per il recupero crediti, come nel caso della moglie del contribuente appena citato, a volte è una scoperta ancora da fare, ancora non sanno se la mano destra è parente della mano sinistra.

Se veramente si vogliono recuperare, almeno in parte, i 270 miliardi di evasione fiscale secondo Eurispes, occorre innanzi tutto una grande volontà politica; ma soprattutto è necessario una modernizzazione delle strutture informatiche in grado di individuare, in tempi brevi, la consistenza delle evasioni da parte di singoli cittadini, professionisti e di grandi evasori.

In un’epoca di informatizzazione generalizzata, di controlli incrociati, non è più possibile far trascorrere cinque anni per spedire una raccomandata con l’intento di recuperare una somma ritenuta poi non evasa, saldata già cinque anni prima!

Giuseppe Careri