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Roma : la strana polemica sul crollo azioni Acea e le dichiarazioni della Raggi del M5S

Roma : la strana polemica sul crollo azioni Acea e le dichiarazioni della Raggi del M5S

Una violenta e, si potrebbe dire, strana polemica è in corso nei confronti della candidata del Movimento 5 Stelle alla carica di Sindaco di Roma, Virginia Raggi. E’ rimproverata di aver provocato con una sua dichiarazione il crollo del 4,7 % del valore di Acea. I critici hanno quantificato la  perdita per le casse comunali di oltre 70 milioni di euro.

Come è risaputo, questo giornale non è schierato con nessuno e cerca solo di restare attorno ai fatti. Non cambiamo stile neppure in questa occasione. Cerchiamo di capire le poche cose che ci sono da capire e porre le domande che devono essere poste.

I fatti alla base di  questa polemica, in cui si vede scendere in campo, in maniera compatta, tutto il resto della politica romana contro la signora Raggi, sembrano in effetti molto semplici.

La combattiva esponente del Movimento fondato da Beppe Grillo non ha sabotato qualche grossa conduttura elettrica o idrica della partecipata romana di acqua e luce. Una società per azioni in cui è presente anche la consistente partecipazione del Gruppo Caltagiorne, proprietario tra l’altro del primo giornale romano, Il Messaggero, particolarmente attivo nella polemica contro l’esponente M5S.

La candidata ha risposto in televisione alla domanda di una giornalista sul futuro dell’Acea facendo, pare, il mestiere di candidata alle elezioni. Cioè,  dire agli elettori come la vede su un aspetto di preminente interesse per i romani dipendenti dall’Acea per avere in casa acqua e luce. La Raggi ha detto che se sale sul più importante dei sette colli di Roma è intenzionata a cambiare i vertici dell’Acea.

Se non andiamo errati, quasi tutte le amministrazioni che si sono succedute hanno, prima o poi, cambiato i vertici delle partecipate, fossero Acea o Atac. La verità è che non sempre i cambi hanno migliorato la situazione o i conti.

Elettori, cittadini e clienti che guardano, anche ad una discreta dose d’irritazione, ai vecchi e nuovi problemi concernenti le loro società erogatrici di servizi fondamentali non debbono sapere come la pensa una delle possibili vincitrici delle elezioni amministrative?

Certo, siccome Virginia Raggi ha alte probabilità di ritrovarsi alla guida di Roma Capitale, è chiaro che le sue dichiarazioni abbiano un peso e possano finire  per  provocare anche un’oscillazione delle azioni di una partecipata quotata in borsa.

Però, non c’è da considerare che questa è la logica del mercato in cui si si collocano, e devono accettarne le regole, anche le cosiddette partecipate le quali, per loro natura, tengono un piede nella logica della politica e l’altro in quella del puro business?

Una questione antica, spesso foriera, purtroppo, di buchi di bilancio spaventosi, di privatizzazione dei profitti e pubblicizzazione delle perdite, di assunzioni clientelari, e così via.

Allora? Un’aspirante Sindaco deve fermarsi di fronte ad una domanda in piena campagna elettorale che riguarda un’importantissima società mista pubblico privato? Soprattutto dopo tutto quello che è venuto fuori sulle partecipate romane?

Possibile che un candidato o una candidata, anche al semplice scanno di semplice consigliere comunale, debba disinteressarsi delle società erogatrici dei servizi pubblici essenziali? In campagna elettorale parliamo solo di buche, giardini pubblici e arredo urbano? Altri problemi enormi per il futuro Sindacrgomenti fondamentali in una città come la capitale, ma purtroppo non sono i soli.

In realtà, sono anni che l’erogazione dei servizi pubblici, e lo dicono tutti, devono subire un processo di profonda revisione se devono continuare a sopravvivere.

Anche i privati devono accettare il fatto di essere andati ad messo i loro milioni in una realtà un po’ particolare. Del resto, l’averlo fatto fino ad oggi avrà avuto pure una certa convenienza. Altrimenti è meglio che vadano ad investire i loro soldi in un altro tipo d’impresa. Ce ne sono tante.

G. I.