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Renzi gioca all’attacco di Bruxelles sulla sua finanziaria, ma Merkel e Juncker non sono Verdini

Renzi gioca all’attacco di Bruxelles sulla sua finanziaria, ma Merkel e Juncker non sono Verdini

Matteo Renzi, mette le mani avanti verso Bruxelles. Mostra i muscoli in direzione degli euroburocrati: se ci bocciano la Legge di stabilità – tuona- la possiamo ripresentare tale e quale.

Dichiarazioni che fanno parte del personaggio che, a volte, crea pure degli avversari o delle avversità inesistenti per, poi, far risaltare propri meriti nell’aver portato a casa un qualche risultato.

E’ comunque, questa, una vecchia storia che nasce da quando, ad ogni manovra economica di rilievo, la Commissione europea, esprimendosi con personaggi più o meno di livello, esprime pubblicamente proprie valutazioni più dal taglio giornalistico, ognuno si deve tenere buono il proprio elettorato di riferimento, che costituire la valutazione ragionata di merito su provvedimenti dai quali, comunque, non dimentichiamolo, dipende la tenuta complessiva degli equilibri dell’intera Unione.

Sono decenni, oramai, che con la legge di bilancio, l’Italia finisce per sostenere gli esami nel periodo che va da ottobre a dicembre. Quando quella che oggi si chiama Legge di stabilità, ma per decenni definita Finanziaria, viene portata dinanzi al Parlamento per delineare le linee economiche finanziarie da seguire nell’anno a venire.

E’ un periodo, questo autunnale, che ci ha abituato alle polemiche, più o meno fondate, con i funzionari di Bruxelles, i quali, pur  non essendo stati eletti da nessuno, si sentono in dovere di lanciare questo o quel commento da cui sembrano dipendere i destini di decine e decine di milioni di esseri umani.

Oppure, spuntano immancabili i giornalisti che vanno a prendere questa o quella nota, o appuntino più o meno riservato,per sparare titoli altisonanti sull’Italia promossa o bocciata dalla Ue.

Sostanzialmente, è quanto avvenuto anche qualche giorno fa, allorquando una nota di Bruxelles se la prendeva con l’annunciata eliminazione della tassa sulla casa e tuonava contro il progetto italiano ribadito, invece, con la presentazione dell’attuale Legge di stabilità. E’ stato gioco forza sentir dichiarare da Renzi e da altri del suo esecutivo che la politica economica dell’Italia se la decidono gli italiani e non è sancita dagli euroburocrati.

Ovviamente, rispettando comunque quei parametri di riferimento che l’Italia, con tutti gli altri 27 paesi dell’Unione, ha contribuito a definire e a rendere per tutti vincolanti, e che per essere modificati devono passare attraverso una decisione condivisa verso cui, fortunatamente, sta convergendo la maggioranza di tutti i governi europei.

Ed è questa la linea che, con realismo, ma anche con determinazione, deve essere seguita senza abbandonarsi a dichiarazioni che, da una parte e dall’altra, lasciano proprio il tempo che trovano.

Del resto, non sfugge che un conto è avercela a che fare con Denis Verdini e l’improvvisata congrega di molti politici che caratterizzano le contrade italiane, spesso a digiuno dei fondamentali per interloquire adeguatamente al di là dei confini, e un altro è quello di mettersi al tavolo con certi personaggi come la signora Merkel, il Presidente Hollande o il Capo della commissione, Junker, ai quali si può rimproverare tutto fuorché sostanza politica e chiarezza di idee.

Alessandro Di Severo