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Le sfide per completare la riforma degli appalti

Le sfide per completare la riforma degli appalti

Quella degli appalti pubblici è  una delle questioni più delicate della recente storia d’Italia e il Parlamento sta cercando di arrivare al più presto a definire un nuovo codice unico di riforma. Anche perché sempre più numerosi si rivelano scandali e scandaletti il cui fondamento è basato proprio sulle carenze oramai accertate che riguardano le norme in materia.

Da anni si tenta di porre un rimedio e d’individuare nuove norme in grado di assicurare più trasparenza e lealtà in materia di bandi ed appalti pubblici. Vediamo così quali passi sono stati fatti negli ultimi tempi e cosa manca ancora da fare in materia.

Semplificazione. È questa che il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, intervenendo in un’audizione durante la Commissione Ambiente alla Camera, ha individuato come parola d’ordine e filosofia che sarà alla base della riforma degli appalti in fase di studio in Parlamento, dopo la prima approvazione in Senato lo scorso mese.

Gli obiettivi del nuovo codice sono estremamente complessi, ma sintetizzabili in tre grandi direttive: primo, garantire che le opere pubbliche vengano completate correttamente; secondo, puntare su progetti di qualità e terzo aspetto, delicato e fondamentale, assicurare la trasparenza, attraverso non la riduzione dei controlli, ma norme certe e procedure più semplici per monitorare le gare in ogni fase.

L’iter fino a qui. La necessità di metter mano al settore nasce da lontano, ma è diventata urgente dopo le Direttive Ue sui contratti di concessione (2014/23/Ue), sugli appalti pubblici (2014/24/Ue) e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali (2014/25/Ue), che obbligano i Paesi membri alla ricezione entro i successivi 24 mesi, che scadranno il prossimo aprile 2016. A distanza di pochi mesi da questa “tagliola”, dunque, bisogna che il nostro Parlamento acceleri, anche perché finora il disegno di legge delega è stato approvato dal Senato, ma manca ancora l’esame della Camera e poi la votazione finale, prima di dotare l’Italia di un nuovo sistema che, si spera, possa garantire la certezza dei tempi di realizzazione di un’opera.

La volontà di riformare il sistema degli appalti nasce da un’esigenza diventata impellente a causa dei numerosi scandali che riempiono le cronache di tutti i giorni, uno degli ultimi, ma probabilmente quello più significativo, è quello che riguarda il caos che si sta creando a Roma, con aggiornamenti quasi quotidiani, su nuovi particolari su corruzione. Attraverso questa riforma si cerca infatti di contrastare la corruzione, eliminando quegli spiragli che si vengono a creare nel disordine burocratico.

Addio caos burocratico. Torniamo alle parole del Ministro, che ha descritto l’attuale situazione in termini non certo lusinghieri. D’altra parte, l’attuale codice degli appalti (formato da ben 600 diversi articoli!) sembra davvero una giungla, un sistema che non si può definire altrimenti che farraginoso e disorganizzato, una vera e propria corsa ad ostacoli tra procedure lunghe, varianti improvvise e altre norme speciali che, alla fine, hanno generato confusione e, soprattutto, contenziosi e innalzamento dei costi, a tutto scapito dello sviluppo infrastrutturale del nostro Paese. Anche recenti casi di cronaca hanno messo il dito nella piaga, evidenziando come l’assenza di chiarezza produca spreco di miliardi di euro, progettazione assolutamente marginalizzata, un basso livello di concorrenza, il ricorso “sintomatico” a ribassi di gara, varianti d’opera, trattative private… Su tutto, spicca l’assenza di una sola e certa Autorità, a livello nazionale, che possa dare interpretazione delle norme legislative e assicurarne il rispetto. Per tutti gli aggiornamenti, si consiglia di leggere il portale specializzato Appaltitalia.it.

Lunga vita all’Anac. Ecco perché le novità che si stanno introducendo consentiranno innanzitutto di uscire dalla logica dell’emergenza e mettere fine alle varianti in corso d’opera, avendo come fari guida la trasparenza delle procedure e la qualità dei progetti. Ruolo fondamentale sarà assegnato al Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e soprattutto all’Anac (Agenzia Nazionale Anticorruzione), che gestiranno due banche dati per garantire il controllo su tutte le opere e le fasi, dal bando alla conclusione dei lavori. Proprio i nuovi poteri dell’Authority sono il perno del nuovo sistema: l’Agenzia (attualmente guidata dall’ex pm Raffaele Cantone) potrà intervenire non più soltanto su segnalazione di illecito, ma diventerà addirittura regolatore di mercato, grazie alla cosiddetta “soft law” e alla possibilità di interpretare le norme, vigilare sulla loro corretta applicazione, indire e promuovere bandi-tipo per rendere il mercato più trasparente e concorrenziale.

Gli altri capisaldi. Per assicurare trasparenza e semplificazione sono state studiate altri interventi, come la digitalizzazione completa delle procedure di gara e la costituzione di speciali albi riservati alle commissioni giudicatrici, ai responsabili dei lavori, ai direttori degli stessi e infine ai collaudatori (sempre tenuti dall’Anac). Inoltre, dovrebbero essere eliminate le varianti in corso d’opera, con l’introduzione di un sistema di premi per le imprese che rispettano tempi e costi di progetto e contratto.

Angelo Vargiu