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7 Settembre: digiuno e preghiera per la pace. Francesco al mondo: impegniamoci contro la violenza

7 Settembre: digiuno e preghiera per la pace. Francesco al mondo: impegniamoci contro la violenza

Oggi, sabato 7 settembre, come ci ha sollecitati a fare Papa Francesco, i cattolici, i cristiani, tutti coloro che professano credi diversi, e anche gli atei, dovrebbero digiunare e pregare per la pace, per un mondo dove almeno le guerre finiscano per non essere più fatte.

L’invito è chiaro: popolo del mondo fate qualcosa, la pace è un bene di tutti a prescindere dalle religioni. Basta!

Gli appelli per la pace ci sono stati rivolti sempre e da tutti i Papi che si sono succeduti. Come potrebbe essere altrimenti, ma anche guerre e lotte ci sono da sempre, e gli inviti sono andati inascoltati.

Perché ucciderci gli un gli altri, perché distruggerci? I soliti interessi di potere, economici, affaristici, per esercitare la propria superiorità. Oggi, grazie alle tecnologie e invenzioni sempre più sofisticate, riusciamo a farci ancora più male e a coinvolgere una quantità di esseri umani, e persino animali, sempre più grande. Per non parlare delle conseguenze sull’ambiente, che pagheremo, anche dopo la fine di una guerra, per anni.

La pace non deve essere invocata solo per la Siria, o l’area mediorientale.

Francesco e Benedetto in preghiera

Francesco e Benedetto in preghiera


Al momento nel mondo ci sono scontri in ogni continente: guerre civili, guerre separatiste, ribellioni, terrorismo, rivoluzioni, guerre tra stati, di liberazione nazionali, di “religione”.
Guerre vere che vanno avanti da anni, ma che non hanno la stessa attenzione da parte dei mezzi di comunicazione, se non saltuariamente. Come chiamare, ad esempio, lo scontro senza fine fra Palestina e Israele? Guerra non dichiarata?

Eppure questi “conflitti” hanno causato morti, bambini o adulti che fossero, mutilati, quelli rimasti disabili, orfani, vedove o vedovi e tutti coloro che hanno subito violenza di qualsiasi tipo, i morti per le carestie o malattie a causa della guerra. Sono milioni. E centinaia di migliaia i profughi, che non sempre trovano la pace.

In Africa, nel continente più grande del mondo, ci sono attualmente ben 11 “guerre”. I paesi del nord, con le loro “primavere” arabe, non hanno ancora smesso di avere disordini e morti. In Egitto, non solo gli scontri tra civili sostenitori di Morsi e oppositori. I militari sparano e uccidono. A loro volta sono uccisi dai terroristi del Sinai. Inoltre, c’è una grave tensione per il controllo dello sfruttamento dell’acqua del Nilo con l’Etiopia.

Guerriglieri in Africa

Guerriglieri in Africa


Dei diciotto focolai nel mondo causati da conflitti etnici, in Africa ce ne sono almeno sette presenti in Algeria, Angola, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, tra Etiopia, Eritrea e Somalia e,infine, nel Sudan.

Poi, soprattutto per interessi economici, legati al controllo di materie prime, ci sono quelli in Nigeria, nel Ciad, nella Repubblica Centro Africana, nel Mali che ha avuto addirittura l’intervento attivo della Francia.

In Sud America, il Messico vive una terribile guerra con morti e feriti grazie ai narcotrafficanti, così come la Colombia con gli scontri tra guerriglieri delle Farc e truppe governative. Il Perù con gli scontri tra l’esercito e Sendero Luminoso.

In Asia, la guerra in Pakistan e Afghanistan non è mai davvero finita. Nello Yemen ogni giorno i droni uccidono. E in Iraq non mancano mai le sue autobombe.

Scontri nel Kashmir

Scontri nel Kashmir


In India, nel Kashmir e non solo, ci si uccide quotidianamente. In Birmania-Myanmar gli scontri ormai vanno avanti ininterrottamente tra l’esercito governativo e l’esercito per l’indipendenza Kachin. Le Filippine, con i loro conflitti provocati dalla minoranza musulmana. Le tensioni Giappone e Cina.

In Europa, la Cecenia, che dopo otto anni di indipendenza viene rioccupata e da allora è in continuamente lotta. Agli immediati confini, lo stillicidio continuo tra Turchia e il Kurdisthan.

Sono davvero troppi i luoghi al mondo dove c’è una guerra e sicuramente ne dovremmo citare qualcun altro.

Recentemente, la preoccupazione maggiore sembra essere quella di scoprire e smascherare chi usa le armi chimiche, delitto contro l’umanità. Ma non si cerca di porre fine alla loro produzione!

Tra le più importanti aziende produttrici d’armi al mondo, 52 sono italiane. E l’Italia non si limita a produrre armi cosiddette ” leggere”, ma anche le famose mine anti-uomo e le famigerate armi chimiche. D’altro canto, quello delle armi è un mercato con un fatturato di più di 70 miliardi di dollari l’anno.

Maschere antigas I°Guerra Mondiale

Maschere antigas I°Guerra Mondiale


Nel 1899 fu indetta la prima conferenza dell’Aia. Fra le varie risoluzioni si vietava l’uso di proiettili che potevano rilasciare gas o altre sostanze tossiche. Nonostante la sua entrata in vigore nel 1900,l’Italia usò armi chimiche in Libia e in Eritrea.

Durante la prima guerra mondiale, nel 1915, i tedeschi e i francesi diffusero lungo le trincee degli avversari tonnellate di cloro che portarono alla morte di migliaia di persone. Anche gli inglesi non si facevano scrupoli nel loro utilizzo.

Del resto sia la Francia, sia la Gran Bretagna si servivano spesso di questi mezzi poco costosi per debellare rivolte nei paesi colonizzati in Africa o Medio Oriente. La Spagna li usò contro i Berberi in Marocco.

Durante la seconda guerra mondiale il Giappone usò le prime armi ” batteriologiche” contro la Cina, provocando epidemie di malattie come tifo e colera.

E gli Stati Uniti provarono a Salerno nel 1943, per la prima volta, il Napalm, usato in gran quantità durante la guerra col Vietnam.

Da allora le armi chimiche sono state migliorate, e raffinate. Sembra che in alcuni casi si giunga a dare ai gas anche aromi diversi. Molto diffuso nel conflitto Iran Iraq quello alla pesca.

Usate anche dalla Russia contro i ceceni, le armi di distruzione di massa vengono prodotte negli Stati Uniti e in Europa. Proprio in quei paesi che, poi, vogliono scoprire e denunciare chi le possiede.

Insomma, i mezzi per annientarci non mancano.

Il ventesimo secolo è stato definito il secolo delle guerre.
Questo che stiamo vivendo, potrebbe essere il secolo che segna l’inizio di una nuova era per l’umanità.

Bambino spaventato dal soldato

Bambino spaventato dal soldato


Un’era in cui impegnarsi a “combattere” la violenza con il comportamento. Senza guerre, con la politica buona, e la diplomazia vera. Rendendo questo principio parte fondamentale del convivere fra esseri umani.

Auguriamoci che questa volta, che a chiedercelo è un uomo che sembra esprimersi in modo diretto, semplice e conciso, il solito messaggio ignorato, abbia una risposta adeguata.

Lucilla Verticchio