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Tra flat tax, pensioni, debito pubblico e lotta all’evasione

Tra flat tax, pensioni, debito pubblico e lotta all’evasione

Dopo la clamorosa vittoria della Lega alle recenti elezioni Europee, Matteo Salvini accelera sull’introduzione della Flat Tax al 15% per le famiglie con entrate fino a 50 mila euro lordi. L’euforia della vittoria elettorale spinge la Lega a far approvare in Parlamento le sue scelte identitarie, decreto sicurezza bis, flat tax, autonomia regionale, Tav, non sempre condivise dal movimento Cinque Stelle.

Non essendoci progressività delle aliquote, naturalmente la tassa piatta favorirebbe le famiglie con un reddito più vicino ai 50 mila euro. Oltre questa soglia, invece, si pagherebbero le tasse con le vecchie aliquote progressive. Il risparmio per le famiglie, secondo calcoli dell’Università di Modena e de Lavoce. info, varia tra lo 0,7 e il 5% del reddito complessivo di una famiglia.

Spesso si omette di ricordare, però, che l’introduzione della Flat Tax, oltre alla riduzione delle aliquote, elimina pure le deduzioni familiari relative a spese mediche, ristrutturazioni, visite specialistiche.

Un ulteriore e fondamentale problema, però, riguarda l’ammontare complessivo del finanziamento dello Stato per la copertura a milioni di persone della Flat Tax calcolata orientativamente sui 30 miliardi di Euro.

Oltre al già alto debito pubblico, la Lega e il Movimento 5 stelle sono consapevoli delle eventuali maggiori spese dello Stato per sostenere la tassa piatta anche per le imprese; per “racimolare” il denaro per la copertura della tassa piatta unica concessa alla famiglie e alle imprese, il governo penta-stellato è ricorso più volte a diversi condoni e a rottamazioni continue chiamate poi con un termine più conciliante di “pace sociale”.

Ma i problemi per il Governo non finiscono con la disputa continua dei due contraenti il contratto.

E’ arrivata puntuale, infatti, la lettera di richiamo di Bruxelles con la richiesta di chiarimenti e di correzioni del debito pubblico italiano; “ L’Italia non ha fatto progressi sufficienti per ridurre il debito del 2018”, scrivono il Commissario francese Moscovici e il Vice Presidente Dombrovskis;

Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria nella risposta inviata a Bruxelles assicura la Commissione europea che “Il Parlamento ha invitato il governo a riformare l’imposta sul reddito delle persone fisiche nel rispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo nel periodo 2020-2022”.

Resta comunque la necessità dello Stato di reperire nuove entrate per compensare le maggiori spese del reddito di cittadinanza, quota 100 e Flat Tax.

Tra le misure in atto formulate nella legge di bilancio ci sono anche il parziale blocco delle perequazioni alle pensioni al di sopra dei 1500 euro lordi. Da un calcolo effettuato dalla Uil, e pubblicato dal Sole 24 ore, lo Stato risparmia 3,6 miliardi nel triennio e 17,3 miliardi nel decennio.

La misura adottata dal Governo Conte ha fatto scattare immediatamente le proteste dei pensionati; infatti nello stesso giorno che è scattato il blocco, i Sindacati Confederali hanno fatto una grande manifestazione di protesta a Roma San Giovanni, contestando al Presidente del Consiglio e al Governo la misura dei “pochi spiccioli” che mancheranno alle nuove pensioni per effetto del mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione. L’accusa formulata dai sindacati al Governo è il ricorso, ormai da anni, al “bancomat” dei 16 milioni di pensionati; “occorre aprire un tavolo di discussione con i sindacati”, ha affermato il Segretario della CGIL Maurizio Landini.

Certo, il momento è particolarmente difficile per il debito pubblico fuori controllo e per il continuo aumento dello Spread che nell’ultima settimana ha sfiorato i 300 punti.

Sarebbe giunto il momento, ormai, dopo tante promesse di tutti i governi precedenti, di cercare maggiori entrate per lo Stato, non solo “mettendo le mani in tasca degli ultimi”, come avvenne tanti anni fa con il Governo Amato, ma ricorrendo ad una serie e rigorosa lotta contro l’evasione fiscale ormai fuori controllo.

Solo in questa prospettiva di lotta all’evasione, magari condotta con il contributo di tutto il Parlamento, sarà possibile finalmente reperire le risorse economiche necessarie per le riforme e per garantire una migliore vita sociale agli “ultimi”.

Giuseppe Careri