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CONSIGLIO D’EUROPA: liberta’ di stampa minacciata – di Giuseppe Careri

CONSIGLIO D’EUROPA: liberta’ di stampa minacciata  – di Giuseppe Careri

Il Rapporto “Democrazia a rischio: minacce e attacchi contro la libertà dei media in Europa pubblicato nei giorni scorsi dal Consiglio d’Europa, ha evidenziato il deterioramento della libertà di stampa in tutti gli Stati del nostro Continente.

Lo studio, realizzato da 12 organizzazioni partner del Consiglio d’Europa, mette in risalto un preoccupante clima d’intimidazione e di violenza nei riguardi della stampa e dei giornalisti. L’anno scorso in Italia è stato registrato, secondo il Rapporto, il maggior numero di infrazioni fra tutti i paesi europei alla libertà di stampa. In Turchia, poi, centinaia di giornalisti sono rinchiusi nei carceri lager del regime di Erdogan.

Alle minacce di morte rivolte ai giornalisti di alcuni paesi Europei, si affiancano sempre più spesso gli ammonimenti e le minacce dei Governi in carica di ridurre, in alcuni casi dimezzare, il finanziamento pubblico all’editoria, con il rischio concreto di chiusura di giornali indispensabili per il diritto di informare e quello di essere informati.

In Italia gli attacchi e le minacce ai giornalisti provengono da varie fonti, dalla mafia, dalla criminalità organizzata, dal governo e dai partiti. Sono tanti i giornalisti sotto scorta minacciati dalla mafia e da organizzazioni criminali. Ricordiamo la vita da incubo di Paolo Borrometi, giornalista siciliano minacciato di morte dalla mafia colpevole di denunciare gli abusi nel territorio siciliano. E poi Federica Angeli, giornalista di Repubblica, madre di tre figli, costretta ad avere la scorta perché minacciata di morte dal Clan Spada di Ostia. Infine la storia di Saviano il giornalista scrittore minacciato più volte dalla mafia e dalla malavita organizzata. Oltre a subire minacce dalla camorra, Saviano ha subito anche Il tentativo del Ministro degli Interni Salvini di revocargli la scorta, fortunatamente fallito per l’ondata d’indignazione e di ribellione di tanti giornalisti e uomini di cultura. Senza dimenticare Sandro Ruotolo, giornalista esperto di Mafia del Tg3, minacciato ripetutamente dai clan mafiosi al quale si era ipotizzato anche per lui, la revoca della scorta poi fortunatamente ripristinata.

Ma i problemi non sono solo le minacce violente delle organizzazioni malavitose; a queste si aggiungono spesso, troppo spesso, critiche di insofferenza del governo Giallo-Verde nei riguardi di giornalisti e testate colpevoli solo di raccontare la politica. Sono infatti recenti gli attacchi indiscriminati ai giornalisti italiani definiti dai vertici dei Cinque Stelle, Di Maio e Battista, pennivendoli e puttane per aver raccontato senza censura il processo al Sindaco di Roma Virginia Raggi. Ma il “vezzo” di criticare e attaccare la stampa non è solo di questo governo. In passato anche autorevoli Presidenti del Consiglio mostravano “fastidio” e insofferenza, a volte disprezzo, nei riguardi della stampa italiana. Massimo D’Alema, all’epoca Presidente del Consiglio ed ex direttore dell’Unità, in un momento fuori controllo sentenziò: “I giornali meglio lasciarli in Edicola”. Fece poi anche di più: querelò Forattini per una vignetta satirica e chiese un risarcimento miliardario. Ma l’abitudine, il fastidio e la rabbia verso i giornalisti, è a tutto campo. Berlusconi è l’artefice dell’editto bulgaro contro Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazi.

Si aggiunga infine Umberto Bossi con il suo celodurismo; disse dei giornalisti: “bisognerebbe dare loro quattro legnate” con l’aggiunta di frasi scurrili nei loro confronti.

Ecco, il Report del Consiglio d’Europa invita in definitiva tutti i cittadini a vigilare per mantenere la libertà di stampa come indicato peraltro anche dalla Costituzione Italiana. In un paese democratico, infatti, la libertà di stampa è il baluardo necessario e indispensabile per fare “il cane da guardia” al potere che, come si è visto, riguarda tutti i governi che negli anni si alternano alla guida del paese Italia.

Certo, ci sono anche i “cagnolini da salotto”, quei giornalisti bravissimi capaci di saltare spesso sul carro dei vincitori come è accaduto anche in occasione del governo Giallo-Verde. Ma anche questo aspetto folcloristico dei “saltatori da salotto” è fisiologico in una democrazia parlamentare come quella italiana. L’importante è individuarli per tempo!

Giuseppe Careri