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Roma: ” l’ urletto di dolore”

Roma: ” l’ urletto di dolore”

“Roma è una città ferma, stanca, moscia, priva di qualsiasi idea di futuro”.

C’è voluto “L’urletto di dolore” del famoso regista e premio Oscar de la Grande Bellezza, Paolo Sorrentino, per far conoscere ai romani, alla Sindaca di Roma Raggi, ai suoi assessori e ai vertici dell’Ama, il degrado del bellissimo e antico quartiere Esquilino, una zona di Roma, vicino alla Stazione Termini, i cui abitanti sono costretti a vivere tra i rifiuti, le buche eterne, il traffico impazzito, la burocrazia, il mal governo che, è bene sottolinearlo ancora una volta, viene quasi sempre da lontano, molto lontano, almeno dagli ultimi 30 anni in cui hanno governato amministrazioni di sinistra, di centro e di destra.

In passato non sono bastati le grida di dolore dei cittadini sui mali endemici di Roma, delle denunce dei quotidiani e delle televisioni, pubblica e private, per “stanare” e convincere gli amministratori comunali a scendere in piazza per rendersi finalmente conto dello stato di disagio, di degrado, di malcostume, in cui versa la capitale d’Italia.

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Si sono perduti giorni, mesi e anni, con le varie amministrazioni capitoline impegnate prevalentemente a lottare solo per conquistare un posto di assessore o di presidente di qualche ente, come se l’occupazione sistematica delle poltrone e i loro stipendi supervalutati fossero l’unico l’argomento da trattare, anziché occuparsi dei problemi della città.

Il quartiere Esquilino, come ha denunciato il regista  e Premio Oscar, è uno dei tanti quartieri della capitale lasciata in mano agli speculatori, allo spaccio di droga e alla mancanza assoluta del rispetto delle regole. Sotto i portici di piazza Vittorio dove  un tempo facevano bella mostra di sé negozi eleganti, ricchi, luminosi, oggi si sono trasformati in una zona centrale che assomiglia ormai a un’antica città orientale, una China Town, con i negozi acquistati dai nuovi imprenditori e negozianti venuti dalla Cina, dal Bangladesh, dall’India.

“Piazza Vittorio, dice Sorrentino in una intervista al Messaggero, è una delle piazze più belle d’Italia, ma manca tutto. C’è un problema a monte, quelli che stanno adesso al governo della città che dicono di essere tanto bravi, anche se per me non lo sono, non si stanno ancora muovendo”.

“Ho letto con molto interesse l’intervista di Sorrentino, risponde la Sindaca di Roma Raggi, lo chiamerò per ascoltarlo. Il suo linguaggio non è differente dal nostro”.

Sarà! Ma da anni, ormai, continua in questa zona antica di Piazza Vittorio, ricca ancora di resti romani, l’emergenza rifiuti. E’ notizia di oggi che riguarda comitati di quartiere, di sceriffi moderni, che in alcune zone della capitale presidiano i cassonetti dei rifiuti per impedire che cittadini maleducati li abbandonino per la strada. Siamo ormai al film Western. Ed è storia di ogni giorno assistere a Roma a migliaia di pendolari e cittadini in attesa di un trenino, un autobus, inferociti per i continui ritardi, i guasti ricorrenti della metro, e l’occupazione sistematica dei pullman turistici in piazze storiche, a Piazza San Pietro, al Colle Oppio a ridosso della Domus aurea. Un contrasto incredibile tra il mondo antico e il degrado moderno, tra la bellezza dei suoi monumenti unici al mondo, e la profanazione della città eterna cantata da scrittori e romanzieri. Nei suoi continui viaggi in Italia e a Roma, il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe scrisse tra il 1813 e il 1817:

“Roma è la capitale del mondo! Io conto di essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma. Le sue bellezze mi hanno sollevato poco a poco fino  alla loro altezza. 

Certo, le amministrazioni comunali di Roma, quella attuale e quelle passate, hanno le loro responsabilità di non aver mai saputo, o voluto, affrontare i numerosi problemi che affliggono e penalizzano la nostra città. Ma non sono certamente i soli responsabili di una situazione che precipiterà ancora di più nell’anarchia e affonderà nel marasma del traffico, del degrado e dei rifiuti se non affronteranno i problemi della città in tempi rapidi.

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I cittadini, tutti noi, anche noi, siamo responsabili di questa paradossale situazione. Basta andare in giro per i quartieri, le periferie, i centri storici, per vedere automobili in doppia e tripla fila, rifiuti maleodoranti fuori dai cassonetti, persone che saltano il tornello per non pagare il biglietto della metro, ragazzi che non cedono il posto sull’autobus agli anziani o alle donne in stato interessante; attraversare la strada sulle strisce è diventata ormai un’impresa pericolosa, soprattutto per gli anziani, i disabili e i bambini.

Paolo Sorrentino quando si affaccia dalla finestra di casa che dà su Piazza Vittorio fatica ormai a trovare angoli nascosti presenti solo nelle magnifiche albe della sua Grande Bellezza.

E pensare che a distanza di qualche centinaio di metri, nascosto nello splendido quartiere Monti, c’è la bellissima Basilica del 400 di San Pietro in Vincoli in cui è custodita la tomba di Giulio II e dove si può ammirare la bellissima statua del Mosè che Michelangelo Buonarroti ha impiegato ben dieci anni a scolpire.

E a pochi passi dalla Basilica di San Pietro in Vincoli, ci si può immergere nell’antica Roma degli imperatori dell’Urbe con la vista improvvisa del maestoso Colosseo e la dimora imperiale della Domus aurea, la casa d’oro che prese questo nome grazie ai rivestimenti in oro colato e al soffitto abbellito con pietre preziose e lamine d’avorio.

O, ancora, sempre nel quartiere Esquilino, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme che anticamente faceva parte del percorso delle Sette Chiese che i pellegrini anticamente visitavano a piedi.

La grande Bellezza che parolieri e cantautori da sempre hanno “abbracciato” con le loro melodie e le parole cantate da Antonello Venditti e da tanti altri:

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Quanto sei bella Roma quand’e’ er tramonto
quando l’arancio rosseggia
ancora sui sette colli
e le finestre so’ tanti occhi,
che te sembrano dì: quanto sei bella.

Paolo Sorrentino ha gettato il sasso nello stagno con il suo “Urletto di dolore”. In passato lo storico latino Tito Livio,  autore di una storia di  Romadalla fondazione, la considerava: città fortunata, invincibile ed  eterna.

Ma per rendere davvero eterna ed invincibile  Roma, la Capitale d’Italia, occorrono ormai interventi strutturali dell’amministrazione comunale, presente e future, per salvarla definitivamente dal degrado, dalla corruzione e dal malgoverno, così da restituirgli la Grande Bellezza che merita per la sua arte e la sua magnifica storia antica; ma soprattutto per sfatare un’antica tradizione popolare e denigratoria del potere dei pochi, che da tantissimi anni fa dire a tutti i romani:

“Piove, governo ladro”!

Giuseppe Careri