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Roma Capitale è ballottaggio: Marino e Alemanno in corsa ma il 50 per cento dei romani non ci crede

Roma Capitale è ballottaggio:  Marino e Alemanno in corsa   ma il 50 per cento dei romani non ci crede

Certo, a vedere i dati, sembra tutto chiaro: al ballottaggio per la poltrona di Sindaco di Roma, andranno Ignazio Marino e l’uscente Gianni Alemanno. Fin qui ci sarebbe da dire che è un risultato abbastanza scontato.
I due sono già ripartiti per acchiappare più voti possibili. Fino a quando si tornerà alle urne tra quindici giorni. Allora, la scheda “lenzuolo”, quella dei 19 candidati Sindaco e delle 46 liste, per cui è stato necessario approntarne una lunga 1 metro e 17 centimetri, si ridurrà a contenere solo due simboli.

Quello del Pd, che con Marino ha superato il 42 per cento e quello del Pdl di Alemanno, in grado di ripartire dal 30 per cento. Una bella differenza che il sindaco uscente del centro destra cerca di esorcizzare: con il ballottaggio – lui sostiene – cambiano completamente il corpo elettorale e i parametri di riferimento. In fondo, starà pensando, cinque anni or sono riuscito a sovvertire il primo voto che mi aveva visto soccombente contro Rutelli. Marino preferisce, invece, andare direttamente al sodo e strizzare l’occhio verso chi può portargli i voti ancora mancanti: “Marchini – dice subito – ha fatto una bella campagna elettorale”, per poi aggiungere: “i “grillini” avanzano proposte che io condivido”.

ball1 gnazio-marino-al-voto-a-romaSi rivolge, insomma, agli elettori che hanno assicurato quel poco più del 9 per cento racimolato, soprattutto in zona “centro-moderata”, da Marchini e ai votanti il Movimento Cinque stelle fermi attorno al 14 per cento.
I grillini! Questi restano, sì, la terza forza di Roma, ma appaiono più un esercito in rotta che le falangi inarrestabili in grado, poco più di tre mesi fa, di raggiungere percentuali da capogiro. Toccarono addirittura il 27 per cento nelle votazioni per la Camera. Grillo poté sostenere, dicendo il vero, che il suo era diventato il primo partito della Capitale. E oggi? E’ stata tutta un’altra musica.

Eppure, un primo partito vero, a Roma, ha finito per fare il pieno. Se avesse potuto indicare un candidato sindaco in carne ed ossa avrebbe potuto persino provare ad eleggerlo al primo turno. E’ quello dell’astensione. Ha quasi raggiunto il 50 per cento. Diciamo la verità: nessuno pensava che la situazione si rivelasse per quello che davvero é. Roma è proprio in rotta con la politica.

Soprattutto, non lo pensavano i capi dei partiti tradizionali che continuano a gridare contro la cosiddetta “antipolitica” e non si rendono conto che, tra poco, loro saranno considerati “antipolitica”,visto che rischiano di non essere più votati da nessuno. bal2 gianni-alemannoSe la “politica” vecchia e tradizionale piange non è che la “nuova” rida. I “grillini” sono smarriti e sono costretti a chiedersi se il più che deludente risultato romano, e nazionale, non stia a bollare loro come un movimento di “non politica” più che di “antipolitica”.

Noi italiani siamo terribili. Appena capiamo che uno non vince o che “è bello ma nun abballa”, come si dice a Roma, viene abbandonato immediatamente al proprio destino. “Sed lex dura lex”, saremmo tentati di dire. Ma lo ha fatto prima di noi l’elettorato italiano che ha, un po’ dappertutto, afflosciato il grande impeto pro grillini.
Grillo, di sicuro, ci rifletterà sopra, visto che, alla fine della fiera, a Roma, il movimento Cinque Stelle ha perduto più del 13 per cento in solo tre mesi.

Torniamo ai due che si scontreranno al ballottaggio. Alemanno spera nello stellone. Soprattutto sulla ripresa di Berlusconi che, però, a Roma non sembra recuperare come in altre parti. Marino conta sui soccorsi che possono arrivare da tutti coloro che vogliono cambiare sindaco. L’ex chirurgo ha confermato quasi tutti i voti serviti a portare Zingaretti alla Regione. Eppure lui, Ignazio Marino, è arrivato alle urne con un Pd romano profondamente spaccato alle sue spalle.

Entrambi i contendenti devono solo sperare di attingere all’esercito del non votanti. Non è però sicuro che ce la facciano. Chi non ha votato al primo turno difficilmente si farà intenerire dalle richieste delle ultime ore in una città che sembra aver smarrito il senso dell’orientamento.

Giancarlo Infante