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Claudio Palomba, Presidente Si.N.Pre.F. il sindacato dei funzionari prefettizi: “Necessario profondo riordino dell’Interno”

Claudio Palomba, Presidente Si.N.Pre.F.  il sindacato dei funzionari prefettizi:  “Necessario profondo riordino dell’Interno”

“E’ una macchina elefantiaca, che deresponsabilizza e prevede dei passaggi troppo lunghi”. Claudio Palomba è il Presidente del Sindacato Nazionale dei Funzionari Prefettizzi ed è il Prefetto di Rimini. Rappresenta Prefetti e quei funzionari pubblici che, da sempre, “significano” lo Stato nelle sue articolazioni più importanti, sia a livello centrale, sia periferico. L’ossatura vera dello Stato!

Nei giorni scorsi a seguito della vicenda Kazaka, il Ministro Angelino Alfano si è visto chiedere con insistenza le dimissioni. La tregua è tornata solo con il voto di fiducia del Senato cui, però, è seguita una nuova presa di distanza da parte della Ministro degli Esteri, Emma Bonino, cui continuano a non tornare i comportamenti che la struttura statale ha tenuto nel gestire una vicenda francamente inspiegabile.

La nostra conversazione con il Prefetto Palomba, Prefetto di Rimini dall’Aprile 2012 e con alle spalle, in precedenza, una lunghissima esperienza all’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Interno, parte dai dati di fatto di questi giorni. Anche a suo avviso devono ancora essere approfonditi.

Non per entrare nel merito di responsabilità personali e collettive, bensì per avviare una riflessione più generale sulla necessità di prefigurare un’articolazione diversa dello Stato in modo da garantire più efficienza, più sicurezza ai cittadini.

alfano berlsuconi Da buon servitore dello Stato, e da rappresentante dei suoi colleghi, ovviamente, egli punta alla riorganizzazione di una struttura pubblica che abbia al proprio centro, come punto di riferimento e di garanzia, la competenza e la professionalità. Noi di RomaSettimanale.it proviamo a stuzzicarlo sul fatto che le voci di questi giorni danno per certo che alcuni responsabili del “pasticcio kazako” rischiamo di vederceli promossi. Magari, in prefetture importanti.

Lui preferisce, però, sottolineare il fatto che nello Stato i funzionari crescono, ma in maniera diversa, a seconda delle competenze maturate nel corso del loro percorso. Non sono tutti uguali!

“Sviluppiamo diverse professionalità e diverse esperienze. Precedentemente molti dirigenti superiori della Polizia (Questori) sono stati inquadrati prefetti perché non c’era uno sbocco. Col tempo con l’istituzione della dirigenza generale la situazione andava rivista. Non è sempre utile che chi ha svolto tutta la vita una funzione diversa possa trovarsi catapultato in una Prefettura dove il suo lavoro é “culturalmente”diverso da quello che ha svolto per decine di anni. Io lo vedo anche a Rimini che d’estate supera i due milioni di abitanti.

manifestazione riminiNon si può gestire questa realtà in termini solo di esperienza di polizia, per quanto importante e necessaria, sia anche questa fondamentale competenza. Nei periodi di crisi, come quella che stiamo vivendo, il Prefetto deve esplicare, fino in fondo, delle professionalità che sono complesse, varie ed articolate ma soprattutto differenti. Quelle per le quali siamo preparati per decenni”.

Ma queste cose come sono capite ai vertici politici del Ministero?

“Il Ministro, tutti i ministri che si sono succeduti all’Interno, sanno che ciascun mestiere ha e richiede le proprie specifiche competenze. Che i ruoli sono diversi. Noi continueremo ad insistere su questo punto. Lo abbiamo già rappresentato in passato e torneremo a farlo. Che senso ha mandare in una Prefettura come Sondrio o Isernia dei Prefetti che provengono dai ruoli della Polizia di Stato? Sulla questione torneremo a partire dall’incontro organizzato dal Ministro con tutti i sindacati il prossimo 29 Luglio. Spero che non giungano delle sorprese in precedenza…”.

Cosa direte al Ministro, in particolare?

alfano letta“Con i Sindacati di Polizia e dei Vigili del Fuoco abbiamo già chiesto al Ministro che si vada ad un immediato e profondo riordino di tutte le strutture periferiche del Ministero dell’Interno(Prefetture, Questure e Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco) che si orienti in maniera totalmente diversa al decreto che era stato predisposto dal precedente Governo e che ha visto la bocciatura delle Commissioni competenti di Camera e Senato”.

Ma come?, la signora Cancellieri veniva dai ranghi vostri?…

cancellieri1“Si, ma si è voluto seguire una politica di tagli per i tagli. Necessari, ineludibili, per carità, ma si è anche fatta una grande confusione tra il taglio dell’Ente “politico” della Provincia con quello delle strutture dello Stato, Prefetture e Questure, che il cittadino ha bisogno di sentire in prossimità sul territorio. Non è possibile, scusi se torno sull’esempio di Rimini che, però, conosco a menadito, affrontare la questione in termini ragioneristici quando vedo che cosa questa realtà rappresenta sotto il profilo di ordine pubblico, disagio sociale, problemi di sviluppo economico, infrastrutture, funzionamento degli organi territoriali, e così via. Pensiamo di risolvere il tutto declassando Prefetture a semplici presidi o Questure a semplici commissariati? Quindi, noi chiediamo la ricerca di un ragionevole punto d’incontro tra le diverse esigenze: quelle di spesa, quelle degli ambiti geografici, ma anche quelle della sicurezza e dell’operatività sociale che hanno bisogno di un proprio ambito autonomo, o circoscrizione differente all’entità “politica” Provincia. Non è stato colto, insomma, che si deve per prima cosa pensare al territorio, alla gente fatta di carne ed ossa, ai tanti cittadini che chiedono, insieme, sì risparmio, ma anche più presenza vera dello Stato. Ci sono mille modi di risparmiare ed evitare gli sprechi che anche noi denunciamo. Ma non dobbiamo mai dimenticare che il nostro punto di riferimento deve essere il cittadino. E non è che gli andiamo incontro riducendo quasi a zero la presenza sul territorio. Anche su questo forniremo elementi al Ministro Alfano”.

Quali sono a suo avviso le problematiche emerse con il caso “kazako”, al di là delle responsabilità personali?

1373648861285kazaka“Guardi, le strutture ministeriali vanno riviste. Sono mega galattiche. Tendono a deresponsabilizzare. Troppo alto il numero delle persone. Soprattutto, troppi i livelli di responsabilità. Il che, poi, significa, nessuna responsabilità. Eccessiva la confusione tra apparato gestionale e livello politico. E’ auspicabile che tutti i Dipartimenti si rapportino per le questioni di maggiore rilevanza che si rapportino al gabinetto del Ministro. Non perché non debba esserci un rapporto diretto con il vertice politico, ci mancherebbe altro, bensì perché essendo il Capo di Gabinetto del Ministero il primo uomo di fiducia del Ministro è ovvio che il Capo della Polizia o gli altri Capi Dipartimento un rapporto lo devono instaurare con il Gabinetto che, non dimentichiamolo, costituisce ed esercita il ruolo per eccellenza del “filtro” necessario tra il vertice politico e i diversi dipartimenti del Ministero”.

Questa vicenda non sembra ancora finita …

“Sta, in effetti, assumendo aspetti sempre più paradossali. Ho ascoltato il Ministro degli Esteri. Forse era più opportuno che l’inchiesta, coinvolgendo più Amministrazioni e gli apparati di sicurezza, venisse gestita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Mi sono chiesto e mi chiedo se basti che il responsabile dei Servizi segreti vada dinanzi al Copasir a dire che loro non ne sapevano niente. I nostri Servizi possono limitarsi a dire che non li ha informati nessuno? Abbiamo una signora kazaka, con famiglia, a Roma da tempo. E’ moglie di un rifugiato politico. E’ rifugiata politica anche lei. Il marito, in realtà, non si potrebbe muovere al di fuori del Regno Unito. Ma lui va e viene da noi per incontrare la famiglia … Riconosciamo che c’è stata una disfunzione a livello organizzativo”?

Ognuno sembra aver operato, pirandellianamente, a soggetto

abbbbbbbbbbbbiiiiiiii“E’stato un mix di diverse cose. Come sta emergendo non c’è stato un adeguato scambio informativo tra le amministrazioni coinvolte. Stando alle dichiarazioni contenute nella relazione del Capo della Polizia, nell’ambito dell’amministrazione dell’Interno c’è stato un deficit di informazione. Per quanto riguarda il Ministero dell’Interno, questi problemi potrebbero trovare una adeguata soluzione all’interno della conferenza dei responsabili dei dipartimenti cui partecipa il Ministro. Quella è una sede in cui può essere colta l’occasione per ripensare tutto. Poiché le Amministrazioni si reggono sugli uomini, occorre fare la scelta migliore degli uomini, in una parola meritocrazia sganciata da qualsiasi interferenza politica. Le scelte apicali non possono essere scelte politiche o partitiche perché a forza di andare avanti così stiamo distruggendo l’articolazione dello Stato. Riconosciamolo: oggi il merito vale molto meno del 50 per cento. Siccome il nostro interesse è tutelare l’istituzione delle Prefetture, della Polizia di Stato e delle forze dell’ordine ma ancora di più la sicurezza dei cittadini, mettiamo in campo ogni mezzo per rivedere compiutamente l’organizzazione del Ministero dell’Interno, tanto sul territorio che al centro. Questo chiederemo con forza al Ministro Alfano sperando di trovare un interlocutore attento ai prevalenti interessi della sicurezza e dei disagi sociali rispetto a valutazioni meramente ragioneristiche. La sicurezza dei cittadini non è un costo”.

Intervista di Giancarlo Infante