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Obesità: non parlare direttamente di peso Attenzione alla componente psicologica dell’adolescente

Obesità: non parlare direttamente di peso  Attenzione alla componente psicologica dell’adolescente

L’obesità infantile continua ad affliggere gli Stati Uniti, in primo luogo, ma tutto il mondo occidentale, in generale. Si tratta di un grave fenomeno ulteriormente estesosi soprattutto da quando le grandi società alimentari sono riuscite ad imporre sempre più la commercializzazione di loro prodotti non salutari per i bambini.

Non tutti i pareri del mondo scientifico sono concordi nell’individuare le forme migliori per contrastare quella che appare come una vera e propria piaga sociale. Molti insistono sull’importanza del fatto che siano, per primi, i genitori ad affrontare nel modo migliore la questione con i figli obesi. In primo luogo, evitando di parlare di questioni di peso e portando invece il discorso sui problemi più generali della nutrizione. Non sottovalutare, insomma, la componente psicologica.

I ricercatori dell’Università del Minnesota hanno esaminato tutti i dati provenienti da diverse indagini sui comportamenti alimentari degli adolescenti americani, in connessione con i loro ambienti familiari. Hanno scoperto, così, che i bambini sono più propensi a mettersi a dieta se i loro genitori evitano di parlare esplicitamente e direttamente del loro peso e delle condizioni del loro corpo.
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Comportamenti alimentari disordinati, quali il digiuno, il vomitare, il prendere lassativi e pillole dimagranti sono stati confermati come ricorrenti nel campione dei ragazzi preso in esame. Circa il 64 per cento dei ragazzi in sovrappeso, le cui madri hanno fatto sentire loro molto la questione del peso, non si sono impegnati seriamente in una dieta ed hanno continuato a mangiare in maniera disordinata. Una proporzione molto più alta, rispetto al 40 per cento dei ragazzi le cui madri hanno affrontato l’argomento sotto un altri punti di vista, magari, parlando in generale del mangiare consapevole e sano.

Questo più accordo modo di agire è consigliato, comunque, anche per i bambini non in sovrappeso. Lo studio é infine servito a scoprire che anche avere un solo genitore problemi del corpo ed alimentari del bambino interessato. Ciò vale a maggior ragione nel periodo dell’adolescenza visto che la maggior parte dei disturbi alimentari compaiono in questa fase della vita ed hanno, dunque, un collegamento diretto con il problema del rapporto con l’autorità genitoriale.

Secondo statistiche oramai largamente condivise in tutto il mondo, il 95 per cento degli americani con disturbi del comportamento alimentare sono compresi nella fascia d’età tra i 12 e i 25 anni, ed il 86 per cento di questi riferiscono che il loro rapporto insano con il cibo ha avuto iniziato prima di aver compiuto i 20 di età.
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Nel frattempo, sembra oramai dimostrato che le campagne anti-obesità, tendenti ad enfatizzare i problemi della dimensione del corpo degli interessati, rischiano di avere un effetto opposto perché finiscono per mettere in difficoltà i soggetti interessati, facendoli vergognare maggiormente per il fatto di essere in sovrappeso e, così non aiutano i bambini a perdere peso.

John De Giorgi