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Nuova “bomba” del “The Guardian” sullo spionaggio internazionale. Gli Usa passano i dati ad Israele

Nuova “bomba” del “The Guardian” sullo spionaggio internazionale. Gli Usa passano i dati ad Israele

I dati registrati di mail, conversazioni telefoniche e chat su Internet sono stati passati ad Israele senza neppure essere selezionati e i servizi di Tel Aviv possono conservarli per un anno. Questa notizia costituisce un’altra delle tante “bombe” fatte esplodere dal “The Guardian” di Londra in merito al sistema di spionaggio mondiale organizzato dalla “National Security Agency” statunitense e rivelato dall’ex collaboratore della Cia Edward Snowden.

C’è un vero e proprio accordo scritto tra l’Agenzia dei servizi Usa e l’intelligence israeliana al riguardo. La cosa sta già suscitando un putiferio nella pubblica opinione statunitense visto che il passaggio di dati riguarderebbe anche materiale relativo ai cittadini americani.

L’accordo, infatti, scrive il quotidiano britannico, non pone limiti legalmente vincolanti per l’utilizzo della documentazione da parte degli israeliani.

La notizia sembrerebbe così smentire le recenti rassicurazioni fornite dall’amministrazione Obama sul fatto che i dati raccolti siano trattati con garanzie rigorose per la tutelare della privacy dei cittadini americani. Il termine che definisce questo processo di ripulitura è chiamato di “minimizzazione”, ma il memorandum di cui è entrato in possesso il giornale londinese chiarisce, invece, che le informazioni condivise con gli israeliani sarebbe consegnate nel loro stato originale.
nsa
L’accordo con Tel Aviv, dice “The Guardian”, è stato raggiunto nel marzo 2009. E’composto da cinque pagine. Stabilisce le regole di base per la condivisione delle informazioni che, in realtà, sembra ridursi solamente ad un mero passaggio di dati e carte.

Il memorandum, comunque, parte dal presupposto che l’accordo tra Stati Uniti e l’agenzia di intelligence israeliana sia finalizzato alla “protezione delle persone degli Stati Uniti”. Sarebbe davvero strano se non fosse così! Sottolinea, inoltre, ripetutamente i diritti costituzionali alla privacy degli americani ed il vincolo per i servizi segreti israeliani a rispettare tali diritti.

“Thel Guardian” ha ricevuto dalla NSA una dichiarazione con cui si nega il fatto che i dati personali di cittadini americani facciano parte di quelli condivisi con gli israeliani e si insiste sulla conferma che l’agenzia ha rispettato tutte le norme che regolano la loro privacy.

Una regola molto più severa è stata fissata per le comunicazioni del Governo degli Stati Uniti. Gli israeliani sono tenuti a “distruggere ” ogni comunicazione riguardante un funzionario pubblico degli Stati Uniti. Tali comunicazioni, incluse quelle di “funzionari del ramo esecutivo, tra cui la Casa Bianca, i dipartimenti di gabinetto, e agenzie indipendenti, la Camera dei Rappresentanti e del Senato ed il sistema delle corti federali degli Stati Uniti, incluso la Corte Suprema”.

I giornalisti britannici che hanno esaminato l’accordo, così, sostengono che non è chiaro se le comunicazioni che coinvolgono membri del Congresso degli Stati Uniti o dei tribunali federali siano stati inclusi nei dati forniti agli israeliani e non é chiaro come e perché la NSA possa essere entrata in possesso di tali comunicazioni.

La NSA, ricorda infatti “The Guardian”, è tenuta per legge ad occuparsi solamente dei cittadini non statunitensi, ma può raccogliere dati su un cittadino americano quando le sue comunicazioni si inseriscono in un’indagine su uno straniero. Per cittadino statunitense s’intendono tutti i residenti permanenti e chiunque si trovi sul suolo americano, al momento dell’intercettazione, se non è stato possibile accertare che si tratti effettivamente di persona con passaporto usa.

John Balcony