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Napolitano “vigilerà” perché i partiti concludano qualcosa e si occupino del Paese

Napolitano “vigilerà” perché i partiti  concludano qualcosa e si occupino del Paese

“Vigilerò perché non si scivoli di nuovo verso opposte forzature e rigidità e verso l’inconcludenza, né per quel che riguarda scelte urgenti e vitali di politica economica e sociale, né per quel che riguarda la legge elettorale e riforme istituzionali più che mai necessarie”.

Il messaggio indirizzato dal Presidente Giorgio Napolitano, in occasione della festa del 2 Giugno, potrebbe apparire, a fronte del linguaggio degli italiani oggi corrente, retorico. E’, invece, chiaro e diretto:  cari partiti datevi da fare perché non è più possibile continuare a favorire lo scollamento tra la società civile, le istituzioni e le forze politiche. In particolare, in un momento in cui è così acuta la crisi economica e sociale. E datevi da fare su tutto!

Rivolto agli italiani, Giorgio Napolitano, si è preoccupato di recuperare almeno la sua di vicinanza con coloro che egli deve  rappresentare unitariamente, in Patria ed all’estero.  “Occorre- ha detto loro- recuperare fiducia nella politica e nelle istituzioni, dando risposte concrete soprattutto ai molti tra voi che vivono momenti duri e penosi e sono in allarme per il presente e per il futuro. Ad essi mi sento e resterò vicino”.

moro6 20130509_napolitanoUn intervento che qualche decennio fa avrebbe fatto sicuramente scatenare delle polemiche sul ruolo che lui, Capo dello Stato, può essere autorizzato ad assumere all’interno dei delicati equilibri previsti dalla nostra Carta Costituzionale tra i diversi poteri dello Stato. In particolare, suona molto forte quel verbo “vigilerò” . Termine severo  ed ammonitore.

Il Presidente Napolitano è molto amato dagli italiani perché tutti apprezzano il modo con cui ha “ vigilato” finora. In particolare, su come ha saputo sviluppare una capacità di “convincimento” su questioni che erano, sono e saranno, fino a quando resterà in vigore la nostra attuale Carta Costituzionale, di competenza esclusiva delle forze politiche presenti in Parlamento.

L’unico modo in cui il Presidente della Repubblica può “vigilare” su eventuali inadempienze dei parlamentari e dei partiti è quello di rimandare alle Camere leggi che, a suo avviso, non sono coerenti con lo spirito e con la sostanza della Carta Costituzionale e/o non prevedono l’adeguata copertura finanziaria dei provvedimenti adottati. Può anche indirizzare messaggi ufficiali alle Camere. Basta!

In un altro contesto, e in un’altra stagione storica, probabilmente, sarebbe stato lo stesso Giorgio Napolitano, per tutta la vita rigoroso uomo di partito ed uomo di parlamento, a storcere la bocca, se non persino a sollevare dubbi, su di simile napolit2 310_4994intervento presidenziale sull’attività, o sulla inattività, delle forze politiche e del Parlamento.

Eppure, le parole del Presidente della Repubblica oggi possono essere apprezzate. Anche da colui, come chi scrive, che è convinto della necessità di tornare il più velocemente possibile, ed il più coerentemente possibile, ad applicare integralmente la Carta Costituzionale da parte di tutti.

Il primo punto dovrebbe essere il sopra citato pilastro del rispetto del ruolo e della funzione dei diversi poteri dello Stato. A patto che tutti facciano il proprio dovere

Già, ma questi diversi poteri dello Stato sono davvero tutti  nella condizione di svolgere la loro funzione così come previsto o costituiscono solo un simulacro di quanto pensato dai padri costituenti?

Viene alla mente quanto ricorda nel suo recentissimo “Parla il Capo dello Stato”, della Gangemi Editore,  Tito Lucrezio Rizzo che al Quirinale svolge una funzione importante, lavorandovi sin dai tempi del Presidente Pertini.

Quando tra il “Paese reale” e quello “legale” si determina una frattura, e in Italia questa frattura è profonda e dura da anni, è chiaro – questa è la considerazione di Rizzo – che il  Capo dello Stato si trova a  dover svolgere rizzo IMG_9207una delicata funzione di “ricucitura sartoriale” anche per evitare che la delusione della politica possa “ involversi nel qualunquismo anti-politico o, addirittura, in opzioni eversive dell’ordine costituzionale”.

In questo senso, dunque,  l’intervento di Giorgio Napolitano dovrebbe, persino, essere apprezzato per la sua funzione “ sussidiaria” dai migliori politici e da quei cittadini che intendono battersi fino in fondo perché emerga e trionfi quanto di meglio e di positivo c’è in questo Paese.

Quasi in contemporanea alla diffusione del messaggio del Presidente Napolitano, il primo Ministro Enrico Letta ha detto che, siccome “la settimana dell’elezione dell’ultimo Capo dello Stato è stata drammatica, non potremo quindi più eleggere il presidente della Repubblica con quella modalità”.

La polemica di Letta, in realtà, è diretta verso i comportamenti di molti politici di oggi che finiscono per farsi condizionare dai “social network” e “questo influenza il comportamento di chi è nelle riunioni di partito che devono decidere sui vari temi”. La precisazione era d’obbligo, altrimenti si poteva pensare che il problema attuale dell’Italia fosse rappresentato dalla figura e dal metodo di elezione del Capo dello Stato. Cosa che non è e che, evidentemente, non pensa Enrico Letta.

Lui sa benissimo , meglio di tutti, che prima di arrivare a pensare ai problemi del Quirinale, sarebbe opportuno occuparsi dei palazzi  sotto il colle più alto di Roma e cioè la zona di Montecitorio e di Palazzo Chigi. Il Capo dello Stato, infatti, può vigilare, rischiando di apparire come se andasse al di là dei suoi limiti, ma il punto vero è che se partiti, Parlamento e Governo non fanno il loro mestiere, cioè legiferare bene e a governare bene, questo Paese continuerà a stare fermo, se non a regredire.

 Giancarlo Infante