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Letta difende la Kyenge. Minaccia Maroni: risolvi il caso Calderoli o guai con l’Expò!

Letta difende la Kyenge. Minaccia Maroni:  risolvi il caso Calderoli o guai con l’Expò!

Enrico Letta fa capire chiaramente a Roberto Maroni, ed alla Lega intera, che Roberto Calderoli si deve dimettere. Altrimenti sarà scontro totale. Un punto su cui questo scontro può fare male alla Lega ed al giro degli imprenditori, degli affari e del potere lombardo veneto, comunque, legato al partito di Maroni c’è: l’Expò di Milano del 2015.

Enrico Letta la cosa non la poteva dire così e non l’ha detta proprio così. Ha usato un modo più felpato. Da giovane vecchio democristiano. Si è limitato a dire che il Roberto Calderoli quelle cose non le doveva affermare ed ha chiesto al Roberto Maroni di intervenire per chiudere il “caso Calderoli Kyenge”. Ha quindi buttato lì un piccolo inciso che, però, ha percorso la Lombardia, e tutto il mondo interessato al business dell’Expò, come un lampo lancinante, accompagnato da un boato rimbombante ed ammonitore: “Faccio appello a Maroni, presidente della più grande regione italiana con la quale stiamo lavorando per l’Expo, perché chiuda questa pagina velocemente. Se non la chiude si entra in una logica di scontro totale”.

“A buon intenditor poche parole…”, dice un vecchio adagio. Chiaro anche a chi vuole parlare solo in “lumbard” . Ovviamente, il Presidente del Consiglio non si aspetta un’immediata capitolazione, cosa che comunque non deve essere esclusa. Anche perché non si deve dimenticare che Calderoli è uno della vecchia guardia “bossiana” e, quindi, contro di lui, alla fin fine.
letta maroni
Letta ha lanciato, però, la melliflua minaccia perché sapeva che, non appena finiva di parlare, il telefono del Roberto Maroni sarebbe stato inondato di preoccupate telefonate con cui gli sarebbe stato chiesto se possibili problemi con il Governo sull’Expò potevano valere il posto di vice presidente del Senato del Roberto Calderoli.

Quest’ultimo si è preso, o gli hanno fatto prendere, altre 24 ore di tempo. Ha detto che domani interverrà al Senato per dire la sua sulla vicenda da lui inopinatamente innescata. Che dirà? Siamo tutti con il fiato sospeso. In particolare, quelli interessati al giro d’affari dell’Expò che temono la scelta della Lega di un lungo braccio di ferro con Palazzo Chigi.

La vicenda, del resto, ha finito proprio per trascendere visto che la Lega intera, ad eccezione del Presidente veneto, Zaia, ha preso una deriva polemica persino nei confronti del Capo dello Stato. Il principale collaboratore di Maroni, il Matteo Salvini segretario lombardo del partito, è arrivato a dire a Napolitano di “tacere” a seguito delle sagge ed ovvie parole che il Presidente della Repubblica non poteva non dire per intervenire in difesa di una ministro nominato da lui e rea solamente di avere il colore della pelle diverso da quello di Calderoli.
giuramento kyenge
Salvini a questo non c’aveva pensato? Non ricordava che la Costituzione fa nominare i ministri al Capo dello Stato il quale, ovviamente, se li nomina, sia pure su indicazione del Presidente del Consiglio, sarà pure in grado di fare le sue valutazioni su competenze e qualità della gente che nomina… Oppure, pensa che Giorgio Napolitano lasci impunemente offendere i ministri senza intervenire a loro sostegno? Ingenuo o sprovveduto. Eppure visto che frequenta il Parlamento Europeo dovrebbe pur sapere quali sono i doveri basilari per chi assume una funzione pubblica.

Una brutta pagina per questo Paese. Enrico Letta ha fatto bene a ricordare che i giornali di un’Europa sempre più multietnica, con buona pace dei leghisti e dei razzisti italiani, dopo tanti giorni di disinteresse, mettono nuovamente in prima pagina l’Italia solo per le offese di Calderoli alla ministra Cecile Kyenge.
kynege
Quest’ultima ha dato una volta ancora una grande lezione di stile a tutti quanti. Ha continuato a ripetere che non è lei a chiedere le dimissioni dell’esponente leghista. Anzi, lei ne ha accettato le scuse. Il punto, a suo avviso, é che è giunto il momento di interrogarsi sullo stile, anche verbale, che deve essere in primo luogo tenuto da chi riveste una carica istituzionale. Quello che sembra non aver capito Salvini, insomma!

Giancarlo Infante