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L’Alta Corte indiana concede al Governo di New Dehli solo due settimane per formalizzare definitivamente le accuse contro Latorre e Girone

L’Alta Corte indiana concede al Governo di New Dehli solo due settimane per formalizzare definitivamente le accuse contro Latorre e Girone

La Corte Suprema indiana concede al Governo indiano solo 15 giorni per lo svolgimento del processo contro i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.La decisione è giunta dopo un veloce esame della richiesta italiana di cancellare il processo dopo che è stato disattesa l’ordinanza con cui la stessa Corte dispose nell’Aprile del 2013 lo svolgimento di un iter veloce al fine di giungere ad un sollecito verdetto sui due marinai italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati di fronte alle coste dello Stato del Kerbala.

La Corte Suprema in quella stessa occasione aveva stabilito che i fatti erano accaduti in acque internazionali e che pertanto non cadevano sotto la giurisdizione dei tribunali e degli inquirenti dello stato del Kerbala che, invece, per lunghi mesi si erano voluti occupare della vicenda nonostante le proteste italiane.

I due marò ed il nostro Paese sostengono in via di principio, tra le altre cose,  che il processo non può essere intentato in India e che, in ogni caso, avrebbe dovuto essere svolto già da un pezzo per consentire l’adeguata difesa.

La discussione in atto, che risente anche della lunga campagna elettorale in corso nel sub continente indiano, riguarda la formalizzazione definitiva delle accuse mosse ai due italiani dopo mesi di polemiche e divisioni tra ministri che non hanno consentito ancora l’avvio del processo.

 

Al centro della questione, infatti, vi è la legge da tenere di riferimento per valutare il comportamento dei due accusati in considerazione del fatto che la vicenda si è svolta completamente ad di fuori delle acque territoriali indiane e che i nostri marinai erano impegnati all’interno di una iniziativa internazionale per la lotta alla pirateria a bordo della nave Enrica Lexia.

L’agenzia investigativa della Polizia  indiana, infatti,  vorrebbe utilizzare una Legge indiana sulla pirateria che potrebbe consentire  persino l’eventuale condanna a morte di Latorre e Girone. Contro questa ipotesi però è nettamente schierato il Ministero degli esteri di New Dehli che ha sempre escluso questa possibilità. Dopo lunghi mesi di incertezze sembra che anche il Ministero degli Interni indiano stia orientandosi nell’impedire agli investigatori di riferirsi alla legge che esporrebbe i nostri due marinai a possibili conseguenze estreme.

Gianluca Scialanga