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La pioggia salva dallo smog. Napoli riapre al traffico. A Roma il pericolo viene sempre dal cielo: il guano

La pioggia salva dallo smog. Napoli riapre al traffico. A Roma il pericolo viene sempre dal cielo: il guano

La riunione del Ministro dell’Ambiente e dei rappresentanti di regioni e comuni ha avuto un po’ lo stesso effetto della danza della pioggia dei pellirossa devoti al Grande spirito di Manitou.

La pioggia è arrivata poche ore dopo sollevando tutti dall’angoscia di dover sentire sul collo le imprecazioni degli automobilisti inferociti per la chiusura al traffico delle città in maniera totale o attraverso l’introduzione delle targhe alterne.

Provvedimenti da tutti oramai ritenuti del tutto inutili, o largamente insufficienti, adottati però continuamente da amministratori che, altrimenti, non saprebbero far vedere le loro bravure a fare qualcosa a fronte della mancanza di fondi e della oramai accertata incapacità nel proporre nuovi stili di vita realistici, logici e condivisibili.

In attesa che giunga una nuova generazione di amministratori, ma anche di cittadini, teniamoci ben stretta la pioggia di queste ore per rimettere a posto una stagione la quale rischiava di passare alla storia come l’inverno delle polvere sottili e dei centri città chiusi al traffico per mancanza di altri provvedimenti percorribili.

Una stagione che ha anche dimostrato come la mancanza di un comune visione da parte di amministratori locali e nazionali non faccia altro che confermare, anche in campo ambientale, l’Italia terra di campanili e dell’individualismo spinto fino all’inverosimile.

Oltre che Paese assolutamente dipendente dalle automobili viste le diffuse carenze dei servizi di trasporto pubblici e l’assenza di linee ferrovie studiate per rispondere, a livello regionale e locale, ai bisogni delle gente senza limitarsi all’autocompiacimento per quelle che assicurano i collegamenti veloci tra le grandi città.

La crisi delle polveri sottili di fine anno ha dimostrato che neppure nella mitica Lombardia dell’efficienza si riesca a far ragionare due sindaci di comuni confinanti nello stesso modo se di mezzo c’è l’uso della macchina.

Ovviamente, arrivata la pioggia, si tornerà a pensare ad altro. Altrettanto ovviamente, i progetti di trasferire sempre più i passeggeri dalla gomma al ferro, rimettendo in piedi le vecchie linee di tram e magari di filobus, resteranno cose di cui tornare a discutere solamente se le polveri sottili, di nuovo, avranno il cattivo gusto di ripresentarsi per disturbare le nostre vie aeree.

Galletti, Pisapia, De Magistris, il Commissario Tronca possono rimettere nell’armadio il grande copricapo di penne dei capi tribù e ringraziare il Grande spirito per la salvifica pioggia e puntare sulla speranza che per un po’ di tempo si possa evitare di tornare a parlare di blocco del traffico.

A Roma, però, il pericolo continua a venire dal cielo e a turbare le notti del prefetto Tronca…. anche perché si tratta di un caso non previsto nelle storie di indiani e “cow boys”.

storni

E’ il guano degli storni tornati anche quest’autunno a farci visita nonostante la crisi Marino abbia bloccato l’amministrazione capitolina per settimane. Nessuno ha avvertiti gli ignari uccelli su quanto si stava consumando alla guida di Roma Capitale.

Così loro hanno continuato a compiere sulla capitale le loro incantevoli evoluzioni. Ovviamente, seguite da altro con le note e fastidiose conseguenze per gli automobilisti costretti a ritrovare le loro vetture completamente coperte di escrementi.

Nessuno ha rinnovare per tempo la convenzione che il Campidoglio ha da anni con una cooperativa cui è affidato il compito importantissimo di lanciare verso il cielo il finto grido d’allarme degli storni in pericolo. Con questo trucco, infatti, l’amministrazione capitolina fa in modo che milioni di uccelli si allontanino e vadano a fare quello che devono fare più verso la periferia, salvando almeno il centro cittadino.

Questo è stato, così, un Natale all’insegna del guano degli storni che hanno particolarmente colpito i lungo Tevere dove alcuni chilometri di asfalto sono stati tanto insozzati da necessitare, per ben due volte, un locale blocco del traffico in coincidenza con l’arrivo dell’Anno nuovo, visto che molti motociclisti hanno finito per avere ripetuti e pericolosi incidenti.

La cosa incredibile è che una biologa della cooperativa impegnata a lanciare verso il cielo le finta grida d’allarme degli storni ha involontariamente  messo in crisi l’amministrazione rivelando che, nonostante i ritardi del rinnovo della convenzione, loro gli storni li hanno allontanati tutti dal 23 dicembre, ma nessuno ne ha spazzato via i loro vecchi “ricordini” a ridosso delle festività.

Alessandro Di Severo