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La giornata dell’ambiente tra qualche luce e tantissime ombre

La giornata dell’ambiente tra  qualche luce e tantissime ombre

Anche quest’anno è arrivato il 5 Giugno, il giorno in cui si è deciso di festeggiare l’ambiente. Lo si fa in ricordo della Conferenza mondiale sull’Ambiente Umano del 1972. Si apri quel giorno, a Stoccolma, e segnò la prima di una lunga serie di vertici, conferenze, riunioni, avvenimenti vari che avrebbero dovuto portarci a creare un mondo meno inquinato ed un po’ più rispettato di come gli esseri umani hanno sempre fatto da quando si sono messi in cima della cosiddetta piramide dell’esistenza sulla Terra. Un’esistenza animale e vegetale, in primo luogo, senza dimenticare però anche quell’insieme di realtà, solo apparentemente inanimate, come le acque, le montagne, le pietre, le spiagge.

In quello stesso 1972, anche l’Italia cominciò ad occuparsi dell’ambiente a livello istituzionale. Venne infatti costituito il Comitato parlamentare sulle acque. La presidenza venne affidata all’onorevole Gianfranco Merli, al cui nome verrà legato il primo provvedimento legislativo italiano in campo ecologico. Di lì a qualche tempo sarà chiamato Legge Merli un’insieme di regole e norme tese a salvaguardare il bene più prezioso che ci appartiene, cui è legata ogni forma di vita, al momento conosciuta:l’acqua.

ambiente11 merliStavamo crescendo anche noi italiani e cominciavamo ad acquisire un poco più di attenzione verso la natura. Non è che fino ad allora fossero mancate leggi ed interventi. Il fatto è che, però, quello legato al nome di Merli costituisce il primo intervento legislativo pensato per dare una risposta d’insieme, organica, non episodica o frutto di una emergenza, in materia ambientale.

L’idea di quel Comitato, cosa che pochi sanno ma che io ho appreso direttamente dall’onorevole Merli, era stata di Amintore Fanfani. Eletto alla presidenza dell’Onu, egli era rimasto colpito da come stampa e televisioni americane parlassero della natura e della necessità di salvaguardare il territorio. Non appena fu nominato Presidente del Senato, al suo ritorno in Italia, si impegnò così per dare almeno un segnale significativo.

A 41 anni da quegli eventi cosa dire? Luci ed ombre. Che si alternano troppo spesso a vantaggio delle seconde. Una cultura dell’attenzione verso l’ambiente è sicuramente più diffusa di allora. I provvedimenti adottati in questi quattro decenni sono stati considerevoli, in termini numerici e di contenuto. A scuola si parla della natura e della necessità di rispettarla adeguatamente come non si faceva prima. La letterina al papà è stata sostituita con il disegnino della campagna. La giornata dell’albero, che si faceva anche prima del 1992, è stata soppiantata da concorsi e gare scolastiche con al centro la natura.

ambiente20 hotel_fuentiDa allora, in maniera più sistematica, si cerca, insomma, di far capire che noi siamo solo degli ospiti su questa Terra. Abbiamo aumentato la parte del territorio messo sotto protezione con Parchi, oasi e riserve. Abbiamo cominciato a condannare e multare per il reato ambientale. Non è poco!

Ci sono, però, anche le ombre. Troppe ombre. I vari condoni hanno legalizzato la pratica dell’abuso in campo edilizio. Miliardi sono stati spesi in opere faraoniche, vedi il Porto di Gioia Tauro, servite solamente a rovinare tratti di costa bellissimi nell’ipocrisia generalizzata. Il caso di Salerno è emblematico. Anni di lotta per abbattere il cosiddetto “ecomostro” del Fuenti, un albergo che sembrava un cattivo, brutto sfregio fatto con protervia alle prime propaggini della Costiera Amalfitana. Viene finalmente abbattuto.

Nel frattempo, però, anche per consentire alla Fiat il trasporto delle auto prodotte a Melfi, si è fatto scempio di un vicinissimo tratto di costa, dove la roccia si erge a picco sul mare, poco prima di Vietri, per costruire un porto che ha solo deturpato l’incantevole lungo mare di Salerno.

ambiente100l43-ilva-taranto-fumi-120727213325_mediumOggi stiamo a piangere le vittime di Taranto e ascoltiamo angosciati le notizie che arrivano da Roma e da quella che è una perla della Magna Grecia. Forse, a chi ha provocato il disastro da circa otto miliardi sul territorio tarantino, l’unica cosa che interessava era il “magna”. Viviamo il tormento di coloro, soprattutto gli operai dell’Ilva e dei loro familiari, che devono subire il ricatto di rischiare la vita oppure restare senza lavoro. Quanta tristezza nei loro occhi e in quelli dei loro cari.

Ma le brutte notizie, quelle scure, sull’ambiente italiano sono venute fuori dappertutto e sono state provocate da tutti noi. Oppure pensiamo che i rifiuti tossici seppelliti dalla camorra attorno Napoli, e quelli affondati in mare dall ‘ndrangheta, sono stati prodotti nel Mezzogiorno?

Eppure, la cultura mondiale in materia, da decenni ormai, parla di “sviluppo sostenibile” perché tra economia e rispetto della natura non c’è competizione per principio preso. Non a caso, la cosiddetta “green economy” si sta dimostrando un elemento di ricchezza per chi deve lavorare e produrre e per chi vuole dire basta alla distruzione del mondo.

Così, anche questo 5 Giugno passa con la speranza che, passetto dopo passetto, soprattutto grazie alle nuove generazioni, si giunga un giorno a vivere pienamente questa nostra presenza sulla Terra sempre più come graditi ospiti piuttosto che bruti dissipatori di un patrimonio che non ci appartiene.

Giancarlo Infante