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Il Pdl vuole più posti nel Governo Forse non hanno capito la situazione Tutto rinviato al 30 la con sentenza Berlusconi?

Il Pdl vuole più posti nel Governo  Forse non hanno capito la situazione  Tutto rinviato al 30 la con sentenza Berlusconi?

Quelli del Pdl sembrano di colpo galvanizzati. Forse lo fanno per dirottare l’attenzione altrove. Si devono pur ringalluzzire dopo le drammatiche giornate passate nel timore che il loro esponente di spicco al Governo, Angelo Alfano, fosse costretto a dimettersi dopo essere inciampato nella balorda vicenda dei “kazaki”. Una storia, una brutta storia, che ci ha riportato di colpo in cima alle “hit parade” del ridicolo in tutto il mondo.

Invece di portare un “cero alla Madonna”, per lo scampato pericolo, dinanzi ad una delle tante sacre immagini miracolose romane, e due grossi ceri all’ingresso delle abitazioni del Presidente Giorgio Napolitano e del Presidente Enrico Letta, Renato Brunetta ed altri, come se niente fosse, chiedono un rimpasto per vedersi riconoscere più posti di Governo per il loro amato Pdl.

In fondo, dice il napoleonico capogruppo del Pdl alla Camera, hanno avuto solo lo 0,3 per cento di scarto in meno rispetto al Pd. E ne parla come se la loro, quella con il Pd attorno a Letta, fosse una coalizione vera. Come se si trattasse di un’autentica “corrispondenza di amorosi sensi” con il partito avversario per eccellenza.
GOVERNO: LETTA E MINISTRI HANNO GIURATO IN MANI NAPOLITANO
Un partito che, invece, ha scalpitato molto durante “l’affaire” kazako. Che se avesse potuto avrebbe buttato tutto all’aria. Sul Colle più alto e a Palazzo Chigi, però, ci sono gli inquilini che ci sono.

Si vede che Brunetta ed amici si sono di colpo “gasati” perché non hanno capito che gli interlocutori, forzati e sempre, al fondo, restii, vedi in particolare il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, ed il Capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, quando parlano di rimpasto si riferiscono ad altro.

Forse al fatto che Angelino Alfano, dopo la tanta negligenza dimostrata da un intero corpo di Polizia e da un intero Ministero dell’Interno, guidati a bacchetta da un esuberante ambasciatore kazako, dovrebbe forse scegliere se fare, oltre che il Vice Presidente del Consiglio, il capo delegazione del Pdl nel Governo di Letta ed il segretario del Pdl, anche il responsabile del Viminale a tempo pieno.

Non è una cosa da poco. Anche alla luce del fatto che continuano ad emergere elementi sempre più curiosi, definiamoli così per carità di patria, attorno alla storia dell’espulsione della madre kazaka e della sua bambina.
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Tra l’altro, è confermato che, con una semplice telefonata all’Interpol, a quella vera non solo a quella kazaka, avremmo avuto la conferma che anche lei, al pari del marito, godeva dello status di “rifugiato politico” nel Regno Unito. La telefonata risparmiata fa parte della “spending review”?

Insomma, dobbiamo riconoscere che abbiamo fatto una figura barbina su tutta la linea. Sulla cosa non può non riflettere un uomo con Alfano. Un’esperienza di lungo corso, anche lui portava i “calzoncini alla marinara” già con le insegne della Democrazia Cristiana. E’ stato Ministro di Grazia e Giustizia. E’ avvocato. E’ abituato a sbrigarsela con il non facile ambiente politico della Trinacria. Non è proprio uno sprovveduto! C’è altro dietro quanto gli è accaduto nei corridoi del suo ministero, e lui lo sa!

Nell’intervista che ha rilasciato al Corriere della Sera dà l’impressione di essere un po’ contuso ed un po’ rinfrancato, allo stesso tempo. Ringrazia chi deve ringraziare: Napolitano e Letta. Cerca di spiegare alcuni aspetti delle vicenda kazaka con motivazioni che potrebbero anche essere ragionevoli. Come quelle per cui colloca tutti i fatti all’interno della fase di transizione del Ministero, passato da Maroni a lui, e della Polizia, cui stavano per essere cambiati, in parte, i vertici per il decesso del Prefetto Manganelli.
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E’ elusivo, invece, quando deve rispondere su di un aspetto cruciale: ma chi ha autorizzato i kazaki a sentirsi in casa propria nelle stanze del Ministero e della Polizia? Lui con loro, i kazaki, non c’ha neppure parlato, come ribadisce ancora una volta al Corriere della Sera!
Infine, nega che esista un problema di super affaticamento che lo riguardi: non ha deleghe per la Vice Presidenza; non comanda al partito perché lì, “meno male che Silvio c’è”.

Tirando la coperta da una parte, però, rischia di scoprirla dall’altra. Sta quindi facendo il ministro a tempo pieno e nella intera pienezza della consapevolezza di quel che vi succede? I suoi critici, invece, troveranno che tutto, nei giorni dei kazaki, faceva pensare il contrario.
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A proposito di Silvio Berlusconi. Nell’intervista della bravissima collega del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini, più dedita di solito alla “giudiziaria” che alla politica, Alfano se ne esce con una frase che mi ha colpito e che non so se Renato Brunetta ed altri dei suoi del Pdl, abbiano notato: “Resteremo uniti ancor di più fino al 30 luglio perché la nostra preoccupazione per la vicenda giudiziaria è fortissima. Si è già verificato una volta che esperienze politiche democratiche siano finite per via giudiziaria e non vogliamo neanche pensare che il leader più votato nella storia possa essere estromesso in questo modo”.

Perché si resterà uniti solo fino al 30 Luglio? Che accadrà il 30 Luglio? Sarà mica quella la vera data del “rimpasto”? Sarà la sentenza a determinare se il Governo Letta resta in piedi o non ci resta? La soluzione data alla crisi kazaka avrà un’influenza su ciò che potrebbe venire, o non venire, da una condanna definitiva di Berlusconi?
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Ovviamente, queste domande riguardano il fronte del Pdl ed i suoi rapporti con Enrico Letta. I rapporti, invece, del Governo con il Pd sono tutta un’altra storia. Questa non potrà che essere scritta solo tra dieci giorni scarsi, oramai.

Giancarlo Infante