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Il Papa “twitta” per la Pace Francesco insiste: “Mai più guerra”! Il confronto tra Stati Uniti e Russia

Il Papa “twitta” per la Pace  Francesco insiste: “Mai più guerra”!  Il confronto tra Stati Uniti e Russia

Il Papa su Twitter torna a dire no alla guerra . Diffonde il suo messaggio attraverso Internet, raggiungendo gente di ogni credo o senza credo. “Mai più la guerra!Mai più la guerra!”. Così lancia di nuovo il monito, che è insieme pure una preghiera ed un suggerimento, ai contendenti sul campo ed agli Stati Uniti perché, invece di portare ad un più esteso conflitto, facciano in modo, come ha detto nel corso del suo ultimo Angelus di Piazza San Pietro, che “scoppi la Pace”.

Quello di Papa Francesco, però, non deve essere visto come un discorso di circostanza e come un intervento scontato. Quelli che tutti si attendono da un Buon Pastore, basato più su buona volontà che su dati realistici e concreti. Francesco ha indicato, invece, sia pure con un linguaggio cauto ed attento, precise responsabilità all’interno di un invito generale, rivolto a tutti, perché si scelga la via del dialogo.

Francesco si è fatto testimone di tutti noi, uomini di oggi, su questa Terra, nel sottolineare il turbamento delle coscienze provocato dal vedere, trasmesse dalle tv di tutto il mondo, le terribili immagini di vecchi, donne, bambini uccisi dai gas nel corso degli scontri del 21 Agosto scorso tra le truppe siriane ed i rivoltosi nei sobborghi di Damasco.
francesco severo
Come fra Cristoforo avverte don Rodrigo nei Promessi Sposi con il “ giorno verrà”, Francesco ha ricordato ai responsabili, che lui non ha voluto, e forse potuto, indicare esplicitamente, che esiste una giustizia che “verrà”, ma esiste anche un giustizia dei nostri giorni. “Con particolare fermezza- ha detto il Papa- condanno l’uso delle armi chimiche! Vi dico che ho ancora fisse nella mente e nel cuore le terribili immagini dei giorni scorsi! C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire! Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza!”.

Papa Francesco ha chiamato tutti i cattolici, ma anche gli altri cristiani, quelli delle altre religioni e, persino, i non credenti a mobilitarsi con il digiuno e con la preghiera il prossimo 7 Settembre perché si realizzi la Pace, a partire dalla Siria.

Poi, si è rivolto alla comunità internazionale perché sia fatto “ogni sforzo per promuovere, senza ulteriore indugio, iniziative chiare per la pace in quella Nazione, basate sul dialogo e sul negoziato, per il bene dell’intera popolazione siriana”.

Francesco sa che nelle prossime ore il G20 di San Pietroburgo finirà per affrontare anche la questione siriana. Questa è stata una richiesta insistente rivolta a Barack Obama dal presidente russo Vladimir Putin. Adesso potrebbero esserci tutte le condizioni perché le nazioni più importanti della Terra riflettano, più di quanto non abbiano potuto, o voluto, fare fino ad oggi, sull’enorme massacro consumato in meno di due anni nel Paese Mediorientale. E dove, con i rischi dei bombardamenti preannunciati nei giorni scorsi gli sfollati hanno superato abbondantemente i due milioni e stanno continuando a crescere, soprattutto dirigendosi verso il Libano.
morti damasco
Ai drammi della Siria, dunque, senza un sollecito ed adeguato intervento internazionale, si rischia di aggiungere quello di paesi già messi a dura prova dalla presenza disordinata e caotica di centinaia e centinaia di migliaia di sfollati come è nel caso, oltre che del già citato Libano, anche di Turchia e Giordania.

Ecco, così, che Francesco il quale possiede informazioni di prima mano dai religiosi impegnati in tutte le aree del conflitto ed in quelle dove si sono ammassati i profughi, ha lanciato un appello dentro l’appello: “Non sia risparmiato alcuno sforzo per garantire assistenza umanitaria a chi è colpito da questo terribile conflitto, in particolare agli sfollati nel Paese e ai numerosi profughi nei Paesi vicini. Agli operatori umanitari, impegnati ad alleviare le sofferenze della popolazione, sia assicurata la possibilità di prestare il necessario aiuto”.

La decisione del Presidente Obama di attendere la decisione del Congresso Usa sull’intervento militare lascia, adesso, ancora un po’ di margini ad eventuali, sinceri tentativi di evitare l’aggravarsi di una situazione già di per sé drammatica.

Come ricorda Francesco, però, debbono essere tutte le parti in campo, a partire da al-Assad e dai gruppi armati in rivolta contro di lui, a scegliere l’opzione del confronto invece che dello scontro alla ricerca di una soluzione di una crisi complessa ma che, forse, con l’edeguata buona volontà da parte di tutti potrebbe indirizzarsi lungo crinali diversi e distanti dal prevedere il solo uso delle armi.
siria ribelli
La Russia continua a ritenere che le prove contro al-Assad non siano ancora sufficienti per stabilire con assoluta certezza che i gas siano stati usati solamente dall’esercito regolare e che, nell’occasione del 21 Agosto, siano stati sparati dall’esercito regolare. I gas, però, sono stati usati e come, visto che circa 1400 persone sono state uccise dal Sarin.

Anche la Russia, dunque, può e deve fare di più sul fronte del Governo di Damasco di cui continua ad essere il più strenuo sostenitore.

Gli Usa hanno avvicinato alle coste siriane anche la portaerei Nimitz, così come stanno facendo avvicinare al Canale di Suez altri mezzi solitamente impiegati nell’Oceano Indiano.

Gli occidentali e l’Arabia Saudita, però, regolando i cordoni della borsa e l’invio di armi possono fortemente incidere sul comportamento di una parte dei rivoltosi. Un’altra parte dei quali è finanziata e sostenuta da Qatar, Turchia e tutti gli arabi collegati alla Fratellanza Musulmana.
portaerei aerei usa
Insomma, come auspica Francesco, molto si può provare a fare, e si può fare, prima che accada il peggio. La speranza di tutti è che, a partire dal G20 di San Pietroburgo si allontani il dito dal grilletto.

Giancarlo Infante