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Francesco: prima visita in periferia “Gioco a pallone da portiere” racconta il Papa a dei piccoli Rom

Francesco: prima visita in periferia  “Gioco a pallone da portiere”  racconta il Papa a dei piccoli Rom

Papa Francesco è stato il primo a prendersi in parola. Appena ha potuto, si è recato alla periferia della sua Diocesi. Ha fatto, così, finalmente, la prima visita in una delle sue tante parrocchie da quando è stato eletto Vescovo di Roma. L’ha scelta all’estremo nord del territorio della Capitale. La parrocchia dei Santi Elisabetta e Zaccaria, oltre Prima Porta. E’ da poco che, qui, esiste una chiesa vera e propria. Fino a pochi anni fa le messe venivano dette in un garage consacrato, come quella cui partecipò nell’Ottobre del 2007 Papa Giovanni Paolo II.

Appena arrivato, Francesco si è subito concesso ai fedeli che lo aspettavano già dalle sei del mattino. Nessuno voleva perdersi la prima fila ed il posto in chiesa. Li ha salutati chiamandoli “Carissime sentinelle”. Il Papa si riferiva alla lettera con cui era stato invitato a visitare questa parrocchia. Una lettera cui nessuno pensava che sarebbe giunta una risposta tanto rapida e concreta. Una missiva in cui gli abitanti di questo estremo lembo romano si erano definiti “ sentinelle di Roma”. Si riferivano al fatto di trovarsi in una zona di confine.

In effetti, questa è proprio una zona di confine. Immediatamente al di là del Grande Raccordo Anulare, vive i problemi delle trasformazioni sociali che negli ultimi decenni hanno significato un inurbamento non regolamentato, la creazione di vere e proprie nuove città con l’istaurarsi di più complessi rapporti tra centro e realtà suburbane, l’arrivo di frotte sempre più consistenti di immigrati “tout court”, prima, e di nuovi comunitari, come i rumeni, dopo.

fotoporta30 phpThumb_generated_thumbnailQuesta di Roma Nord, lungo la via Flaminia, la Tiberina e la Salaria, è stata la zona di tanti insediamenti abusivi di rom ed altri immigrati. Di rumeni ed albanesi che, per anni, hanno vissuto nelle loro case di cartone sotto i viadotti da cui, ogni tanto, venivano regolarmente allontanati. E’ zona di prostituzione di strada. Si tratti delle ragazze africane lungo la Tiberina o di extracomunitarie e neo comunitarie lungo la Flaminia e la Salaria. Da una parte tutte nere, dall’altra tutte bionde. Poco cambia: il degrado è uguale in entrambi i casi.

E’ una zona, infine, dove molti anziani vivono soli e dove ex contadini, ex artigiani, ex piccoli dipendenti pubblici e privati in pensione, provano a sbarcare il lunario come non potrebbero più fare nelle zone a ridosso del centro da cui sono stati di fatto espulsi per l’enorme aumento del costo della vita. E’ una periferia complessa, dunque, questa in cui si è recato in visita Francesco. Dove marginali punti di degrado coesistono con realtà piccolo borghesi o, comunque, di più modeste condizioni sociali ed economiche assieme ad aree in cui sono presenti insediamenti residenziali di un certo livello.

Francesco era stato invitato per iscritto dai parrocchiani di questa periferia in cui si scorge del verde grazie ad alcune aziende agricole che ancora resistono. Qui si giunge dopo aver attraversato, invece, ampie zone coperte massicciamente di costruzioni, per lo più modeste. Case sorte come funghi in tutta l’area che può essere considerata parte di quella periferia cui si riferiva il Papa quando ha cominciato ad invitare la sua Chiesa ad abbandonare i vecchi punti di riferimento ed andare a scoprire la gente reale, molto spesso fatta di sofferenti, deboli ed impoveriti.

fotoporta34 phpThumb_generated_thumbnail Il Papa, come al solito, il primo saluto l’ha dedicato ai bambini. Una lunga file di mamme gli ha portato piccoli e piccole tenute in braccio per un bacio che doveva venire direttamente dal Papa. Francesco ha partecipato alla cerimonia della Prima Comunione di alcuni ragazzi e ragazze della parrocchia ed ha approfittato della cosa per parlare direttamente con loro, seduti ai primi banchi della chiesa. Ha fatto anche un riferimento al derby che stasera vedrà affrontarsi proprio le due squadre romane, Lazio e Roma.

Ma il riferimento al calcio ha avuto un seguito tutto speciale con i rappresentanti di una squadra di calcio formata da ragazzi rom che vivono in uno dei soli tre campi nomadi regolarmente organizzati a Roma. Il campo “River” sorto in una struttura camping sulla via Tiburtina. I giovani rom erano accompagnati da Salvatore Paddeu che li segue da tempo. Non solo facendo da allenatore ma anche organizzando varie attività di culturali e di formazione. A partire da un doposcuola dove alcuni volontari si recano per aiutare i ragazzi rom a fare i compiti.

Tutte iniziative collegate alle altre avviate, anche a Roma, con la struttura di don Giovanni Ercole.
La squadra dei rom si chiama “ Ercolini” proprio per ricordare l’impegno loro rivolto dall’attuale Vescovo ausiliario dell’Aquila e noto al grande pubblico televisivo per le sue frequenti trasmissioni religiose. Gli “Ercolini” sono stati accompagnati verso Papa Francesco anche da altri ragazzi accolti nella Casa Famiglia San Giuseppe, della zona romana della Nomentana.

Tutti, però, indossavano la maglietta degli “Ercolini”. Hanno donato a Francesco un pallone di calcio con tutte le firme e lo hanno invitato ad andarli a trovare dove vivono e dove si stanno organizzando per creare un vero campo sportivo, visto che sono costretti a pietire qua e là ospitalità, non sempre concessa per i loro allenamenti. fotoporta3 936259_559464110761041_159662783_n[2]Francesco ha accettato l’invito e si è detto pronto a trovare il modo di onorarlo.

Prima dei saluti, uno dei ragazzi, Luca, ha chiesto al Papa se gioca a pallone e in quale ruolo. La risposta è stata che sì, anche lui gioca: “faccio il portinaio”, ha risposto. Subito dopo, con qualche risata, è giunta la precisazione: lui gioca in porta, fa il portiere. Chissà che gli “Ercolini” non riusciranno a fargli qualche tiro quando lui potrà andarli a trovare nel loro campo rom della Tiberina.

Così è cominciato per Francesco l’incontro con le sue numerose periferie romane. Che le periferie siano tante e di tanti generi, Francesco lo sa molto bene perché la “periferia” di cui parla, ovviamente, non è riferita solo un dato geografico. Lo ha, indirettamente, ricordato ieri la beatificazione di don Pino Puglisi, ucciso nel centro di Palermo, e anche le frasi pronunciate da Francesco, con parole forti, a Piazza San Pietro dove è tornato al termine della sua visita di Prima Porta, per il consueto appuntamento dell’Angelus delle 12.

Papa Francesco ha tuonato contro quella “ periferia” dell’animo, morale e civile, rappresentata dal mondo senza umanità costruito dalle tante mafie. Quelle che, con la prostituzione e numerose altre forme di violenza, costringono uomini, donne e bambini a vivere in condizioni di autentica schiavitù. Francesco ha invitato gli uomini e le donne mafiose a convertirsi perché, ha ricordato il Pontefice, in realtà, è stato don Puglisi a vincere.

Giancarlo Infante