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E’ rottura diplomatica tra Arabia Saudita e Iran dopo l’esecuzione dell’Imam sciita

E’ rottura diplomatica tra Arabia Saudita e Iran dopo l’esecuzione dell’Imam sciita

L’esecuzione della sentenza capitale dell’imam sciita Nimr al Nimr, decapitato in Arabia Saudita ha dato via ad una violenta rottura diplomatica tra il regno sunnita di Riyad e l’Iran. Dopo l’assalto dell’ambasciata saudita di Teheran e di un consolato nel nord del paese sciita, il governo dell’Arabia Saudita ha deciso di chiudere la rappresentanza  iraniana ed ha chiesto l’immediato ritiro di tutto il personale diplomatico.

Nimr al Nimr era stato condannato a morte per aver guidato le proteste anti-governative nella ricca area petrolifera orientale del paese saudita  dove vive una consistente comunità di origine sciita. Era in carcere dal 2012. Con lui il nipote ventenne che adesso rischia di finire anche lui decapitato.

L’esecuzione, annunciata dalla televisione saudita, ha provocato feroci proteste tra tutte le comunità sciite nel mondo. A partire da quelle dell’Iran e degli altri paesi del Golfo. Particolarmente animate le dimostrazioni in Bahrain dove la maggioranza della popolazioni è sciita, anche se governata da sunniti.

A Teheran, capitale del paese dove vivono più sciiti al mondo, la folla inferocita ha preso d’assalto l’Ambasciata dell’Arabia Saudita e per il lancio di alcune bombe incendiarie una parte dei locali sono andati in fumo. La polizia iraniana ha provveduto all’arresto di 40 persone.

La suprema autorità spirituale degli sciiti, l’Ayatollah Khamenei ha stigmatizzato l’esecuzione di al-Nimr invocando la vendetta divina e rimproverando alla Corona saudita il sostegno al terrorismo dell’Isis.

Tra i condannati a morte decapitati in diverse prigioni in tutta l’Arabia Saudita nel corso di quella che sembra essere stata la più numerosa esecuzione di sentenze di morte compiuta nelle carceri saudite negli ultimi 20 anni, c’era anche l’esponente di al-Qaeda, Faris al-Zahrani.

La stragrande maggioranza dei condannati era di origine saudita, ma nel gruppo vi erano anche un egiziano e un cittadino del Ciad. Molti dei condannati erano accusati di aver partecipato ad attacchi armati contro edifici governativi.

Proprio nei giorni scorsi Amnesty International aveva reso noto che l’Arabia Saudita aveva eseguito almeno 151 esecuzioni per decapitazione nel 2015, il maggior numero degli ultimi 20 anni.

L’Arabia Saudita è uno dei cinque paesi al mondo, con l’Iran, la Cina, gli Stati Uniti e l’Iraq, dove vengono effettuate più esecuzioni al mondo.