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Da San Pietroburgo niente di buono sulla Siria. I russi consegnano i missili antimissili ad al-Assad. Spiragli, invece, sui rapporti con Teheran. Reggeranno?

Da San Pietroburgo niente di buono sulla Siria. I russi consegnano i missili antimissili ad al-Assad. Spiragli, invece, sui rapporti con Teheran. Reggeranno?

Gran parte dei funzionari dell’ambasciata Usa di Beirut e del Consolato generale di Adana nella Turchia sudorientale sono stati evacuati. Possono essere oggetto di ritorsioni da parte dei siriani o di loro alleati. La nave da trasporto russa Nikolai Filchenkov é annunciata in viaggio verso il Mediterraneo. Per strada si fermerà a Novorossijsk sul Mar Nero per imbarcare i missili antimissili S-300 da portare ai siriani. Un carico di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, aveva deciso la sospensione della consegna alcuni mesi fa.

Queste notizie fotografano meglio di ogni altra cosa le conclusioni del vertice G20 di San Pietroburgo verso cui tutte le speranze del mondo si erano indirizzate in un estremo tentativo di fermare il promesso intervento militare statunitense contro la Siria.

Dopo che a San Pietroburgo si è confermato il niente di fatto, anche dopo un colloquio a quattr’occhi tra Putin e Barack Obama, il Presidente americano annuncia nuovamente che gli Stati Uniti interverranno. Ma non c’è urgenza, precisa quello che nonostante la sua volontà si è oramai trasformato nel “comandante in capo” di bushiana memoria.

Dopo poco più che 36 ore in terra russa, si torna crudamente alla condizione in cui si era aperto un vertice incapace a rispondere alle attese di pace del mondo intero. Adesso, sembra che le speranze di evitare una grave crisi mondiale, dall’esito incerto, non possano che essere affidate alla giornata di digiuno e di preghiera cui uomini di fede e non credenti sono stati chiamati da Papa Francesco per Sabato 7 Settembre.

Dalla splendida città del Palazzo d’inverno degli Zar non è arrivata alcuna soluzione. I paesi più importanti del mondo si sono divisi quasi esattamente a metà. In 11, tra cui l’Italia, hanno aderito ad un documento di condanna della Siria per l’uso dei gas tossici nel corso di scontro con gli insorti. Pronti alla guerra, da subito, però, solo gli Usa.

Ispettore Onu

Ispettore Onu


Obama aspetta in ogni caso il voto del Congresso che dovrebbe essere preceduto dal resoconto degli ispettori inviati dall’Onu sul terreno a trovare le prove dell’uso dei gas. In vista dell’appuntamento in Congresso, martedì 10 Settembre il Presidente parlerà all’America. E al mondo.

Obama ha l’appoggio dei leader di repubblicani e democratici. Ora deve convincere tutti gli eletti e gli elettori. Una battaglia anch’essa impegnativa. I sondaggi mostrano che gran parte dell’opinione pubblica americana è scettica.

La Casa Bianca sta compiendo uno sforzo di convincimento impegnativo su almeno 60 senatori e 125 eletti alla Camera dei Rappresentanti. I confini tra i due partiti storici si sono rarefatti, confusi, offuscati. La questione Siria, la questione dei gas riporta allo scoperto nervi logorati dal lungo conflitto iracheno ed afgano che l’intera America vorrebbe archiviare.

San Pietroburgo delude le attese e lascia spazio alle dichiarazioni che vanno valutate fin nelle loro più arcane sfumature. Putin dichiara che se gli Usa attaccheranno, la Russia sosterrà al-Assad. Il sostegno, al momento, sembra riferirsi alla consegna degli S-300.

Da Teheran, il nuovo presidente iraniano dice che il suo paese invierà aiuti in Siria ma non ripetere la minaccia di compiere ritorsioni contro Israele come quelle espresse la scorsa settimana dal Comandante delle Guardie rivoluzionarie. Si tratterà, e gli dice, di un sostegno umanitario: “Se succede qualcosa al popolo siriano, la Repubblica islamica dell’Iran farà i suoi doveri religiosi e solidali per inviare cibo e medicine”.

Rouhani

Rouhani


I diplomatici e gli analisti non sono però sicuri se il messaggio moderato del Presidente Rouhani rappresenti davvero una svolta politica significativa in Iran. E’ chiaro che si tratta di vedere soprattutto cosa accadrà realmente sul terreno quando Obama darà l’ordine di dare il via all’intervento.

Intanto, però, la responsabile della politica estera dell’Unione Europea, Lady Ashton, ha chiamato il nuovo ministro degli esteri iraniano Zarif per concordare l’incontro da organizzare a fine mese, all’Onu, sulla delicata questione del nucleare di Teheran.

Un altro segnale positivo per Teheran viene dalla Corte europea che ha annullato il congelamento dei beni posseduti nell’Unione da banche e società iraniane perché non è possibile stabilire la loro responsabilità nei progetti di proliferazione nucleare di cui si accusa il Governo dell’Iran.

Giancarlo Infante