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Braccialetto elettronico: potrebbe aiutare per sovraffollamento carceri e contro “femminicidi”. Ma quanto mi costi…in Italia

Braccialetto elettronico: potrebbe aiutare per sovraffollamento carceri e contro “femminicidi”. Ma quanto mi costi…in Italia

Non è la prima volta che il Presidente Giorgio Napolitano denuncia la gravissima situazione in cui vivono i carcerati nelle prigioni italiane. Per questo il nostro Paese è stato più volte richiamato e condannato anche dalla Comunità Europea. La soluzione del problema prevede più interventi, piuttosto complessi e non tutti di celere realizzazione: la riforma della giustizia, l’adeguamento dell’edilizia carceraria, l’utilizzo di dispositivi elettronici per i domiciliari, la prevenzione.

Il nostro Parlamento ha approvato recentemente un emendamento alla legge contro gli assassinii perpetrati in conseguenza di atti persecutori, i cosiddetti femminicidi.

Il giudice, dietro autorizzazione del condannato, potrà ordinare l’utilizzo di un dispositivo elettronico, un braccialetto, per coloro che sono stati ritenuti colpevoli di atti persecutori nei confronti di una donna.

Torna quindi sempre più insistente la necessità di utilizzare un’alternativa al carcere almeno per chi commette reati minori o che prevedono arresti domiciliari, per chi è in semilibertà o è in attesa di giudizio e in altri casi. Ciò permetterebbe di ridurre non solo il sovraffollamento, ma anche i costi del carcere.
braccialetto  caviglia
Ma cosa sono questi braccialetti e quanto costano? Innanzitutto servono un trasmettitore, una ricevente e un computer centrale. Oltre alla fascetta in plastica da apporre alla caviglia dei detenuti da sorvegliare, i sistemi telematici per i braccialetti consistono di una centralina, collegata ad una linea telefonica fissa, che trasmette in wi-fi i dati alla centrale operativa che deve intervenire.

Si utilizza anche la telefonia cellulare, e ci sono alcuni paesi europei che stanno sperimentando anche l’uso del GPS, primo fra tutti il Regno Unito, pioniere nell’utilizzo dei braccialetti.

I dispositivi elettronici, da applicare ai detenuti condannati per reati minori, o ai domiciliari, o in semi libertà, sono usati in vari paesi al mondo da anni, in Italia l’uso di questi mezzi fu introdotto in modo sperimentale all’inizio del 2001.

I primi studi noti, riguardanti la possibilità di utilizzare un mezzo di controllo elettronico, risalgono però al 1964. Furono svolti da un gruppo di giovani dell’università di Harvard guidati da Ralph Schwitzgebel, il quale quattro anni dopo queste ricerche, insieme a William Hurd, ottenne un brevetto, per una sorta di cintura che poteva trasmettere e ricevere via radio.

Nel 1969 Robert Schwitzgebel, fratello gemello di Ralph e docente di psicologia, pubblicò numerosi testi in merito agli svariati usi dei dispositivi elettronici.
giovane braccialetto
In particolar modo, il professore vedeva in questi mezzi una possibilità di migliorare la condizione di vita dei giovani condannati, e quindi la loro rieducazione, cercando di evitare di far rinchiudere i minori in riformatorio.

Solo nel1982, però, un giudice richiese e sollecitò la costruzione di un dispositivo per controllare cinque delinquenti nel New Mexico. Probabilmente quella fu la prima volta in cui venne usato un mezzo elettronico per il controllo di detenuti.

Con il passare degli anni, la diffusione dei telefoni cellulari e lo sviluppo di internet, anche i braccialetti elettronici per detenuti hanno cominciato ad avere una maggiore applicabilità, grazie alla facilità e comodità di uso e gestione.

Con il GPS, ad esempio, oggi negli Stati Uniti i pedofili che indossano alla caviglia o al polso un braccialetto elettronico possono risiedere nelle loro abitazioni ma non possono avvicinarsi a più di cento metri da parchi giochi, scuole o altri luoghi frequentati essenzialmente da bambini, senza che il dispositivo non segnali un allarme alla centrale, indicando perfettamente il luogo della loro ubicazione. Segnalazione che partirebbe anche in caso di tentativo di rompere o togliere l’apparecchio, considerato un vero e proprio tentativo di evasione.
mani dietro sbarre
In Europa l’uso dei braccialetti elettronici è particolarmente diffuso, sono infatti sedici i paesi che se ne servono secondo il rapporto, dello scorso anno, della settima Conferenza sulla Sorveglianza Elettronica, organizzata dalla Cep, l’organizzazione europea per la condizionale, che riporta anche i costi per paese.

L’Italia non viene citata perché in realtà ha sospeso l’utilizzo di questi dispositivi elettronici.
Nei dati riportati alla conferenza, i risultati variano a seconda dei differenti sistemi tecnologici adoperati dai vari paesi, telefonia fissa, mobile o Gps, ma se consideriamo stati che usano la stessa tecnologia possiamo notare come la spesa per i braccialetti sia comunque diversa.

Tra i paesi che applicano il sistema Gps, per l’attrezzatura, l’istallazione e il monitoraggio, ad esempio, in Francia si spendono, come in Germania, 30 euro al giorno. Per le stesse cose in Irlanda se ne spendono nove al giorno.

In Italia, invece, abbiamo speso in circa dieci anni, fino al 2011, più di 81 milioni di euro, avendo poi usato solo 14 braccialetti, costati più o meno 5 milioni e mezzo l’uno. Per un totale di circa 23.000 euro al giorno!!

Quando nel 2000 si arrivò ad approvare l’introduzione sperimentale di questi braccialetti, in vigore nei primi mesi dell’anno successivo, e solo per sei mesi, a Roma, Milano, Napoli e Catania, i dispositivi furono affittati.
braccialetto e polizia
E’ il Ministro dell’Interno, in accordo con quello della Giustizia, a decidere sull’acquisto dei braccialetti. Così, l’allora Guardasigilli, Roberto Castelli, e il Ministro dell’Interno, Claudio Scaiola, firmarono poi una convenzione, valida fino al 2011, con la Telecom Italia che si impegnava a fornire e amministrare 400 braccialetti.

Un anno fa esatto la Corte dei Conti si è pronunciata in merito al problema dei braccialetti ritenendoli: “ una spesa antieconomica, inefficace ed elevatissima”.

Ci si sarebbe aspettato che con il cambio di governo il nuovo Ministro dell’Interno non procedesse con la convenzione, visto che poi dei 14 braccialetti ordinati, in funzione ce ne sono stati solo 5.

Ma il Ministro Anna Maria Cancellieri, ha invece, lo scorso anno, provveduto a rinnovare l’accordo con la Telecom , ma solo fino al 2018! Non si è però provveduto ad incrementare nemmeno la spesa per un maggior controllo ed un’azione di prevenzione. Anzi, le forze dell’ordine hanno subito tagli alle spese.

Chissà se ora il Ministro Angelino Alfano considererà una rescissione contrattuale, visto quanto già abbiamo speso ad oggi, e i costi che dovremo affrontare fino alla scadenza della convenzione.

Ma perché, anche quando dobbiamo decidere su scelte che potrebbero risolvere problemi e diminuire le spese, come quelle relative al sistema carcerario, dobbiamo sempre trasformare il tutto in una fonte di guadagno per qualcuno e in un esoso continuo spreco dei guadagni di tutti?
Senza poi raggiungere nemmeno il risultato che avrebbe giustificato la spesa.

E pensare che l’utilizzo dei dispositivi elettronici per i detenuti potrebbe essere applicato non solo per risolvere il gravissimo problema del sovraffollamento nelle carceri, ma anche per le madri che potrebbero scontare la pena ai domiciliari senza costringere i bambini in tenera età a vivere in carcere, forse non sempre sovraffollato, ma pur sempre carcere.
ragazza costume braccialetto
O per dare una migliore opportunità di recupero, ravvedimento e inserimento ai minori. Oppure, per i detenuti in gravi condizioni di salute. Per non parlare inoltre della carenza del personale penitenziario, che potrebbe beneficiare di un minor numero di detenuti di cui occuparsi.

Comunque, resta la necessità di fare accettare ai condannati il braccialetto come alternativa al soggiorno nelle nostre patrie galere sovraffollate, ma forse questo non è il vero ed unico problema.
Certo è che, qualora riuscissimo a trovare, come gli altri paesi europei, braccialetti elettronici più economici, vista anche la crisi, detraendo il risparmio sui costi delle prigioni, forse la spesa varrebbe la pena.

Lucilla Verticchio