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Bersani lascia la terapia intensiva. Miglioramento progressivo ma la prognosi rimane riservata

Bersani lascia la terapia intensiva. Miglioramento progressivo ma la prognosi rimane riservata

Pierluigi Bersani è in continuo miglioramento, ma la prognosi rimane tuttavia riservata. Nonostante ciò, i chirurghi dell’ospedale Maggiore di parma dove una settimana fa è stato sopposto ad intervento al cervello per l’eliminazione di un aneurisma, probabilmente congenito, che aveva provocato un’emorragia cerebrale, hanno deciso di trasferirlo dalla sala di terarpia intensiva in una stanza del reparto di neurochirurgia dello stesso ospedale, adeguatamente monitorata.

La notizia del “trasferimento” dell’ex segretario del Pd è stata data tramite un bollettino medico diffuso dalla direzione dell’ospedale. “Il decorso dell’onorevole Pier Luigi Bersani prosegue regolarmente – si legge nel bollettino – e le condizioni permangono stabili, in linea con l’iter post operatorio. Il paziente è 1abbb91stato trasferito presso la degenza monitorata del reparto di Neurochirurgia, dove viene mantenuto sotto stretto controllo dall’equipe dei neurochirurghi e dei neurorianimatori. Le visite, ancora per qualche giorno, saranno riservate solo ai famigliari”.

Bersani non ha praticamente mai perso conoscenza. Al momento del malore che lo aveva improvvisamente colpito la mattina alle 11 del 6 gennaio mentre si trovava nella sua casa di piacenza con forte mal di testa e conati di vomito, l’esponente del partito democratico era lucido ed aveva sollecitato lui stesso la moglie perché fese accompagnato subito in ospedale, dove una tac ha poi evidenziato in pochi minuti la natura e la gravità del male.

Anche diverse ore dopo, prima che all’ospedale di Parma dove era stato trasferito in autoambulanza del 118 da Piacenza fosse condotto in sala operatoria, Pier Luigi Bersani non aveva Perduto il suo abituale buonumore, chiedendo che gli venisse registrata la partita di calcio Juventus-Roma in programma di lì a poco a Torino. E all’alba del giorno seguente, al risveglio dall’anestesia a operazione ultimata, la prima richiesta è stata quella di conoscere il risultato dell’incontro.

Beatrice Zamponi