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In 40 mila all’Olimpico hanno sperato fino all’ultimo ma il Papa non ha proprio potuto ed è rimasto in Vaticano davanti alla tv per Italia – Argentina, la “sua” partita, vinta poi dai sud americani per 2-1

In 40 mila all’Olimpico hanno sperato fino all’ultimo  ma il Papa non ha proprio potuto ed è rimasto in Vaticano   davanti alla tv per Italia – Argentina, la “sua” partita, vinta poi dai sud americani per 2-1

In tutto il mondo hanno colpito le immagini del Papa, appassionato di calcio, che stringeva le mani e riceveva palloni firmati e magliette dai grandi e famosi campioni dell’Italia e dell’Argentina. Da Balotelli a Messi, da Buffon a Pirlo. Questi “eroi” del mondo moderno, però, davanti a Francesco, sono apparsi più quello che, comunque, sono: uomini.

Persone del tutto normali che, magari, di colpo si sono trovate proiettate in una dimensione fantasmagorica di fama e notorietà. Con il Papa, sono stati riportati ad una dimensione realmente umana cui, forse, non erano più abituati da tempo. L’incontro con Francesco deve aver lasciato il segno. Per tutti, lo conferma Mario Balotelli con il pubblico ringraziamento indirizzato al Papa dopo la visita con un twitter. Forse lo ha fatto anche a nome dei suoi compagni che, con i loro abiti seri ed eleganti, sembravano, tutti, molto più giovani di come di solito ci appaiono sugli schermi televisivi.

Davanti al Papa si sono ritrovati composti ragazzi cresciuti che ascoltavano in religioso silenzio i saluti e gli auspici di colui che, chiamato al soglio Pontificio, ha rafforzato ancora di più i legami ideali tra l’Italia e l’Argentina. “Non so per chi tifare”. Una confessione che ha conquistato tutti. Anche perché voleva dire che li aveva e li ha tutti nel cuore questo Papa argentino- italiano. Un pastore e “nonno” capace di trepidare per tutti loro. E, così, si è raccomandato che la loro partita amichevole sia tale per davvero.
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Una partita pensata in onore suo. Sin quasi subito dopo l’elezione al Soglio di Pietro di un argentino, ma discendente di immigrati italiani. Come del resto è quasi la metà di quel popolo composto, come il nostro, del resto da milioni di commissari tecnici prima che da tifosi.

Tutti abbiamo pensato, e sperato in cuor nostro, che Francesco si fosse recato all’Olimpico. Alla “sua” partita! Tutti siamo sicuri che, fosse per lui, sarebbe già arrivato allo stadio romano con quella carica di passione che sa infondere intorno a se e che mette in tutto quello che fa. Una passione che gli ha fatto già stringere attorno tutto il popolo “romano”. Non solo quello cattolico. Possibile che il Vescovo di Roma non presenzi?

Noi pensavamo di si. Anche perché pure negli stadi c’è gente che ama, che soffre, che spera, che prega o che è pervasa da mille dubbi. Anche i tifosi possono aver bisogno di una parola di conforto o anche solo di una presenza, piena di tanti significati.

Eppure, le ragioni della sicurezza hanno prevalso e privato Roma e il mondo intero di questa eccitante novità: Francesco sarebbe stato il primo Papa ad entrare in uno stadio, non per partecipare ad un raduno religioso, ma per sedere e godersi una partita di calcio, come uno spettatore qualsiasi. Un’immagine capace di fare impazzire il mondo! E così Francesco è stato costretto, di buon grado e sempre con l’immancabile buonumore e col sorriso sulle labbra, a “godersi” la sua partita davanti alla tv. Che l’Argentina vince poi per 2-1 con reti di Higuain e Banega. Per l’Italia segna Insigne.aaacalcio10

Avrebbe potuto esser probabile che, approfittando delle diavolerie della moderna tecnologia, Francesco apparisse in diretta via “streaming” sui grandi megaschermi dell’Olimpico. Avrebbe potuto, comunque salutare giocatori e spettatori e, tramite loro, il mondo intero, terminando il suo saluto, sull’onda dell’auspicio che fa ogni domenica di “buon pranzo” alla fine dell’Angelus, con un “buona partita”.

Il “miracolo”, perché proprio di miracolo si sarebbe trattato, non è avvenuto. Ragion di Stato, protocollo e prudenza hanno prevalso. Il segnale della sua presenza in ogni caso l’Olimpico lo ha avuto, quando, prima dell’inizio dell’incontro, è stato piantato l’ulivo benedetto ieri in Vaticano che poi, a partita terminata, farà ritorno nei giardini dello Stato pontificio.

Giancarlo Infante