2000 miliardi Usa contro il Coronavirus

2000 miliardi Usa contro il Coronavirus

Varato un piano d’interventi per duemila miliardi di dollari. Il più grande investimento pubblico mai deciso nella storia degli Stati Uniti, come lo definisce il New York Times ( CLICCA QUI ).

Altro che “poco più di una normale influenza”. Donald Trump la smette di minimizzare e raggiunge un accordo al Senato di Washington con l’opposizione democratica, che controlla la Camera dei rappresentanti, ma che è riuscita a portarsi dietro un largo numero di senatori repubblicani sottoposti ad una forte pressione dei loro elettori, spaventati e preoccupati per le settimane di ritardo accumulate a causa dell’inazione del governo federale.

E pensare che inizialmente il Dipartimento per la sanità si era visto assegnare poco più di un centinaio di milioni, nonostante le indicazioni degli esperti. Per settimane, il Presidente americano ha resistito alle richieste dei democratici di adottare misure più drastiche e di intervenire con cifre ben superiori.

Poi, a mano a mano che il virus si diffondeva in California, soprattutto a San Francisco, la prima area metropolitana a introdurre norme stringenti in materia di Coronavirus, e poi finisse per presentarsi come vera e propria pandemia a New York  è emerso chiaramente lo stato delle cose. Il Governatore di New York, Andrew MarkCuomo ha dimostrato che nella Grande mela il contagio si raddoppia nel giro di ogni tre giorni.

Adesso, Donald Trump, messo da parte anche il suo vicepresidente Pence, cui aveva affidato di sovrintendere l’unità di crisi faticosamente messa in piedi, vira di 180 gradi, cavalca la situazione dicendosi determinato a far “riaprire” il paese entro la prossima Primavera al fine di evitare le gravissime conseguenze attese per l’intera economia statunitense.

L’accordo raggiunto al Senato prevede l’erogazione di somme agli ospedali, ai singoli statunitensi, alle famiglie e indennità di disoccupazione per chi già ha perso il lavoro o finirà per restare inattivo nei prossimi giorni. Finanziamenti previsti anche per gli stati e le imprese più colpite dal Coronavirus.

Secondo la stampa Usa, al varo del provvedimento si è giunti dopo una furiosa battaglia condotta dai rappresentanti parlamentari di entrambi i partiti e la squadra del presidente Trump la quale, alla fine, ha dovuto cedere su tutta la linea accettare l’idea di dare corso ad un ingente pompaggio di denaro a favore dell’economia e delle famiglie. Per ben due volte nelle ultime ore, Trump non è riuscito ad imporre al Senato, dove pure ha il controllo della maggioranza, la propria linea ed ha dovuto fare di necessità virtù.

Fino a ieri, Trump aveva dichiarato che il blocco dell’intero paese non “era mai stato preso in considerazione” ribadendo che, in ogni caso, il suo obiettivo è quello di giungere ad una normalizzazione nel giro di due settimana. Cosa su cui tutti gli esperti, sanitari e non sanitari, esprimono senza riserve una grande perplessità alla luce delle condizioni attuali degli Usa che stanno diventando il focolaio più virulento nel mondo occidentale.

Il sistema sanitario si dimostra assolutamente inadeguato nel fronteggiare un caso di pandemia come questo, alla stessa stregua di quanto confermato in Italia e negli altri paesi occidentali. A New York, per esempio, si calcola necessaria la creazione di 140 mila nuovi posti letto, ma nonostante il grande sforzo intrapreso dalle autorità locali finora ne sono stati rimediati solamente 53 mila.

L’annuncio del trovato accordo a Washington ha subito stimolato i mercati finanziari. Dopo i balzi in avanti degli indici della borsa americana e di quelle europee, già in attesa delle positive notizie provenienti da Washington, anche i listini dei mercati asiatici hanno aperto con rialzi questa mattina, con l’indice giapponese Nikkei 225 in crescita del 7,9% dopo le notizie, il Hang Seng di Hong Kong aumentato del 3,1% , seguito dal cinese Shanghai Composite che presenta questa mattina un 2% in più.

E’ la fine del “negazionismo” e adesso i liberisti più sfrenati dappertutto vogliono un’ingente afflusso di denaro pubblico perché non c’è alternativa possibile se, davvero, si vuole sconfiggere il Coronavirus.