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La svalutazione della speranza – di Francesco Simoncelli

La svalutazione della speranza – di Francesco Simoncelli

La storia economica che stiamo vivendo è unica, per la sua bizzarria. La coordinazione a livello planetario delle varie banche centrali ha imbastito un gigantesco gioco a somma zero dove per tenere in piedi un sistema fallito si continua a drenare capitale e tempo dall’economia produttiva.

L’Effetto Cantillon non è mai stato un dirottamento delle risorse verso una classe privilegiata, bensì un modo per restare a galla mentre tutto il resto cola a picco. Sebbene a livello nominale ci sia una ridistribuzione della ricchezza che dà la parvenza di un arricchimento privilegiato e truffaldino, in realtà le risorse dirottate vengono sprecate quando “utilizzate” attraverso questo espediente e col passare del tempo tutta la società affonda.

Dal primo anno in cui nacque il Federal Reserve System, novembre 1914, fino ad oggi, le statistiche ufficiali del governo federale indicano che il dollaro è calato in potere d’acquisto del 95%. Potete verificarlo con il calcolatore dell’inflazione del Bureau of Labor and Statistics (lo stesso vale per la BCE, dove l’euro ha perso il 35% del suo valore sin dal 2001).  A livello ufficiale il Federal Reserve System è stato istituito per raggiungere due obiettivi: 1. fornire stabilità monetaria 2. evitare le recessioni.

Quanto ha avuto successo la FED nei suoi compiti? Nella Prima Guerra Mondiale c’è stata una gigantesca inflazione dei prezzi, nel 1921 c’è stata una recessione, nel 1929-41 c’è stata una depressione, ecc. Il valore del denaro ha continuato a scivolare nell’oblio, valendo progressivamente meno.

Se la banca centrale di una nazione potesse fornire stabilità monetaria, avremmo visto un lento declino dei prezzi: più merci avrebbero inseguito una quantità fissa di denaro. Se la banca centrale fosse stata in grado di fornire prezzi stabili, con un’offerta di moneta leggermente in aumento (la speranza di Milton Friedman), il dollaro non sarebbe calato del 95%.

Il sistema bancario centrale non può e non ha consegnato stabilità monetaria e prezzi stabili, invece ha consegnato inflazione dei prezzi (tranne durante il 1955). La maggior parte degli elettori non è a conoscenza di tutto ciò. Sanno che i prezzi salgono sempre e ogni volta che sembra che i prezzi possano stabilizzarsi, c’è una nuova ondata di inflazione dei prezzi… come per magia. Non è per magia, è voluto.

La banca deve gonfiare l’offerta di moneta a causa delle promesse che sono state fatte dai politici: pensioni e welfare state. La speranza è un anestetico potente. Il segreto per mantenerla alta in quelle che sono ovviamente promesse vuote, è quello di romperle un po’ alla volta. Questo processo di rottura delle promesse si chiama inflazione monetaria, quando la banca centrale monetizza i bond del Tesoro (promesse) delle relative nazioni.

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, le banche centrali del mondo svalutano le promesse. Lo stanno facendo ad un ritmo sempre crescente. Le promesse che sostengono oggi la speranza sono promesse dello stato: ripagare i propri debiti. La grande ironia è che nessuno tra i pianificatori monetari centrali ci crede, quindi rimanderanno indefinitamente nel tempo il giorno della resa dei conti. Gli economisti mainstream ci credono, i politici ci credono e la maggior parte degli elettori ci crede.

LA SVALUTAZIONE DELLA SPERANZA

L’assenza di denaro sano ed onesto e la stampa infinita di denaro fiat non hanno fatto altro che inviare segnali confusi, aumentare l’incertezza economica e far salire la preferenza temporale degli attori di mercato (tasso d’interesse reale). Inutile dire come quest’ultimo fattore sia il responsabile del processo di de-civilizzazione cui assistiamo ormai da diversi anni, un orientamento al presente forzato.

I semi di tutte le crisi vengono sempre piantati dalla manipolazione del denaro, perché in questo modo si cerca di influenzare gli attori di mercato spingendoli verso determinate decisioni economiche /imprenditoriali. Sebbene possano essere influenzate, però, non possono essere controllate e la diffusione delle criptovalute sta segnando un cambio di tendenza: la riscoperta del denaro sano ed onesto.

Questo processo è emerso spontaneamente dal libero mercato, proprio perché gli attori di mercato agiscono per soddisfare al meglio i propri desideri. Questo è un processo che ha accelerato bruscamente con la crisi del 2008, dopo 40 anni di pompaggio monetario. La ZIRP e le migliaia di miliardi di credito hanno distrutto la disciplina e una determinazione onesta dei prezzi, alimentando l’emersione di investimenti improduttivi e sprechi diffusi.

Per raggiungere i loro obiettivi e “stimolare l’economia”, i banchieri centrali si riuniscono regolarmente per ideare nuovi programmi di stimolo e cercano in tutti i modi di trasformare gli interventi non convenzionali una tantum in programmi fissi. Ad esempio, il famoso Quantitative Easing (QE) doveva essere una risposta di emergenza una tantum alla crisi del 2008, ora invece è diventato uno dei tanti strumenti della politica monetaria e una componente chiave della domanda di asset finanziari.

Un effetto collaterale indesiderato del QE è che consente agli stati di aumentare la spesa pubblica senza preoccuparsi del deficit e di pagare tassi d’interesse negativi in termini reali, quindi non impone alcuna disciplina, tranne vuote promesse di mettere a posto i conti in futuro. Gli Stati Uniti hanno provato il QT, ma la FED ha dovuto abbandonarlo rapidamente. È evidente che i mercati vanno bene solo grazie al sostegno monetario e che l’aiuto fornito dal QE non può essere eliminato senza provocare una grave crisi. Infatti la FED ha intrapreso un nuovo ciclo di QE, sebbene Powell l’abbia negato. E con gli utili risparmiati che rendono praticamente zero grazie alle ZIRP e alla NIRP, tutto il credito è finito in asset speculativi, gonfiando bolle senza precedenti che distruggeranno gran parte del sistema finanziario quando scoppieranno. Nessuno sa quale sia il prezzo reale di un qualsiasi asset ormai e poiché il capitale non rende quasi nulla, l’unico modo per guadagnare un rendimento decente è inseguire asset sempre più rischiosi e poi mollarli ad uno sciocco più sciocco.

Avendo distrutto la disciplina nei mercati, le banche centrali non hanno modo di uscire dall’angolo in cui sono finite: se “normalizzano” i tassi d’interesse secondo le medie storiche (3% al di sopra dell’inflazione), allora tutte le compagnie zombi che sopravvivono solo perché i tassi sono quasi a zero andranno in bancarotta, spazzando via la “ricchezza” di tutti prestiti che non possono più essere ripagati.

Oggi esiste una vera e propria masnada di strumenti di politica monetaria (QE, OMT, TLTRO, APP, ABCP, ecc.) e il risultato è che nessuna classe di asset è priva di distorsioni. Tutti questi strumenti applicano gli stessi mezzi (creare denaro dal dal nulla) per raggiungere lo stesso fine (abbassare artificialmente il tasso d’interesse) e hanno gli stessi effetti collaterali, ovvero, una fame per rendimenti decenti, cicli boom/bust seriali e l’incapacità dei fondi pensione di generare ritorni a lungo termine per sostenere le prestazioni erogate.

Ciò che sta accadendo nel mondo non è tanto un cambiamento della distribuzione della ricchezza reale (che è sempre rimasta in accordo con la Legge di Pareto), bensì un aumento dello spreco della stessa attraverso la pianificazione monetaria centrale e la zombizzazione dell’economia produttiva. I tassi d’interesse artificialmente bassi frenano la crescita e stimolano i consumi, ma non la produzione, ed ecco perché in tutta Europa e negli Stati Uniti abbiamo una bassa crescita dei salari, bassi investimenti e un aumento dei debiti di governi, società e consumatori.

Come sempre le banche centrali cercano di risolvere i problemi facendo più o meno la stessa cosa: la BCE ha nuovamente abbassato il tasso di riferimento e ha annunciato un nuovo ciclo di acquisti di obbligazioni; la FED ha nuovamente abbassato il tasso di riferimento e ha lanciato il “Non QE” per sostenere il subbuglio nel mercato dei pronti contro termine. La FED è intervenuta e ha fornito liquidità di emergenza.

La cosa interessante è che la FED annuncia i suoi interventi con largo anticipo per preparare i mercati, ma a questo giro si è mossa rapidamente, a segnalare che il problema è veramente importante. Il bilancio della FED sta di nuovo crescendo e il rischio di liquidità è fuori scala. State certi che se si verificherà una crisi di liquidità nonostante tutti questi interventi, nessuno biasimerà la FED. Anzi, probabilmente si richiederà che faccia ancora di più.

Avendo distrutto la disciplina e la determinazione onesta dei prezzi, le banche centrali hanno tentato di sostituire la realtà con la fantasia, e ora quell’assurda fantasia sta implodendo. Tutti gli investitori stanno facendo ipotesi su quali strumenti ancor più assurdi potrebbero essere messi in campo per far sopravvivere un giorno in più questa fantasia. Una possibilità è che la BCE possa seguire l’esempio della Banca del Giappone acquistando direttamente azioni ed ETF. Non è quindi chiaro a cosa serva questo continuo interventismo, oltre a pompare mercati azionari/obbligazionari e a calciare il barattolo lungo la strada, fingendo che per Main Street tutto vada bene. Si parla addirittura di far sforare all’inflazione la soglia del 2%.

Questo numero magico è sempre stato il punto di riferimento dei banchieri centrali e adesso pare che stia per fare la fine della Curva di Phillips. Infatti l’ex-economista capo dell’FMI, Olivier Blanchard, ha suggerito di aumentare l’obiettivo d’inflazione al 4% (se non di più). Ciò raddoppierebbe i prezzi (e dimezzerebbe i risparmi) in circa 18 anni, meno di una generazione. Infatti la BoJ e poi la FED hanno annunciato che non combatteranno l’inflazione a meno che non diventi troppo alta… senza ovviamente specificare quanto sia questo “troppo alta”. È probabile che la BCE si muoverà nella stessa direzione, soprattutto considerando la ben nota predisposizione di Christine Lagarde all’accomodamento monetario.

FALSA RIPRESA

Un dato interessante da evidenziare riguarda il Dow Jones Industrial Average, soprattutto la sua salita da record sin dall’inizio degli esperimenti monetari senza precedenti di cui abbiamo parlato nella sezione precedente. La teoria del Dow ci dice che un picco nell’Industrial deve essere confermato da un picco nel Transportation affinché possa essere presa in considerazione la sostenibilità della salita, al minimo almeno. Se i trasporti non vedono un incremento è perché le merci non vengono spostate e quindi consegnate. E se le merci non si muovono, non c’è alcun boom. Nessun nuovo picco nei trasporti, nessun bull market.

L’indice dei trasporti ha raggiunto il massimo circa un anno fa e da allora ha ostinatamente rifiutato di corroborare la storia del bull market nell’Industrial. Molto probabilmente, quindi, il rialzo dei prezzi delle azioni quest’anno è solo una mossa finanziaria, un prodotto di tagli ai tassi della FED, dei riacquisti di azioni proprie, ecc. In sostanza, non un vero boom dell’economia reale.

La produzione ha raggiunto il livello più basso sin dalla crisi finanziaria. I dati dell’indice di produzione ISM confermano che l’utilizzo dei vagoni ferroviari si è nuovamente contratto nell’ultimo trimestre. Ora è in calo del 20% sin dal terzo trimestre del 2018. Inoltre il rallentamento dell’economia reale si è fatto strada nei mercati del credito, poiché la sua crescita ha rallentato dell’81% sin dall’inizio di quest’anno.

Poi nel mercato obbligazionario stiamo assistendo ad un numero di declassamenti frenetico: 771 obbligazioni sono state declassate finora quest’anno, il maggior numero ad oggi sin dal 2009. Delle 771 obbligazioni declassate quest’anno, 522 di queste erano obbligazioni spazzatura. Ovvio, quindi, che la FED sia nervosa.

La morale della favola è che anche i numeri ufficiali, sebbene torturati fino a raccontare una storia fasulla, non riescono più a sortire l’effetto sperato dai pianificatori monetari centrali. Le azioni continuano a salire verso nuovi massimi (nominali) sulla scia delle notizie finanziarie che raccontano la storia di un probabile accordo commerciale in arrivo, ma le crepe si stanno allargando sotto la superficie e le autorità monetarie/finanziarie si stanno facendo prendere dal panico.

Non è un caso, infatti, che suddette autorità stiano cercando di attuare un soft landing affiancando in qualche modo il mondo delle criptovalute. Una “criptovaluta statale” è, di per sé, una contraddizione in termini, visto che il motivo principale per cui le persone vogliono usare criptovalute è proprio per evitare il monopolio sul denaro da parte del sistema bancario centrale. Prendete per esempio la Francia che il prossimo anno testerà ufficialmente la propria valuta digitale, oppure la Cina che vorrebbe crearne una per spodestare il dollaro.

Ma se grattiamo oltre la superficie è facile capire perché la Cina non può detronizzare il dollaro USA: ha uno dei sistemi di controllo dei capitali più asfissianti al mondo, una mancanza di separazione dei poteri e una scarsa trasparenza nel proprio sistema finanziario. Il dollaro USA è la valuta più scambiata al mondo, mentre lo yuan può vantare solo un 4%. Questo perché il sistema finanziario degli Stati Uniti è il più affermato, la sicurezza legale e degli investitori è una delle più forti al mondo ed i mercati dei capitali sono aperti.

Sfortunatamente per la Cina l’idea di una criptovaluta statale, anche una coperta dall’oro, parte da una premessa sbagliata: lo yuan non è coperto né dall’uso globale, né attualmente è coperto dall’oro. Le riserve auree totali della Cina rappresentano meno dello 0,25% della sua offerta di moneta, quindi quale fiducia avrà il mondo in una valuta in cui il livello delle riserve auree è una frazione insignificante? Ciononostante la sua più grande debolezza deriva dai controlli sui capitali, dalla mancanza di istituzioni aperte e indipendenti a tutela degli investitori, e da un costante intervento nel suo mercato finanziario. Lo yuan cinese un giorno potrebbe diventare una valuta di riserva mondiale, ma non accadrà fintanto che restano in piedi i controlli sui capitali e la sicurezza degli investitori legali è limitata.

RECESSIONE = OPPORTUNITÀ

Uno dei motivi per cui la popolazione non percepisce quelle che in precedenza sarebbero state considerate condizioni economiche recessive è che il tasso di occupazione è rimasto elevato. Uno dei motivi è il passaggio dell’Occidente da un’economia manifatturiera, in termini di forza lavoro totale, a ad un’economia basata sui servizi. Ciò non significa che vengono prodotti meno beni rispetto a due decenni fa, ma che la forza lavoro è stata ridotta del 50% nel settore manifatturiero. I lavoratori in tale settore sono molto più efficienti oggi di quanto non lo fossero vent’anni fa, ma per sopravvivere hanno dovuto adeguarsi ad un mondo sempre più tecnologizzato.

In questo contesto è bene distinguere tra il lavoro di una persona e la sua carriera. A volte sono uguali, ma oggigiorno, a causa dell’outsourcing, della competizione internazionale nel mondo degli affari e della concorrenza tecnologica, un individuo non perde il lavoro, ma la sua carriera. La promozione automatica è un ricordo del passato ed è stata la competizione internazionale a renderla tale. Quindi una persona che pensa di avere un percorso professionale davanti a sé, vive nel passato. I giovani che entrano nella forza lavoro oggi, o che ci sono stati per meno di un decennio, sono già a conoscenza di questo fenomeno. Rimbalzano da un lavoro all’altro ed i posti di lavoro che un tempo erano sinonimo di carriera stanno diventando estremamente scarsi, tranne in settori altamente tecnologici come l’ingegneria. Anche qui, però, chi non tiene il passo con l’industria scoprirà che la sua carriera finirà contro un muro di mattoni entro cinque anni.

Questo è il motivo per cui un individuo deve sviluppare un programma di formazione personale in cui si tiene al passo con gli sviluppi nella propria nicchia, ma anche al passo con le tendenze generali. Deve sapere cosa sta succedendo nelle categorie generali, perché queste possono influenzare la sopravvivenza della sua nicchia. Non serve essere padrone di una nicchia quando il mercato generale si sta allontanando da quel particolare servizio. È meglio che una persona sia flessibile se vuole sfuggire alla possibilità che la sua nicchia venga esternalizzata o sostituita dalla tecnologia.

Facciamo un esempio. Il medico generalista probabilmente non vedrà alcun cambiamento nella sua carriera. Potrebbe dover cambiare le sue aspettative riguardo quanto guadagnato, a causa dello stato e dei suoi interventi nel campo sanitario che vanno a distorcere i prezzi e ad aumentare i costi, ma nel complesso non vedrà molti cambiamenti nella sua carriera. Gli specialisti, però, in settori di nicchia si trovano ad affrontare un’enorme concorrenza da fonti che non esistevano 20 anni fa.

Le procedure chirurgiche in India, Sud-Est asiatico e Sud America costano la metà rispetto a quelle nei Paesi Occidentali. Considerando che i costi per volare sono diminuiti drasticamente negli ultimi 10 anni, le persone possono ottenere assistenza medica competente ad un costo nettamente inferiore rispetto a quello pagato in patria. Lo stesso dicasi per i dentisti o per i chirurghi plastici. In sostanza, un medico che non capisce come ora i pazienti abbiano a disposizione diverse opzioni economiche, scoprirà che la sua carriera non avanzerà.

Una carriera significa avanzamento, attenzione agli affari, impegno di tempo e denaro per rimanere all’avanguardia nel proprio campo. La cosa più importante che potete fare è diventare difficili da sostituire nella cosa migliore che sapete fare. Più facile fate sembrare il vostro lavoro, migliore risulterà la vostra impressione.

Se date l’impressione di sopravvivere a malapena, di stare a malapena al passo con le peripezie di ogni giorno, la vostra etica del lavoro rimarrà intatta ma il vostro capo potrebbe esitare a promuovervi. Se oggi vi impegnate poco, allora cosa farete quando vi ritroverete un ruolo con maggiori responsabilità e nuove aree da padroneggiare? La persona che invece riesce a svolgere i suoi compiti quotidiani quasi senza sforzo verrà percepita come un candidato a basso rischio per una promozione.

Sono fermamente convinto che quando si tratta di carriera, la miglior difesa sia l’attacco. Non credo che sia una buona idea essere sulla difensiva in un momento di tagli al personale. È molto meglio essere aggressivi, competenti e disposti a ramificarsi in nuove aree quando i tempi sono cattivi. Un datore di lavoro cerca questo tipo di persona nei momenti migliori ed esita a licenziarla quando i tempi si fanno più duri. La persona che fa la tartaruga e cerca di nascondersi è il tipo di persona che verrà considerata come sacrificabile e quindi licenziata. Alcuni cercano di tenersi il lavoro diventando invisibili, ma le persone invisibili possono essere sacrificate senza grandi patemi d’animo per il datore di lavoro.

Questo è il motivo per cui penso che giocare in difesa sia una strategia ad alto rischio quando si tratta della vostra carriera. Il momento migliore per avanzare è durante una crisi. Questo è il motivo per cui la prossima recessione rappresenta un’opportunità: le persone veramente competenti possono ottenere grandi guadagni rispetto ai loro concorrenti. È molto più difficile in tempi di boom, perché tutti sembrano prosperare e avere successo.

Man mano che la recessione si intensifica, è necessario prestare molta più attenzione ai dettagli. Bisogna stare all’erta per le occasioni e questo vuol dire aumentare il vostro impegno in termini di ore: sforzarsi di aumentare la conoscenza della propria nicchia ed aumentare la consapevolezza delle altre persone della vostra presenza in tale nicchia. Il Web è fondamentale per questa strategia, soprattutto se pensiamo al nuovo mondo rappresentato dalle criptovalute e dalle molteplici occasioni che possono scaturirvi.

CONCLUSIONE

La religione della speranza dipende da una cosa: l’abilità di riscuotere le entrate dello Stato. Mao disse: “Tutto il potere scaturisce dalla canna di una pistola”. Oggi l’intero sistema della finanza internazionale scaturisce dalla canna di una pistola: il fisco.

Questa pistola ha potere solo perché la gente crede che la maggior parte delle altre persone pagherà le tasse; secondo quest’ottica infatti se qualcuno si rifiuta di pagare, ci sarà un agente armato che andrà a fargli visita. È in arrivo una recessione mondiale e qualsiasi aumento delle tasse potrebbe trasformarla in una depressione.

Politici ed economisti mainstream temono questo esito ed ecco perché i deficit statali corrono veloci. Ma investitori disposti ad entrare in questo gioco a somma zero non ce ne sono più, visto che nell’ambiente economico in cui ci troviamo tassi d’interesse più elevati sono un ricordo lontano. Ciò significa ancor più interventismo nei mercati e ancor più artificialità nella determinazione dei prezzi, visto che tassi d’interesse più elevati equivalgono ad un’insolvenza per tutti gli stati mondiali.

Non uno, ma due gravi problemi che non possono essere affrontati senza un reset monetario. Continuare a contenere i tassi significa trovare un finanziatore disposto ad acquistare quantità crescenti di debito pubblico delle varie nazioni.

Quel prestatore esiste: il sistema bancario centrale, il sistema bancario commerciale e le istituzioni finanziarie. Aver approfittato dei monopoli garantiti dal potere statale ha un prezzo e lo stanno pagando.

Non capiscono l’essere umano, questo perché non hanno idea di cosa sia la prasseologia. Se l’avessero saputo, avrebbero saputo anche che gli individui sono i migliori carcerieri di sé stessi ma al contempo anche i migliori sabotatori di questa attitudine. Quindi cosa sosterrà il sistema? La speranza degli elettori nelle promesse dello Stato. Come verranno mantenute queste promesse? Attraverso la svalutazione. In breve, la svalutazione della speranza.

Francesco Simoncelli

Pubblicato da www.francescosimoncelli.com

Immagine utilizzata: Pixabay