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La corruzione, lo sfruttamento e la tragedia di Venezia – di Giuseppe Careri

La corruzione, lo sfruttamento  e la tragedia di Venezia – di Giuseppe Careri

E’ notizia di questi giorni l’arresto ai domiciliari della ex Europarlamentare di Forza Italia Lara Comi accusata di aver commesso una serie di reati a lei contestati dal Gip di Milano Raffaella Mascarino. Nell’ordinanza di custodia cautelare il Magistrato scrive: “Nonostante la giovane età, Lara Comi ha dimostrato nei fatti una non comune esperienza nel fare ricorso ai diversi, collaudati schemi criminosi”.  Lara Comi è accusata di corruzione per alcune consulenze d’affari, finanziamento illecito e truffa nei confronti del Parlamento Europeo. Agli arresti domiciliari è finito anche l’amministratore delegato dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni.

In futuro saranno i giudici nei processi a loro carico a dire la parola fine a questi episodi di malcostume politico di tangenti e corruzione.

Ancora più grave, se possibile, il sistema di tangenti incassate da politici, amministratori e imprenditori per la realizzazione delle paratie del Mose di Venezia, il Modulo Sperimentale Elettromeccanico. Un sistema ingegnoso che, finito, avrebbe probabilmente “salvato” Venezia dal disastro dell’acqua alta dei giorni scorsi.

La storia della costruzione del Mose ha radici lontane. Il progetto nasce negli anni ’80 dopo l’alluvione del 4 novembre 1966, l’evento meteorologico eccezionale che inondò e travolse la città lagunare di Venezia con vento di scirocco e un’alta marea che raggiunse i 194 centimetri. L’alluvione causò danni ingentissimi alle case e ai negozi commerciali causando danni per diversi miliardi di lire; ma soprattutto fu un evento disastroso che colpì la Basilica di San Marco e rovinò parte del patrimonio artistico e culturale della città.

Finalmente, dopo il disastro “dell’acqua granda” del 1966, il governo e le autorità locali, capirono l’urgenza e la necessità di costruire un sistema sincronizzato di paratie mobili a scomparsa per salvaguardare dall’alta marea una città d’arte unica al mondo.

L’opera d’ingegneria civile del Mose iniziò solo nel 2003. Il Governo della XIV legislatura, 2001-2005, era formato dal Centro Destra, Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Vice Presidente Gianfranco Fini, Umberto Bossi e Roberto Calderoli della Lega a Riforme Istituzionali.

Governatore del Veneto dal 1995 al 2010 Giancarlo Galan, nel 2011 fu Ministro dei Beni Culturali nel Governo Berlusconi IV

Il costo dell’intera opera del Mose era prevista inizialmente di circa 1,3 miliardi di euro. In realtà a tutt’oggi il costo è lievitato oltre 5 miliardi di un sistema ancora non finito. Problemi di burocrazia, contestazioni sull’efficacia di questa opera faraonica, infine tangenti e corruzione che hanno di fatto rallentato la realizzazione del Mose concepita in origine per salvare Venezia dall’alta marea.

La svolta delle indagini per tangenti avviene solo nel giugno del 2014, 11 anni dopo l’inizio dei lavori, quando la Procura indaga un centinaio di persone tra imprenditori, Amministratori e politici a seguito di un’indagine della Guardia di Finanza sui paradisi fiscali. Tra i politici indagati spicca il nome dell’ex Governatore del Veneto Giancarlo Galan che recentemente ha patteggiato una pena a due anni e 10 mesi per corruzione; inoltre, come risarcimento, ville confiscate e tanti milioni di euro recuperati.

L’immagine della laguna di Venezia sommersa dall’acqua alta ha scatenato le accuse di responsabilità come sempre accade quando nessuno si assume la propria responsabilità per il ruolo occupato di amministratore e dirigente di un servizio pubblico. Rimane come sempre la rabbia di tutta la cittadinanza di Venezia, di Pellestrina, Burano, di una popolazione costretta ancora una volta a subire un disastro economico e ambientale senza nessuna loro colpa.

Gli episodi di corruzione, di tangenti e di evasione fiscale, non ci fanno dimenticare gli episodi che riguardano “gli ultimi”, i diseredati, povera gente che per un salario di 500 euro mensili sono costretti a lavorare in condizioni a dir poco drammatiche. Come accaduto alle porte di Napoli dove 43 persone, tra le quali una donna incinta e due minorenni, erano sfruttati da un imprenditore che li aveva chiusi con una porta blindata per sei ore in un magazzino senza aria e senza servizi igienici.

L’azienda, per cui lavoravano in nero, realizza accessori per scarpe e borse riservate a case di lusso internazionale.

Nella terza giornata mondiale della povertà il Papa ha detto: “Si va di fretta senza preoccuparsi che le distanze aumentano, che la bramosia di pochi accresce la povertà di molti.

Già, la bramosia dei soldi, il profitto, il lusso di pochi a danno di molti. Nel paese si è ormai stanchi, arrabbiati, delusi, quasi senza speranza di una società spesso corrotta.

Ormai non basta più la rabbia, la delusione di tanti cittadini onesti; occorre una rivoluzione culturale, una conoscenza dei giovani più approfondita per sperare, soprattutto per loro e i loro figli, in un futuro migliore.

Giuseppe Careri