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Razzismo: ritorno al passato

Razzismo: ritorno al passato

In un  comune della provincia di Lecco, Calolziocorte, un paese di 13.900 abitanti, una delibera del Sindaco e della giunta leghista ha deciso di istituire un regolamento che prevede aree comunali dove i migranti non possono essere ospitati, le cosiddette zone rosse. Nel regolamento sono previste anche zone blu accessibili ai migranti solo attraverso il rilascio di un nulla osta da parte dell’amministrazione comunale. Niente centri profughi nei pressi della stazione ferroviaria e vicino le scuole.

La notizia, pubblicata dal Corriere della Sera, riporta anche le dichiarazioni sdegnate del Sindaco leghista Marco Ghezzi; “lavoriamo a questo provvedimento da sei mesi e lo abbiamo approvato per evitare ciò che è accaduto in passato con i profughi alloggiati in strutture vicino alle scuole sorpresi a spacciare agli studenti. Del resto, aggiunge, i cittadini che ci hanno votato sono con noi”.

La delibera sulla zona rossa e zona blu di Calolziocorte ci riporta drammaticamente indietro nel tempo, all’apartheid sudafricana dove i neri e i bianchi erano divisi in ogni attività quotidiana della società civile: i neri non potevano salire sull’autobus dei bianchi; i supermercati erano distinti tra quelli per bianchi e quelli per i neri, le scuole diverse, gli hotel pure, si mangiava in ristoranti separati. La segregazione razziale praticata in Sudafrica e negli Stati Uniti fu poi sconfitta grazie alla lotta di intere generazioni impegnate contro la mancanza di diritti nei riguardi dei neri. Una lotta cui hanno partecipato politici, scrittori, giornalisti, attori e milioni di semplici cittadini americani.

Non si può ignorare la stagione della costruzione del Ghetto diffuso in diverse città europee, dove erano rinchiusi gli ebrei entro spazi delimitati da muri, così come le conseguenze subite durante la seconda guerra mondiale da milioni di ebrei, di omosessuali, di malati,  deportati nei campi di concentramento per essere sterminati e finire, poi, nei forni crematori.

In Italia, da qualche anno, si sta sviluppando una cultura dell’odio, viene alimentata la paura del migrante, del diverso, degli ultimi. Si assistono ormai a scene inimmaginabili fino a tempo fa. Lo dimostrano diversi casi di intolleranza e di violenza che avvengono nei riguardi di tanti poveri disgraziati alla ricerca di un alloggio, un riparo, un conforto alimentare.

E’ quanto successo recentemente a una bambina della scuola elementare Giacomo Zanella di Minerbe, Verona. I genitori non sono in grado di pagare la retta e lei, a differenza degli altri compagni, è costretta a mangiare una scatoletta di tonno e crakers perché così deciso dall’amministrazione comunale della lega nei confronti dei bambini i cui genitori non riescono a versare la loro quota.

Purtroppo, però, cresce il numero di questi casi di intolleranza nei riguardi dei migranti, dei diseredati, degli ultimi. E’ successo anche a Casal Bruciato, un quartiere periferico di Roma, dove un gruppo di abitanti della zona, appoggiati da Casa Pound e da altri estremisti di destra, ha fatto sloggiare una famiglia Rom di tre persone da una casa regolarmente loro assegnata.

La lotta si è estesa anche a Torre Maura, altro quartiere periferico della Capitale, abbandonato da anni al proprio destino. L’arrivo di 75 persone Rom, tra cui 22 donne, tra cui tre incinta e 33 bambini, ha scatenato la violenza di alcuni abitanti e di Casa Pound, intenzionati a cacciarli dal quartiere. Cassonetti incendiati, minacce, grida, presidi notturni, perfino, i panini destinati ai Rom  calpestati per non farli giungere a destinazione.

Ecco, questi sono solo alcuni degli episodi di intolleranza e di violenza che una città, un paese intero, è costretto a subire. Si parla di sicurezza, di porti chiusi, di promesse mirabolanti, tutto in funzione di raccogliere il maggior numero di voti possibili da elettori, spesso ignari dell’inganno cui sono sottoposti.

Certo la globalizzazione, gli squilibri sociali ed economici, le disuguaglianze, con gli sbarchi di immigrati e la mancanza di di proposte alternative politiche e sociali,  da ricostruire, fanno presagire un futuro particolarmente difficile.

Scrive Chiara Volpato ne Le radici psicologiche della disuguaglianza: “Gli atteggiamenti negativi verso gli immigrati e il sostegno ai partiti contrari all’immigrazione possono così oggi essere reperiti tra coloro che vivono in una situazione socio-economica precaria e vedono quindi, realisticamente negli immigrati dei competitori pericolosi”.

Don Lorenzo Milani, prete, docente ed educatore è stato una figura legata all’esperienza didattica rivolta ai bambini poveri nella disagiata Scuola di Barbiana, dove fu realizzato direttamente dai ragazzi “Lettera a una professoressa”.

Scrive Don Lorenzo Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, e privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri”. Poi aggiunge: “Su una parete della nostra scuola c’è scritto in grande: I CARE. E’ il motto intraducibile degli americani migliori: mi sta a cuore. E’ il contrario esatto del motto fascista me ne frego”.

Ecco, dopo tanto odio disseminato negli angoli più remoti del nostro paese, è giunto il momento di fare una riflessione profonda sulla giustizia, i valori sociali, la solidarietà, i diritti umani di ognuno di noi. E’ una speranza, forse l’ultima a morire, per non ripetere gli errori e gli orrori del passato.

Giuseppe Careri

 

 

Foto utilizzata: da Shutterstock