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Nino Galloni: dopo il Def è necessario stimolare la crescita

Nino Galloni: dopo il Def è necessario stimolare la crescita

E’ arrivato il Def e le polemiche sono subito scattate perché c’è chi non crede alla possibilità che si possa trattare della via giusta per assicurare la ripresa del Paese. Previsti 40 miliardi, ma il provvedimento basta da solo? “La necessità è quella di stimolare ulteriormente la crescita economica”, sostiene l’economista Nino Galloni con il quale commentiamo la manovra varata dal governo di Giuseppe Conte.

Non sono pochi 40 miliardi, qual è il suo giudizio complessivo sul provvedimento?

“ Non è poco, ma il problema vero è che le esigenze del Paese sono superiori. Riguardano le infrastrutture, l’assetto idrogeologico, la necessità di rispondere alle esigenze concrete della gente, di una politica delle pensioni che non guardi solo all’elemento dei dati immediati.

In che senso?

“ Nel senso che se gli anziani sono benestanti, se ricevono pensioni adeguate possono acquistare prodotti di qualità migliore, magari realizzati in Italia, e non “ malestanti” e quindi costretti a procurarsi prodotti di qualità più scadente, importati. Questo significherebbe avere una più alta circolazione di risorse che finirebbero per favorire l’occupazione giovanile. Invece, così come siamo messi, abbiamo anziani costretti a fare la vita da poveracci ed i giovani sono senza lavoro”.

Lo sforamento del 2,4 % del Debito è cosa sostenibile, per tre anni? E, poi, è stata una buona idea di investirlo in buona parte nel reddito di cittadinanza?

“ Si tratta di vedere se questo disavanzo stimolerà la crescita del Pil più del 100 % e quindi se ci si possa trovare di fronte ad uno stimolo della domanda. Una politica della spesa pubblica deve essere destinata a far crescere la domanda. Questa manovra è ispirata dalla constatazione che gli investimenti in infrastrutture e nei tradizionali interventi pubblici, concepiti nel passato, hanno un effetto minore di quello reso possibile, invece, da interventi che vanno a favore della gente senza reddito. Mi rendo conto che secondo la cultura prevalente si finisce per definire questa una politica assistenzialistica, ma è stato dimostrato che essa ha un effetto macroeconomico maggiore di quello ottenibile da altri tipi di investimenti. Nonostante la levata di scudi generale è così…”.

Allora, andavano bene gli 80 euro di Renzi…

“ Sì, intanto hanno portato il consenso a Renzi che aveva ideato la misura. Gli 80 euro servivano per consentire a tante famiglie di fare la spesa dell’ultima settimana del mese che, altrimenti, non sarebbero riuscite a fare. Un qualche effetto l’hanno portato…”

Va bene, ma questi sono effetti a breve termine

“ Certamente parliamo di effetti sul breve periodo. La necessità è quella di stimolare ulteriormente la crescita economica. A mio avviso ci sono delle grandi aree di intervento che riguardano l’ambiente e la salvaguardia del territorio, la valorizzazione del patrimonio esistente, archeologico, museale, naturalistico. Ovviamente c’è tutta la parte che riguarda la persone. Pensiamo solo cosa potrebbe rappresentare la cura degli anziani in una società fatta sempre più di anziani”.

E se le risorse di questa manovra fossero andate a queste aree?

“ Bisognava vedere se ci sarebbe stata una risposta immediata alla contrazione dei consumi e quanti posti di lavoro si sarebbero potuti creare nel brevissimo termine. Avremmo avuto contratti a tempo indeterminato, oppure contratti precari, buoni stipendi, oppure stipendi da fame?”.

Ovviamente, si è tornato subito a parlare della reazione dei mercati…

“ I mercati valutano la situazione complessiva del Paese. E’ chiaro che non si possono ignorare i mercati e le loro reazioni. Credo che tutti siano consapevoli del fatto che l’Italia è collocata in un preciso contesto internazionale. Da esso non usciamo. Quando diciamo che non possiamo non tener conto dei mercati dobbiamo anche renderci conto che questi possono dare una risposta razionale o irrazionale e, quindi, puntare tutto solo sulla speculazione. I primi, quelli razionali, tengono conto che l’Italia è un paese solido. Non è la Grecia, non è l’Argentina. I mercati che attaccano sono quelli irrazionali…”.

Come ci si salva dagli attacchi speculativi ? Abbiamo le risorse per rispondere adeguatamente?

“ La verità è che mancano attività imprenditoriali ed idee. Circola sempre l’idea che non ci siano i soldi. Questo non è vero. I progetti validi, costruiti sulla base di idee valide, hanno sempre attirato i soldi. E’ questo il punto che ci riguarda veramente. Ci dobbiamo liberare dal paradigma della scarsità. Non saremmo costretti ad accettare tutto quello che vogliono i mercati se riuscissimo a valorizzare le nostre risorse. Ci si slava facendo investimenti mirati ed adeguati sulla base di una progettualità valida, se si creasse un’agenzia di rating autonoma che fosse in grado di valutare i fondamentali di una intera economia che, poi, sono quelli di quanto importi e di quanto esporti. Nonostante l’Euro non sia direttamente una moneta nazionale, continuiamo pur tuttavia ad avere un avanzo commerciale…”.

E, allora, dopo questo Def cosa dovremmo fare?

“ Dovrebbe diventare il punto di inizio di un cambiamento profondo puntando sul turismo, sul Made in Italy, sull’immenso patrimonio che abbiamo, razionalizzando lo Stato e definendo nuovi rapporti con i cittadini, rimettendo in moto il credito produttivo, non quello con finalità speculative. Non sappiamo, però, se abbiamo le idee adeguate per giungere ad una piena valorizzazione delle risorse. C’è poi la questione della moneta. Lo Stato potrebbe emettere moneta non a debito. Non si tratta di esagerare. L’introduzione di una moneta parallela, a sola circolazione nazionale, cosa non impedita dagli accordi internazionali, è cosa che andrebbe esplorata, così come la possibilità d’introdurre i certificati fiscali di cui si parla da tempo”.

L’introduzione del reddito di cittadinanza presuppone la ristrutturazione dei vecchi centri del collocamento…

“ Si, se non si vuole concepire un redito di cittadinanza che sia solo un modo di dare i soldi a tutti. Quei centri dell’impiego non sono nemmeno l’ombra del vecchio collocamento perché le regioni si sono prese tutta la polpa, quella rappresentata dalla formazione ed hanno lasciato alle province, che ancora esistono moribonde e senza fondi , solo le briciole…”.

… Vuoi dire che per rimettere in piedi un sistema valido ci vorrà del tempo. Quanto?

“ Creando delle strutture agili ci vorrà almeno un anno”.

C’è un altro aspetto. Il provvedimento stanzia 1,5 miliardi di euro per i cosiddetti “ truffati” delle banche. Così i contribuenti pagheranno al posto delle banche.

“ Certo. Sotto questo punto di vista vi sono tre possibilità: il “ bail in”, in base al quale pagano i correntisti, oltre che gli azionisti; il “ bail out”, che si riduce al pagamento da parte dello Stato dei danni fatti dalle banche; infine, la decisione di far pagare gli stessi istituti di credito che hanno provocato i danni. Questo, però, potrebbe portare al rischio di veder fallire le banche e, quindi, rendere concreta la possibilità che queste falliscano e la cosa potrebbe creare un danno ancora peggiore. In poche parole, le banche hanno sempre il coltello dalla parte del manico”.

Intervista di Giancarlo Infante