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Un Natale amaro perché non è per tutti

Un Natale amaro perché non è per tutti

Da giorni, ormai, si avverte il clima di Natale. Dai canti natalizi, Jingle bells, Bianco Natale, White Christmas, ascoltati un po’ dappertutto, dalla esagerata e continua pubblicità degli spot televisivi, da quella dei giornali, dagli alberi addobbati, le luminarie, i negozi pieni di luce e di offerte natalizie.

Un clima presente ovunque, nelle città, nei piccoli paesi, nei borghi e nel mondo intero. Un clima natalizio che, purtroppo, non si respira invece nelle zone distrutte dal terremoto, dove la popolazione è costretta a vivere al freddo in alloggi di fortuna. Lo stesso vale nelle borgate e nelle periferie malfamate, e poi nelle zone di guerra, in quelle terre sfortunate dove continua il massacro di piccoli innocenti.

Un Babbo Natale, quindi, che si presenta quest’anno solo per i bambini fortunati; quelli che hanno una famiglia, i genitori, una casa confortevole e vedranno arrivare i giocattoli tanto attesi.

Un Babbo Natale costretto a rinunciare al suo ruolo, alla sua impossibilità di portare il proprio augurio, i doni, la fede e la speranza, a tante popolazioni che soffrono per la mancanza di cibo, di un alloggio, di una famiglia.

Un Babbo Natale impossibilitato a portare conforto nelle zone dove ancora si muore a causa di una guerra scellerata, in una città, Aleppo, che vede milioni di persone in fuga, migliaia di bambini in preda alla paura di essere abbandonati, di morire per un colpo di fucile di un cecchino, o per lo scoppio di una bomba lanciata da una superpotenza. Una guerra cieca, che colpisce ospedali, case civili, colonne umanitarie che tentano di fuggire al massacro.

Una città stremata dalla fame, dalla mancanza di cibo, di medicinali, di vestiario, di un rifugio. Una città in cui da tempo si consumano un genocidio, una carneficina, e il dramma di cittadini inermi, privi di una protezione internazionale, l’Onu, che non riesce a trovare una soluzione per il cessate il fuoco. Le forze in campo non ascoltano nemmeno la voce accorata del Papa, il Vicario di Cristo, implorante affinché non si infierisca sulla popolazione civile di Aleppo, di quel Papa, il quale, con una voce universale cerca di dare  un sollievo a questa popolazione martoriata attraverso la speranza e la preghiera.

Purtroppo, malgrado gli appelli, continua il massacro contro bambini inermi, di nostri figli, nipoti e fratelli

Babbo Natale, dunque,  a stento entra nei quartieri periferici, nelle borgate prive delle necessità più elementari quali un giardino, un asilo nido, un ambulatorio, una caserma dei carabinieri. Luoghi dove, purtroppo, dominano la violenza, lo spaccio di droga, il degrado dei più poveri.

Questo clima di violenza, di sopraffazione nelle zone periferiche, malgrado la presenza di tante persone oneste, nasconde un territorio dominato dai più forti, dagli spacciatori e dai delinquenti abituali.

In una trasmissione televisiva della Rete2, Roberto Saviano ha commentato il degrado di queste periferie, sottolineando che si tratta di un territorio privo di legge, dove lo spaccio costituisce l’unico modo per racimolare dei soldi e riuscire a

sbarcare il lunario.

E’ impressionante sentire l’intervista di una mamma che spaccia la droga insieme al figlio e non sente nessun rimorso per gli stupefacenti venduti ai ragazzi. “E’ l’unico modo per mangiare”, dice.

E gli altri, tutti gli altri cittadini, le forze dell’ordine? La legge? Inesistenti. Gli abitanti del quartiere tacciono per paura, innanzi tutto, di essere ammazzati qualora denuncino uno spacciatore, visto che le forze di polizia che non hanno i mezzi per intervenire adeguatamente. Anche se il problema non è solo di ordine pubblico, di rispetto della legge, ma soprattutto sociale. Occorrono scuole, insegnanti, professori, studenti, che escano fuori da una situazione in cui la classe politica li ha fatti precipitare senza che in futuro si veda la luce dell’avvenire.

E’ notizia di questi giorni della violenza portata contro una famiglia marocchina costretta a rinunciare a una casa popolare loro assegnata. Ma questa sopraffazione, generata dalla disperazione degli abitanti del quartiere, è frutto e conseguenza di una politica sociale inesistente, che fino ad oggi ha trascurato le periferie di Roma, ha chiuso gli occhi di fronte al degrado di interi quartieri, quelli ai margini della città.

Intanto, troppi i politici impegnati a occupare le poltrone e a finire coinvolti in casi di corruzione, di mal governo. E’ recentissima la notizia di un assessore arrestato per l’acquisto, pensate un po’, di un attico pagato con i soldi di un famoso costruttore, anche lui agli arresti.

La nascita e il sacrificio di Cristo rimangono l’ancora di salvezza a cui tutti i popoli di buona volontà tendono ad aggrapparsi tenacemente. Il povero bambino di duemila anni fa nella mangiatoria ricorda tanti poveri cristi dell’era moderna costretti ancora a dormire al freddo, nei dormitori pubblici, sotto una coperta lacera.

E il sacrificio di Cristo sulla croce per salvare le anime del mondo è altro, vanificato dall’incapacità del genere umano di dedicarsi all’amore, alla solidarietà, alla convivenza civile in un mondo che ancora si fronteggia con le guerre ed emargina le popolazione più indifese, gli ultimi.

In questo Natale 2016 dobbiamo riconoscere che tutti abbiamo perso. Il clima di consumismo avvertito nelle strade, gli acquisti dei regali per i più fortunati, gli alberi di Natale illuminati, le musiche natalizie, finiscono, così, per dare un’idea falsata della vita reale di ognuno di noi.

Rimane la speranza di un mondo migliore, di una riposta positiva delle nuove generazioni, nei nativi digitali; una speranza nella loro intelligenza, la loro cultura, il loro altruismo verso la solidarietà, verso l’aiuto dei più deboli e dei propri genitori.

Scrive una bambina:

“Caro Babbo Natale, vorrei che quando mamma apre le analisi, scopre che non ha nulla”. Baci. Sara

 Giuseppe Careri