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L’ Intervista / Francesco Dardanello

L’ Intervista / Francesco Dardanello

Da vent’anni Francesco Dardanello è al timone della Camera di commercio della terza provincia più grande d’Italia, la provincia di Cuneo che, situata al confine del Piemonte, rappresenta il naturale punto di contatto tra la pianura Padana, la Francia e la Liguria. Una provincia a vocazione soprattutto agricola e turistica. Risorse queste che si fondono alla perfezione con l’industria automobilistica e il suo indotto che rappresenta una delle potenzialità maggiori della nostra produzione. Una provincia, spiega il Presidente Dardanello, dove le conseguenze della crisi economica europea si sono fatte sentire ma dove si è attenti anche a cogliere i segnali di ripresa che richiedono l’adozione di misure economiche forti per rilanciare la potenzialità del sistema Italia.

Francesco Dardanello, imprenditore piemontese doc, dal 2009 è anche al vertice di Unioncamere, l’organizzazione che raccoglie tutte le Camere di commercio d’Italia ed è anche membro del consiglio di amministrazione che gestisce l’aeroporto di Levaldigi (Cuneo), il secondo scalo del Piemonte.

1dardanello6Presidente Dardanello, lei guida la Camera di commercio della terza provincia più grande d’Italia, che è Cuneo. Vogliamo provare a fare un check dell’andamento economico della zona? Come prevede sia il saldo del 2013?

“La provincia Granda ha manifestato i segni della crisi in ritardo rispetto al resto del territorio nazionale, ma non è riuscita a evitarli. I dati più recenti evidenziano un ricorso considerevole alla Cassa integrazione guadagni e denunciano un saldo negativo, tra apertura e chiusura di imprese. Non si tratta di cifre considerevoli, in quanto si è a quota -0,01%, ma di un indicatore che dimostra la presenza di difficoltà nel riagganciare il trend di crescita. Anche l’esportazione, da sempre punto forte dell’economia locale, è in lieve ridimensionamento. Le previsioni, per fine anno, non sono, dunque rosee, ma neppure drammatiche. Si resterà sui livelli del 2012.”

1dardanello13Quali, a suo avviso, i settori da migliorare?

“Partiamo dall’articolazione dell’economia cuneese, rappresentata dall’agricoltura (30%), dai servizi (19,7%), dal commercio (18,6%), dalle costruzioni (14,9%), dall’industria (9,3%), dal turismo (5,2%)e da altre attività. Per vocazione, la provincia guarda al mondo dell’agricoltura, caratterizzato da specificità che vanno valorizzate e sono già state premiate da marchi di tutela. Altro punto forte è l’alimentare, mentre un processo evolutivo in positivo sta interessando il comparto delle macchine e apparecchiature meccaniche. Certo, molto lavoro resta da fare. Mi riferisco, nello specifico, al turismo, forte di una situazione ambientale favorevole, ma ancora lontano dall’obiettivo del fare sistema, per integrare tra loro le varie opportunità e offrire servizi più articolati sul territorio. Punto forte, da esaltare ulteriormente, è anche l’enogastronomia, basata su una serie di produzioni d’eccellenza, apprezzate in tutto il mondo.”

1dardanello18Lei fa parte anche del Consiglio di amministrazione della società che gestisce l’aeroporto di Levaldigi. Ritiene sia utile potenziare la struttura per migliorare i collegamenti con il resto d’Italia e l’Europa? Si dice che nel consiglio potrebbe entrare un imprenditore russo. Pensa che potrà portare benefici economici al territorio e in quale misura?

“La Camera di Commercio di Cuneo si è sempre battuta non solo per il mantenimento, ma anche per il potenziamento dell’aeroporto di Levaldigi. Notevole l’impegno finanziario espresso per consentire la realizzazione del progetto dell’aerostazione. Attualmente l’ente camerale è tra i maggiori azionisti, con il 19,9%. I risultati, quanto a numero di passeggeri, sono promettenti, caratterizzati da un trend costante di crescita. Per fine 2013 si pensa di poter sfiorare i 300.000 passaggi. La situazione potrebbe subire un’ulteriore svolta positiva con 1dardanello17l’approdo alla concessione ventennale da parte del Ministero e la ventilata privatizzazione. É vero che una società russo-turca si è fatta avanti dichiarando la propria disponibilità all’acquisto dell’80 % delle quote. Gli obiettivi sarebbero straordinari: raddoppio delle strutture e approdo a un milione di viaggiatori all’anno. Indubbi i vantaggi per il territorio, da sempre pesantemente penalizzato per la presenza di collegamenti stradali e ferroviari inadeguati”.

Quanto potrà incidere l’innovazione sulla crescita del comparto economico provinciale? Quali saranno i settori interessati?

“I risvolti positivi legati all’innovazione sono innegabili e possono incidere trasversalmente sull’economia provinciale. Rappresentano un’aspirazione da cui non si può prescindere. Alla luce di tale convinzione l’ente camerale è presente, con quote societarie in organismi quali il Creso, che promuove il cambiamento in agricoltura, Tecnogranda per quanto concerne, nello specifico, il comparto alimentare e 1dardanello7in altri organismi similari. Bandi specifici sono stati varati, inoltre, per consentire alle aziende di accedere a finanziamenti pro-innovazione. Per l’anno prossimo l’obiettivo è ottimizzare e ampliare la diffusione sul territorio della banda larga, con particolare attenzione per le zone marginali.”

Quali strumenti la Camera di commercio mette in campo per contrastare il fenomeno della disoccupazione?

“L’impegno parte, in questo caso, dalla fase dell’orientamento, in modo da preparare allo svolgimento di attività lavorative non inflazionate, necessarie a un equilibrato sviluppo delle realtà operative esistenti. Importante, in tale ottica, è il progetto Excelsior che, periodicamente, a cura dell’ente camerale, rileva i bisogni occupazionali delle imprese. Di qui l’intensificarsi dei rapporti con le scuole, aderendo a iniziative quali il Job day, cioè la breve parentesi vissuta all’ombra dell’imprenditore, oppure gli stage estivi nelle 5.0.2aziende. Altre proposte vengono dai bandi il cui obiettivo è qualificare la forza lavoro, in modo da facilitarne l’inserimento. Questo l’impegno espresso in una provincia che ha sempre primeggiato per la bassa percentuale di disoccupazione, ma, negli ultimi anni, a causa della crisi, ha fatto registrare un incremento preoccupante della stessa, non sempre attenuata dalla diversificazione delle attività produttive, dal prevalere della piccola e media impresa e dalle tradizionali serietà e prudenza dei Cuneesi.”

Lei, in qualità di presidente di Unioncamere cosa si sente di chiedere al governo per favorire la crescita? Quali, a suo avviso, le misure che andrebbero varate?

“La ripresa non cade dal cielo. La ripresa c’è se la costruiamo tutti insieme. Governo, istituzioni, imprese, sindacati. Ritrovando quella coesione senza la quale non si va da nessuna parte. In questi anni di crisi, a fronte di tante imprese chiuse ce ne sono state tante che hanno dimostrato di poter reagire 1dardanello14alla tempesta addirittura migliorando le proprie performance. Sono le imprese del Made in Italy, quelle aperte ai mercati internazionali, che non hanno esitato a cambiare e a riorganizzarsi per competere in nome della qualità. Da sole hanno fatto miracoli. Ora però servono politiche economiche che le sostengano e che aiutino anche le tante imprese che ogni giorno, nonostante tutto, continuano a nascere. Nei primi nove mesi del 2013 sono state quasi 300 mila, una su tre fa capo a donne e uomini con meno di 35 anni. È una generazione di giovani che non si rassegna a lasciare l’Italia per costruirsi un futuro, né si arrende al vento della protesta, ma si rimbocca le maniche e guarda con coraggio al domani.

Per sostenere questa vocazione all’impresa abbiamo bisogno di politiche che puntino sui grandi 1dardanello[2]“giacimenti” di cui disponiamo: il nostro patrimonio manifatturiero, turistico, enogastronomico, culturale, ambientale. È questo il vero tesoro italiano da valorizzare per imboccare la strada della rinascita. E per questo proprio ai Giacimenti d’Italia abbiamo voluto dedicare simbolicamente la nostra assemblea annuale di pochi giorni fa a Genova. È da qui che occorre ripartire. Da questa via tutta italiana alla green economy che fa della bellezza un fattore produttivo determinante e della cultura, sposata alle nuove tecnologie, un vero e proprio incubatore d’impresa.

Noi ci crediamo. E l’abbiamo messo nero su bianco in un manifesto presentato nei giorni scorsi con Fondazione Symbola e Fondazione Edison, per portare l’Italia Oltre la crisi. Su questi punti stiamo raccogliendo un consenso crescente da parte dei principali attori dello sviluppo economico e, con il loro aiuto, crediamo che sia possibile costruire una nuova politica industriale. La legge di stabilità va nella giusta direzione ma è migliorabile. Mi auguro che Governo e Parlamento si adopereranno per trasformarla in un reale strumento di sviluppo. Ci sono, infatti, questioni cruciali che attendono risposte immediate e incisive. A partire dalla stretta creditizia che rischia di mettere in ginocchio un numero sempre più elevato di aziende, anche sane. Per non parlare della modernizzazione del paese con la realizzazione dell’agenda digitale, l’alleggerimento del peso della burocrazia su imprese e cittadini e un sistema della giustizia civile degno di questo nome. Quattro priorità su cui l’Italia si gioca il proprio futuro.”

Enrico Barone