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Il Commissario di Roma e le sirenette di Milano “capitale morale”. Forse il problema è quello della mancanza di assunzione di vera responsabilità da parte dei partiti. Di tutti… di Giancarlo Infante

Il Commissario di Roma e le sirenette di Milano “capitale morale”. Forse il problema è quello della mancanza di assunzione di vera responsabilità da parte dei partiti. Di tutti… di Giancarlo Infante

Finalmente si è chiuso l’Expo anche se la retorica da cui siamo stati inondati per questa che resta, pur sempre, solo un pò di più di una grande fiera internazionale, continuerà ad aleggiare su giornali e telegiornali.

In attesa che ci portino la seconda parte del conto. Visto che questa grande iniziativa l’abbiamo pagata noi italiani. Per adesso tutto sembra andare bene, ma dobbiamo aspettare il rendiconto finale e vedere cosa davvero accadrà.

Siamo stati comunque già avvertiti che lo stesso impeto retorico investirà Roma dove sta per avviarsi un Giubileo presentato, persino da molti ministri, quasi come se si trattasse la stessa cosa dell’Expo: un’occasione da non perdere. Ovviamente, economica e di propaganda.

Per il Papa voleva essere, più pacatamente, un’occasione di Misericordia. Senza sfarzi e, ovviamente, senza tanti business.

Francesco, che certe cose le sente arrivare da lontano, aveva avuto cura di precisare che il Giubileo potrebbe, e dovrebbe persino, essere vissuto in ogni singola parrocchia del mondo, senza neppure il bisogno per il fedele di venire obbligatoriamente a Roma. Insomma, non c’è la ricerca di alcuna folla oceanica e neppure la passione per alcuna scenografia particolare.

Invece, tra lo zelante e l’interessato, è uscita allo scoperto la solita congrega di affaristi e politicanti che guardano tutto con gli occhi eccitati dello zio Paperone, quelli marchiati con il simbolo del dollaro. Si sono buttati sul Giubileo come se davvero si trattasse di un Expo bis. Ognuno ha le proprie fondamenta culturali e la sensibilità che si è costruito nel tempo.

Abbiamo sentito uscire anche da autorevoli bocche, oltre che da pappagalleggianti giornalisti, frasi del genere: porteremo per il Giubileo a Roma il modello Expo di Milano.

Viene da chiedersi se questo sia stato oggetto di qualche verifica con Papa Francesco. Siamo sicuri che stiano parlando dello stesso Giubileo?

Comunque, tutto ciò viene fuori perché Roma è divenuta improvvisamente una malata attorno cui sembra doveroso far convergere tanti luminari della buona amministrazione. Senza, però, dotarla degli strumenti finanziari perché sia una Capitale degna di questo nome. E quando questi soldi si trovano, nessuno si preoccupa che la classe politica locale sia adeguata alle necessità ed ai bisogni. Tanto la colpa è sempre di quelli che hanno amministrato prima.

Si è giunti a scoprire una dicotomia tra Roma e Milano che affonda nei vecchi luoghi comuni degli anni ’60. Milano è di colpo tornata ad essere la capitale “morale” d’Italia. Nessuno, però, se ne era accorto. Soprattutto dopo Mani pulite e la tante “nordiche” mini Mani pulite che si sono succedute.

Nota è la presenza di mafie e ‘ndranghete varie nel cuore di Milano e della Lombardia. Note sono le vicissitudini del bilancio meneghino. Continue le notizie su casi di corruzione e di altri reati di ogni genere commessi e che si commettono a Milano.

Basterebbe ricordarsi cosa è accaduto nella stessa sede dell’anti romanità per eccellenza: quella della Lega di Via Bellerio. Mi pare sia una strada di Milano.

Vogliamo proprio dimenticare che l’Expo si è aperto con un tintinnio di manette librato a lungo nell’imponente area dell’esposizione internazionale mentre i primi vertici veniva accompagnati a San Vittore? Ricordo male o lo stesso Expo è stato gestito in stato di commissariamento…

Questo rinfrescamento della visione di Milano quale “capitale morale” ha trovato un araldo nel giudice Raffele Cantone, adesso alla guida dell’Autorità anticorruzione che forse queste cose le ha allontanate molto nella scansione dei suoi ricordi.

C’è da chiedersi se non avesse visto in una palla di vetro la nomina come commissario di Roma del Prefetto di Milano, Paolo Tronca, già prima delle ultimissime vicende che avrebbero costretto Marino a dimettersi, visto che poche ore dopo la sua dichiarazione sulla “moralità” milanese il Ministro Alfano per sistemare le cose di Roma ha scelto quello che appare il simbolo più alto della riscoperta “capitale morale” italiana.

Tra palle di vetro e peana innalzati verso il modello Expo, annusati i guai che gli potrebbero venire dal vento della retorica che tira, il prefetto Tronca ha gettato un po’ d’acqua sul fuoco ed ha accortamente dichiarato: non si può esportare un modello da una parte all’altra.

Poi, diciamocela tutta: il prefetto è il primo a sapere che un conto è gestire l’Expo dove le cose si svolgono in un ambito preciso e limitato e, cosa più importante, con fondi certi assicurati dai cittadini, altra cosa è guidare Roma. Soprattutto dopo i disastri provocati per anni da una pessima classe dirigente, a tutti i livelli, e di tutti i partiti.

L’unico vero metodo da seguire per curare i mali di Roma e che, siamo certi, seguirà il Prefetto Tronca, è quello di non abbandonarsi alla retorica corrente e di gestire la Capitale solamente con spirito di parte.

La prima sfida per il nuovo Commissario non sarà quella di importare niente da altre esperienze, bensì di non accettare di essere uomo di “parte”, come qualcuno sicuramente gli chiederà di essere, e farsi carico, invece, di quelle “responsabilità” verso la cosa pubblica che tutti i partiti recentemente alla guida Roma non hanno voluto assumere.

Giancarlo Infante