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Enrico Letta porta a casa dall’Europa 1,5 miliardi per il lavoro dei giovani

Enrico Letta porta a casa dall’Europa  1,5 miliardi per il lavoro dei giovani

Enrico Letta è soddisfatto dei risultati del vertice europeo dedicato al lavoro giovanile su cui anche lui aveva molto puntato. Insieme alle divergenze su tanti altri punti, i leader europei hanno trovato, almeno, una convergenza sulla necessità di cominciare ad impostare una strategia tesa alla soluzione di una delle più grandi sciagure del nostro tempo in Europa: la disoccupazione dei giovani.

Siamo giunti a livelli veramente preoccupanti sia sotto il profilo della tenuta sociale, sia per le conseguenze che il connesso “impoverimento” delle nostre risorse umane del domani finiranno per far pagare al vecchio Continente dei prezzi troppo alti, già a partire dal prossimo, immediato futuro.

La Ue ha finalmente sbloccato i fondi per dare l’inizio ad una battaglia che si preannuncia lunga e pesante. Per ora sono stati trovati 9 miliardi di euro, sia pure spalmati nel corso di più anni. 1 miliardo e mezzo andrà all’Italia, di cui il primo miliardo subito nel prossimo biennio. Gli altri 7,5 milioni sono destinati ai restanti 12 paesi comunitari, dei 27, in cui il tasso di disoccupazione giovanile è salito oltre il 25 per cento.

“E’ per noi un grandissimo risultato: triplichiamo la cifra. E’ il segno che la strada era quella giusta e sono state accolte le nostre ragioni”. Il Presidente del Consiglio italiano è raggiante nel commentare un vertice che, invece, non è andato proprio completamente come l’Italia voleva andasse in materia di “unione bancaria” e, soprattutto, sul ruolo della Bei, la Banca di investimenti europei.
letta barroso
Enrico Letta, però, intanto, incassa un apporto finanziario non proprio da buttare via all’interno della strategia complessiva del cosiddetto “pacchetto lavoro”. Un punto cruciale per la tenuta del Paese, dei suoi assetti politici e sociali e sul quale il Governo ha finito per scommettere gran parte del proprio futuro.

Il resoconto sui risultati del vertice europeo è stato utilizzato da Letta anche per ribadire la strategia in materia di conti. Imu, Iva, Irpef o Irap; va tutto bene purché siano rispettate le linee generali che il Governo ha subito fissato e che ha presentato come il proprio primo biglietto da visita da consegnare ai partner europei: i conti finali devono essere, comunque, a posto. Gli addendi, poi, possono essere modificati, così come il loro ordine.

Quello che conta è la cifra conclusiva: deve rimanere coerente con gli impegni assunti in sede europea. L’unica sede, e questo, bisogna riconoscerglielo, Enrico Letta lo ha detto sin dalle prime ore successive alla sua nomina, che conta. Se si vuole davvero, con realismo, risollevare le sorti dell’economia nazionale. Il suo slogan è stato chiaro anche questa volta: “Chi pensa che io sia qui per sfasciare i conti ha sbagliato primo ministro”.

Dopo di che, il Presidente del Consiglio ha ribadito che non ci sarà alcun aumento delle tasse anche per rassicurare il mondo dal lavoro. Inteso nella sua accezione generale, cioè lavoratori ed imprenditori che ultimamente stanno dando prova di una disponibilità al dialogo da anni, in qualche modo, smarrita. Enrico Letta si è rivolto agli imprenditori. Da un lato, rassicurandoli sul fatto che non aumenterà l’Irap ma, dall’altro, dicendo che ora non hanno “più alibi”.

komopetere loro, per quanto riguarda l’assunzione dei giovani perché i pacchetti di misure messi in campo prevedono ampie defiscalizzazioni di cui le imprese non possono non approfittare. Ovviamente, il Premier sa benissimo che il lavoro si crea se c’è mercato su cui vendere i prodotti e che, quindi, è necessario anche mettere in campo delle misure in grado di aiutare le imprese sotto questo punto di vista, con interventi diretti ad invertire il processo di stagnazione in cui si è avvitata l’Italia ed una parte dell’Europa.

E’ vero, però, che le iniziative governative e comunitarie servono alle imprese che vogliono e sanno innovare e, quindi, sono in grado di scommettere anche sulla “riduzione” dei costi dell’occupazione come “volano” per innescare un circuito virtuoso di crescita e di sviluppo.

Beatrice Zamponi