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Rispunta l’intesa di Germania-Francia-Italia per dare all’Europa quello che è dell’Europa. Grillo difende il fascista Orban e scavalca la Merkel a destra. Bruxelles ci riprova ad accaparrarsi la sovranità della politica fiscale, per una volta l’Italia dice no

Rispunta l’intesa di Germania-Francia-Italia per dare all’Europa quello che è dell’Europa. Grillo difende il fascista Orban e scavalca la Merkel a destra. Bruxelles ci riprova ad accaparrarsi la sovranità della politica fiscale, per una volta l’Italia dice no

Una troika rivisitata. Le tre maggiori potenze europee continentali nelle ultime ore si sono accordate per chiedere all’Unione una “risposta forte” sul tema immigrazione. Ridare, insomma, all’Europa quello che è dell’Europa: in primo luogo, la responsabilità di una risposta sovranazionale frutto della piena riassunzione di una capacità di guida da parte di un’Unione destinata, altrimenti, a rimanere solamente un coacervo di paesi senza né capo né coda.

Il documento congiunto dei tre rispettivi ministri degli esteri, Frank-Walter Steinmeier, Laurent Fabius e Paolo Gentiloni, è stato inviato all’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune Federica Mogherini, chiedendo che il tema venga discusso il 4 e il 5 settembre nel Consiglio da lei presieduto.

L’iniziativa vorrebbe spingere i membri dell’Unione più recalcitranti ad accettare una risposta adeguata e comune all’emergenza ormai permanente del flusso migratorio, uniformando le procedure dei Paesi membri, magari con un sistema di asilo europeo.

La risposta, seppur tardiva, nasce da un contemporaneo cambio di orientamento dei governi di Francia e Germania, considerate, forse ormai in maniera obsoleta, il motore dell’integrazione europea.

La Francia, dopo aver ributtato i profughi verso l’Italia quest’estate e aver unilateralmente ristabilito alla frontiera nei pressi di Ventimiglia i controlli permanenti cancellati dagli accordi di Schengen, riscopre di essere la (presunta) portatrice di valori universali.

La critica fatta da Laurent Fabius ai Paesi dell’est Europa, per la loro politica nei confronti dei migranti giudicata scandalosa, è stata rispedita al mittente dal primo ministro slovacco Robert Fico, in quanto: “non è stata la Slovacchia a bombardare, destabilizzando Siria e Libia”.

Una stoccata che punge in profondità l’opinione pubblica transalpina, di recente bacchettata anche da un editoriale dell’influente New York Times. Il quotidiano americano accusava duramente l’Unione Europea di aver lasciato sole Italia e Grecia principalmente per le resistenze di Francia e Gran Bretagna, proprio le due potenze che in uno slancio neocoloniale si erano avventurate nell’affossamento di Gheddafi, per poi lavarsene le mani.

Anche la Germania ha da poco cambiato atteggiamento sul problema immigrazione, passando dalla maestra che bacchetta le cicale mediterranee, per non essere loro in grado di identificare i profughi, ad un permissivo “accogliamo tutti” rivolto ai profughi siriani, con buona pace del Trattato di Dublino verso cui fino a poche settimane fa tanto ci si appellava.

Un’acrobazia politica quella della Cancelliera Merkel, probabilmente influenzata dalle critiche di quanti l’accusavano di aver bruciato nelle trattative con la Grecia molto del capitale politico e dell’immagine dalla Germania faticosamente ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Fatto sta che la Germania sembra finalmente volersi assumere la leadership politica, invece della sola predominanza economica, cercando di dare il buon esempio sull’accoglienza, dicendosi pronta in poche settimane ad una risposta a tutto campo verso l’emergenza fino anche a cambiare la propria Costituzione.

Siccome però le strutture non sono ancora tutte pronte e la Baviera (Germania del sud) si trova in questo momento inondata da profughi, il Governo italiano ha risposto alla richiesta di Berlino di intensificare i controlli nel Brennero e ospitare temporaneamente i profughi nella provincia di Bolzano.

Una richiesta mal digerita dal leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, che accusa la Merkel di aver illuso i profughi siriani e aver gettato l’Ungheria nel caos. La presa di posizione in favore del governo ungherese del neofascista Orban, che ha risposto alla catastrofe umanitaria in corso alzando muri di filo spinato e sguinzagliando reparti dell’esercito sul confine, ha fatto storcere la bocca ad alcuni delusi di sinistra che fino ad oggi hanno riempito le fila pentastellate.

Per finire il governo italiano risponde sprezzante alle recenti critiche di Bruxelles sul piano delle tasse presentato da Renzi. In proposito il fiorentino ha dichiarato: “Quando c’è da parlare di immigrazione quelli di Bruxelles sono tutti in ferie, quando si parla di tasse si svegliano tutti insieme. Le tasse le abbassiamo da soli, non ce lo facciamo dire dall’Unione Europea cosa tagliare o no“.

Le critiche trapelate dalla capitale belga, infatti, erano motivate dal fatto che il piano del governo era contrario alle indicazioni della Commissione, che aveva invitato l’Italia a spostare le tasse dal lavoro e dal capitale ai consumi e gli immobili.

Quest’impostazione fiscale, che vorrebbe diminuire le tasse dirette e aumentare quelle indirette, tradisce però la mentalità neoliberista che predomina nei palazzi comunitari. Tuttavia definire l’indirizzo politico spetta alla maggioranza e al governo, non all’Unione Europea.

Dopo le vicende della Grecia, forse, negli uffici comunitari si era diffusa l’idea che la sovranità della politica fiscale si fosse trasferita a Bruxelles, ma non è (ancora) così. Peraltro, la disciplina fiscale vale solo per alcuni Paesi, dal momento che la Francia terminerà l’anno con il rapporto deficit/Pil ben oltre la soglia del 3%, le ultime stime lo danno ottimisticamente al 4%.

Una discriminante contraria ai valori europei sull’eguaglianza degli Stati membri. Fortunatamente l’Italia, però, dopo anni di pusillanime accondiscendenza, ha scoperto di poter anche dire no.

Luca Bertuzzi