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Polemica a Londra: aeroporto di Heathrow la terza pista si fa o no?

Polemica a Londra:  aeroporto di Heathrow  la terza pista si fa o no?

L’aeroporto di Heathrow di Londra è il più grande d’Europa, ma continua a svilupparsi senza sosta. Il problema di una sua terza pista torna ripetutamente all’ordine del giorno con proposte, progetti, contro progetti alternativi e addirittura proteste di quanti vorrebbere veder nascere in altra zona un nuovo grande scalo aero della capitale britannica. Ma i piani per una “terza pista” ci sono, eccome, già belli e pronti, che attendono solo il via libera ai lavori. Ma si tratterebbe di progetti, almeno stando a quanto sostengono i detrattori, che metterebbero decine di migliaia di case a rischio di inabitabilità o addirittura di demolizione in quanto verrebbero a trovarsi proprio sotto le nuove traiettorie di decolli e di atterraggi degli aerei.

Con questa soluzione il costo dell’operazione oscillerebbe tra i 14 ed i 18 miliardi di sterline. Un nuovo aeroporto delle stesse dimensioni di Heathrow costerebbe immesamente di più. Con la costruzione di una terza pista la capacità dei voli passerebbe da 480.000 a 740.000 all’anno. E’ evidente che, comunque, occorrerebbe creare anche un nuovo terminal. Ma i piani a medio-lungo termine dello sviluppo di Heathrow non si ferman qui. Questo sarebbe solo l’inizio. E l’ulteriore sviluppo comporterebbe la realizzazione di un gigantesco un hub con quattro piste, utlilizzabili anche contemporaneamente a seconda del vento e delle condizioni meteo.

aeroporto7Anche se i dirigenti dello scalo, presi dall’ambizione di fare di Heathrow il più grande e importante scalo aereo del mondo, sostengono che una terza pista sarebbe sufficiente almeno fino al 2040. E il costante incremento dell’autonomia di volo dei più nuovi e tecnologicamente avanzati jet capaci di volare senza scalo verso destinazioni sempre più lontano, ovvero senza la necessità di soste per il rifornimento del carburante, da forza alle ambizioni sempre più sfrenate. Il giorno dell’inizio di un regolare servizio di linea non stop da Londra per l’Australia col pieno di passeggeri e merci a bordo, infatti, non è poi più nè un miraggio nè così lontano.

Torniamo all’immediato piano di sviluppo aeroportuale. Il progetto, top secret almeno nei dettagli, prevederebbe che il villaggio di Stanwell Moor, posto a sud dell’aeroporto, venga demolito. Ma l’opposizione più dura verrebbe dai ricchi abitanti delle zone residenziali di Twickenham e Richmond, destinate a ritrovarsi proprio sotto la nuova traiettoria di volo.

Il management di Heathrow ha presentato due nuove proposte per la parte nord, una delle quali comporterebbe la demolizione di 950 immobili, tra cui il villaggio di Harmondsworth e due edifici del patrimonio pubblico. Un’ ulteriore alternativa riguarderebbe Harlington, Cranford Croce e Sipson con l’intervento dei bulldozer a danno di 2.700 case. aeroporto2Quest’ultimo progetto è molto simile alla realizzazione della agognata terza pista approvata dal precedente governo laburista, annullato poi da quello di David Cameron al potere dal 2010.

Colin Matthews, amministratore delegato di Heathrow, ha dichiarato: “Dopo mezzo secolo di acceso dibattito, ma poca azione, è evidente che il Regno Unito ha disperatamente bisogno di un unico aeroporto hub con la capacità di fornire i link alle economie emergenti, che possono favorire allo tesso tempo fondamentali nuovi posti di lavoro, con l’incremento PIL e del commercio. E ‘chiaro che la soluzione migliore per i contribuenti, dei passeggeri e del business è quello di costruire sulla forza che già possediamo indiscussa a Heathrow. Oggi, stiamo dimostrando come tale visione possa essere ottenuta garantendo il minimo impatto in assoluto per i residenti locali”.

I dirigenti dell’aeroporto hanno individuato nel rumore il principale ostacolo alla sua espansione e sperano soprattutto molto nella produzione di aerei sempre più silenziosi, che scendano e salgano più rapidamente, in rotte di avvicinamento e di allontanamento a quote che producano il minor fstidio possibile a chi sta a terra. Insomma, un contesto di misure che possano contribuire a smorzare l’opposizione. Gli stessi dirigento sono, in ogni caso, molto fiduciosi. aeroporto14Sostengono, infatti, che, entro il 2030, anche con una pista in più, i miglioramenti nella tecnologia ridurranno il numero di persone colpite dai fastidi dei rumori dal 10 al 20 per cento e che una pista in più, per non parlare di due, potrebbe, oltretutto, fornire addirittura più tranquillità a molte delle persone disturbate dai voli del primo mattino, appunto per la diversificazione in un maggior numero di zone dei decolli e degli atterraggi.

Boris Johnson, sindaco di Londra, non è affatto dello stesso paerere dei dirigenti dello scalo. Il sindaco, che da tempo ha proposto la chiusura di Heathrow a favore di un nuovo aeroporto ad est della capitale, ha detto: “Ci saranno più maiali volanti invece di aerei, se dobbiamo credere all’affermazione che tre piste dell’aeroporto di Heathrow faranno meno rumore di due “. Johnson, di cui si dice che eviti il più possibile di prendere l’aereo per la gran paura di volare, in realtà vorrebbe trasformare Heathrow in una città giardino per ospitare 250.000 persone ed ha proposto tre opzioni per un hub a quattro piste: due siti verso l’estuario del Tamigi ed il resto trasferito sull’aeroporto di Stansted, ben più lontano dalla città, dai trasformare radicalmente. aeroporto6Si nota come Johnson sia piuttosto “digiuno” dei problemi del traffico aereo e delle soluzioni da adottare.

Il management di Heathrow per il momento si limita a contestare le affermazioni del sindaco spiegando senza troppo affanno che un nuovo aeroporto sull’estuario non potrebbe essere mai costruito entro il 2029, puntando il dito sulla mancanza delle necessarie infrastrutture di trasporto e di alloggio per trasferire e ospitare le decine di migliaia di lavoratori indispensabili per lavori così imponenti e impegnativi, oltretutto destinati a durare più di quindici anni. Senza poi contare le imprevedibili difficoltà che inevitabilmente si presenterebbero nel corso della realizzazione di un’opera tanto complessa, con la conseguente dilatazione dei tempi di realizzazione con il certo, ma al momento imprevedibile, aumento della quantità dei costi.

Enrico Massidda