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Migranti: accolti in Germania. I britannici tra accoglienza e voglia di guerra. La Russia sta a guardare?

Migranti: accolti in Germania. I britannici tra accoglienza e voglia di guerra. La Russia sta a guardare?

La Germania si è mossa e si vedono i primi risultati. Un primo gruppo di 450 migranti delle migliaia e migliaia bloccati in Ungheria hanno raggiunto Monaco di Baviera, dopo l’attraversamento anche dell’Austria.

Si tratta di una prima parte di quei circa 10 mila che sono attesi dopo la decisione della Cancelliera Merkel di aprire le frontiere tedesche senza più le riserve di qualche settimana fa.

Il loro arrivo in Germania è il frutto della testardaggine con cui hanno insistito nel rifiuto di recarsi nei campi allestiti in Ungheria per registrarsi per la richiesta di asilo ed insistendo per volersi recarsi in Germania o in Austria.

Una gran parte dei migranti bloccati a Budapest ad un certo punto si sono messi in marcia a piedi dopo che le autorità ungheresi ne avevano convinti altri a salire su treni che, in realtà, finiva per portarli a centri di raccolta e non al confine. Hanno camminato così per oltre 175 km costringendo le autorità ungheresi ad aprire il confine.

La signora Merkel ha comunque definito la decisione un provvedimento straordinario che non consiste in una violazione del Trattato di Dublino che è ancora in forze nel definire le procedure di identificazione ed accoglienza di quanto giungono in Europa nella qualità di emigrante. Si tratta, insomma, di un caso eccezionale cui è stato dato seguito per motivi umanitari.

La Gran Bretagna, intanto, prova a muoversi lungo una propria linea che prevederebbe l’autonoma accoglienza di circa 15 mila profughi siriani. Sarebbero scelti e selezionati tra i milioni  al momento accolti nei campi allestiti principalmente in Giordania, Libano e Siria. Contemporaneamente, Londra sarebbe intenzionata ad avviare una campagna di bombardamenti diretti, insieme,  contro l’Isis e contro le truppe di Bashar al-Assad.

Questo è un vecchio pallino del primo Ministro britannico David Cameron. Egli era intenzionato ad intervenire già nel corso della crisi che fece pericolosamente fronteggiare il regime di Bashar al-Assad con Barack Obama e che si risolse, grazie alla mediazione di Russia ed Iran, con la decisione siriana di procedere alla distruzione dell’arsenale di bombe chimiche in possesso di Damasco. In quel caso, però, Cameron dovette incassare un bruciante voto contrario a Westminster, dove l’allora partito alleato Liberal democratico fece mancare i voti necessari al sostegno all’intervento.

Oggi Londra deve contrastare altre obiezioni su di una propria autonoma iniziativa militare. In primo luogo, quella degli Usa che non gradiscono cose del genere nell’area mediorientale neppure da parte di paesi alleati; della Ue che, allo stesso modo, non può accettare iniziative singole proprio nel momento in cui tutti insistono per la ricerca di una politica comune.

Su tutte, comunque, e dalle conseguenze potenzialmente molto più pericolose, spiccherebbero le obiezioni della Russia che sta, invece, allargando e potenziando il proprio impegno a favore di Bashar al-Assad. E’ certo che proprio nei giorni scorsi Mosca ha spostato in Siria 6 Mig 31 per controbilanciare l’invio di altrettanti jet statunitensi in Turchia. Ha poi fornito modernissimi lanciamissili a Damasco e, secondo fonti vicine ai servizi segreti israeliani, sarebbe in corso l’invio di truppe di terra in Siria, facendo diventare la Russia il primo paese non arabo, o mediorientale, ad essere presente sul terreno con propri uomini in armi.