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Il giorno dopo, a Parigi e nel mondo. Risultati delle prime indagini. Il bilancio fermo a 129 morti

Il giorno dopo, a Parigi e nel mondo. Risultati delle prime indagini. Il bilancio fermo a 129 morti

Il giorno dopo il conteggio delle vittime di Parigi sale a 129 e quello dei feriti supera i 350. Questo il risultato di quella che appare come una vera e propria operazione di guerra condotta dall’Isis, o Daesh come vogliono farsi chiamare i terroristi del Califfato islamico.

Per quanto riguarda gli italiani si sa che due sono rimasti feriti mentre numerosi altri hanno fatto da spettatori o perché si trovavano per strada nei pressi dei cinque punti dove si sono svolte le sparatorie, oppure perché si trovavano nelle loro abitazioni parigine.

Non ci sono ancora notizie della cittadina italiana Valeria Solesin, la giovane veneta di 28 anni, data ancora per scomparsa, anche se il suo nome non risulta presente né nella lista con l’elenco dei deceduti, né in quella dei feriti ricoverati in ospedale. Ci si aggrappa a questo elemento per continuare ancora a sperare, nonostante sia molto preoccupante il fatto che ad oltre 24 ore di distanza dagli attentati non vi è alcuna sua notizia.

Nella capitale francese , in tutta la Francia e in tutta l’Europa, si stanno svolgendo senza sosta le indagini  per identificare tutti i terroristi rimasti uccisi nel corso degli attentati e quelli che, eventualmente, si sono dati alla fuga, perché non è ancora chiaro se e quanti dei partecipanti all’operazione sono sopravvissuti e fuggiti.

Gli inquirenti, intanto, hanno ritrovato alcuni passaporti ed hanno già identificato alcuni dei terroristi abbattuti. Uno è sicuramente francese, già seguito dalla polizia per i suoi rapporti con l’estremismo islamista ed i rappresentanti in Francia del Califfato. Altri tre sarebbero cittadini belgi o comunque provenienti dal Belgio. Forse, tra di loro, potrebbe esserci stata anche una donna.

Il mondo, il giorno dopo, si ritrova inorridito per le vicende che hanno sconvolto ed insanguinato la capitale francese e si rivolge verso Vienna dove si stanno svolgendo gli incontri internazionali sulla Siria nel tentativo di trovare una soluzione ad un conflitto civile che dura da cinque anni e che ha fatto da incubatore per l’Isis ed i suoi seguaci, anche di quelli che provenienti dall’Europa tra Iraq e Siria si sono addestrati nei campi che il Califfato islamico ha organizzato nel territorio occupato dal Califfato islamico.

Se il Presidente Francoise Hollande ha immediatamente decretato lo stato d’emergenza nazionale, fatto intervenire l’esercito e chiuse le frontiere per alcune ore, applicando evidentemente un piano di emergenza studiato da tempo dalle autorità parigine, anche tutti i governi europei ed occidentali, oltre alla Russia, hanno rafforzato le misure di sicurezza e deciso di intervenire più radicalmente in questa che è divenuta una vera e propria guerra. Si tratta di vedere adesso quali sbocchi avrà questa determinazione.

Intanto, la principale reazione dei francesi e del resto del mondo è caratterizzata dalla risposta: No alla paura.