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Il Cavaliere ha trovato l’uomo con il “quid”: Giovanni Toti, direttore del Tg4, è il nuovo delfino designato. Ma prima dovrà superare le forche caudine della vecchia guardia.

Il Cavaliere ha trovato l’uomo con il “quid”: Giovanni Toti, direttore del Tg4, è il nuovo delfino designato. Ma prima dovrà superare le forche caudine della vecchia guardia.

Berlusconi non ha mai spiegato che cosa intendesse esattamente per “quid” quando con questa parolina affossò definitivamente i sogni di gloria nel Pdl di Angelino Alfano. Ma a ripensarci oggi, dopo avvenimenti che hanno provocato addirittura una scissione del partito, si può ben dire che quel “quid” rappresentava un prima e un dopo nell’ideale di leader secondo Berlusconi.

Quale fosse il modello preferito di politico nell’immaginario del Cavaliere delle origini i non più giovani lo hanno ben impresso nei ricordi: doveva essere giovane o giovanile, ben vestito, ben pettinato, pronto al sorriso, galante con le signore, nella versione maschile. Labbra a canotto, tette rifatte, occhio ammiccante, battuta pronta, nella versione femminile.

1a1 totiPerché pensiamo che ci sia stata una profonda evoluzione nei gusti dell’ex senatore, cioè un cambiamento ben fotografato dal quel famoso “quid” rifiutato ad Alfano? Perché Giovanni Toti, il nuovo delfino è esattamente il contrario del modello che il Cavaliere aveva in testa quando decise la sua storica discesa in campo.

Toti è evidentemente sovrappeso, ha le guance paffute di chi non si è mai alzato la mattina alle sei per andare a correre fra le brume, probabilmente non ha mai visto una macchina della Technogym. E poi ha una espressione da secchione per nulla in sintonia con il fare sfrontato di chi riuscirebbe a vendere una tanga anche agli esquimesi, una volta tanto caro dalle parti della Fininvest.

1a11“Gente navigata con i colletti delle camicie alla francese come Denis Verdini, o con la chioma eternamente fresca di parrucchiere come la Santanchè, un tipo così se lo divora nel giro di due minuti e lo digerisce senza bisogno dell’Alka Seltzer”, è stato il pensiero di quelli della vecchia guardia, quando Giovanni Toti, nella sua qualità di successore di Emilio Fede ha cominciato a bazzicare gli ambiti saloni di Arcore.

Quanto avessero sottovalutato il potenziale persuasivo dell’ex stagista entrato a Studio Aperto di Paolo Liguori dalla porta di servizio, è ormai scolpito nelle cronache politiche di questi giorni.

1a14Né falco, né colomba Toti è entrato nel cuore e nei progetti di Berlusconi, ha sbaragliato le terze file, ha messo in riga le seconde ed ora è passato all’attacco del cerchio magico con atteggiamenti che a qualcuno fanno venire i brividi e ad altri provocano l’orticaria.

“Se tutti rimangono aggrappati alla zattera e vogliono mettersi a timone, alla fine si va tutti a fondo”, ha già mandato a dire. Poi ha aggiunto che bisognerà lavorare di fioretto e non di sciabola. Ma la di là del tono moderato a piazza in Lucina tutti hanno capito che il ruolo che si accinge a ricoprire di “delfino” nel nuovo lessico di Forza Italia va tradotto in “rottamatore”.

1a19“Credo che il giovanilismo, la ricerca spasmodica di facce nuove, di volti giovani potrebbe non necessariamente essere la soluzione più indicata dei problemi. Lavori di coordinamento e di responsabilità, di gestione di una macchina complessa come un movimento politico richiedono una expertise specifica. Comunque, se Berlusconi sceglierà Toti, lo incontreremo e collaboreremo con lui”, si è sbilanciato il forzista Mario Mantovani, ospite del talk show “Klaus Condicio”.

L’incoronazione, a meno di imprevedibili colpi di scena avverrà il prossimo 26 gennaio in occasione del ventennale della discesa in campo. Prima però Berlusconi dovrà risolvere il caso Verdini. “Se il Cavaliere mi vuole come vice devo avere i pieni poteri, non può continuare che a decidere tutto sia Verdini”, è la condizione posta da Toti.

1a3Ma il direttore del Tg4 è di Viareggio, toscano come l’attuale coordinatore di Forza Italia. E Verdini conosce troppo bene le regole del gioco per non capire che la vittoria dei falchi da lui capeggiata non ha portato alcun beneficio al padrone del vapore, né in Cassazione, né al Quirinale, né nell’esercizio del potere con l’uscita dal governo, e tanto meno al partito, dove ha provocato una dolorosa scissione. Inoltre Denis Verdini è troppo furbo per non rendersi conto che in un eventuale scontro con Giovanni Toti, per come si sono messe le cose in casa Berlusconi, sarebbe già un gran risultato per lui se riuscisse a salvare la testa.

Claudio Pavoni