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Agitazione nel Partito Democratico Voci di fuga dal Pdl di chi non vuole elezioni Insolita riunione di Epifani con i ministri Pd

Agitazione nel Partito Democratico  Voci di fuga dal Pdl di chi non vuole elezioni  Insolita riunione di Epifani con i ministri Pd

Agitazione nel Partito Democratico. Voci di fuga dal Pdl. Ogni nuovo giorno porta le sue innovazioni. Il Segretario del Pd, Guglielmo Epifani, riunisce tutti i ministri Pd del Governo Letta. Presente all’incontro il responsabile economico del Partito Democratico, Matteo Colaninno. Una novità assoluta che si deve pensare sia stata concordata e condivisa con il Presidente del Consiglio. Non si è mai visto nella storia dei governi italiani, infatti, una riunione di questa fatta.

Neppure ai tempi del famoso “Governo amico” di Pella che rappresentò una fase di transizione, mal digerita dalla Democrazia Cristiana, nel passaggio tra i governi di Centro Destra e quelli di Centro Sinistra. Cose d’altri tempi e d’altra Repubblica, verrebbe da dire.

Nel caso di oggi è possibile che la mossa costituisca un tentativo di preservare, invece, Enrico Letta dai contraccolpi inevitabili che stanno per giungere a cavallo del 31 di Agosto, a causa del dissidio che si potrebbe definitivamente aprire sulla questione Imu.
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Da un lato, il Pdl ha bisogno di arrivare ad una totale cancellazione di quello che é considerato un iniquo balzello. Dall’altro, buona parte del Pd non vuole un’eliminazione completa della tassa, ma una sua rimodulazione. In poche parole, i democratici vogliono lasciarla almeno per i più abbienti.

Il Pdl ha bisogno di vincere la partita sull’Imu perché deve dimostrare coerenza con le proprie promesse elettorali, ribadire il collegamento con i propri elettori che hanno sempre votato Berlusconi anche perché si presentava come l’uomo del “meno tasse per tutti”. Soprattutto, agguantare un successo d’immagine utilissimo nell’attuale difficile congiuntura provocata dalla condanna del suo leader.

Il Pd, ha bisogno, al contrario, di assicurare i fondi per coprire altre voci del bilancio statale che si presume siano più coerenti con il proprio bacino elettorale: conti dei comuni, copertura della cassa integrazione e degli esodati. Infine, non dare l’impressione di cedere alla imperiosa pressione di Renato Brunetta e soci.
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Un miscuglio d’interessi, insomma, di natura sia pratica, sia di bandiera. In parte, interessi speculari e contrari e, in ogni caso, capaci di far deragliare il Governo di Enrico Letta.

Il Presidente del Consiglio, dunque, viene lasciato fuori dalla contesa. Forse per lasciargli dei margini di mediazione? Dovrebbe essere così, altrimenti si dovrebbe pensare ad un Pd pronto a dargli il “benservito”. Cosa che sembra in programma al momento.

C’è ancora da trattare. Lo ha detto Angelino Alfano, secondo il quale le posizioni sono distanti, ma si può raggiungere un accordo.

I partecipanti alla riunione, con Epifani e Colaninno c’erano i ministri Dario Franceschini, Graziano Del Rio, Flavio Zanonato, Andrea Orlando, Anna Maria Carrozza, Cècile Kienge, il vice ministro Stefano Fassina, ed il sottosegretario Pier Paolo Baretta, al termine del loro incontro hanno diramato un comunicato in cui si ripercorrono tutti i temi alla base del programma del Governo di Enrico Letta.
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E’ chiaro, però, che il punto chiave è quello dell’Imu, a proposito del quale i democratici dichiarano: “Il segretario del Pd ed i ministri hanno inoltre convenuto sulla necessità di approntare una riforma in senso federalista dell’imposte locali e sui rifiuti, in una logica di equità e di equilibrio, che eviti ulteriori aggravi sulle imprese. Il tema del superamento dell’ Imu, come previsto dal programma di governo, dovrebbe essere affrontato attraverso soluzioni eque e che siano nel contesto di questa riforma federale. Nel corso dell’incontro si è infine convenuto che tutte le soluzioni volte ad affrontare le diverse priorità che in questa fase risultano non eludibili andranno tenute in equilibrio rispetto alle risorse finanziarie disponibili o da reperire”.

La faccenda Imu, inoltre si lega a quella ben più dirompente che riguarda la cosiddetta “agibilità politica” di Silvio Berlusconi. Anch’essa in dirittura d’arrivo. O meglio sarebbe dire di partenza perché nessuno è in grado di dire, oggi, quando si potrà concludere, anche alla luce della precedente vicenda Previti risolta in otto, nove mesi?
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Il dibattito in materia si è arricchito di un nuovo colpo di scena. Questa volta in campo democratico. Luciano Violante, a suo tempo leader indiscusso della corrente “giustizialista” dell’ex Pci, ha lanciato una ciambella di salvataggio verso Silvio Berlusconi sostenendo che, forse, andrebbe valutata la riflessione di molti esperti di diritto sulla possibile non costituzionalità della Legge Severino, secondo la quale il Senato si appresta a sancire, solo come presa d’atto, la decadenza di Silvio Berlusconi dal suo seggio del Senato.

Applausi dal Pdl. Precisazioni da parte del Pd che hanno tutte il senso della critica severa per l’uscita dell’ex magistrato ed ex parlamentare del Pci, prima e dei Ds, poi. Il capogruppo al Senato del Pd, Luigi Zanda, ed il responsabile organizzativo della segretaria del pd, Davide Zoggia, parlano di “riflessioni” e ricordano che la decisione sul comportamento dei Pd è già stata abbondantemente presa e confermata: voteranno per la decadenza di Berlusconi dal suo seggio.
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La questione di Berlusconi, dunque, è ancora irrisolta. Molte voci riparlano della possibilità che, alla fine, si torni a lavorare attorno all’ipotesi della grazia. Anche Pierferdinando Casini e Mario Monti si dicono pronti a sostenere questa soluzione. Sono i due che, forse, più di altri pensano di poter raccogliere, almeno in parte, spezzoni di un Pdl atteso in dissolvimento dopo l’eventuale uscita di scena “politica” di Berlusconi.

Del resto, sono gli stessi ambienti vicini al Centro Destra, vedi su tutti il quotidiano Libero, che sfornano elenchi di parlamentari del Pdl già pronti ad abbandonare Silvio Berlusconi pur di salvare il Governo Letta, la legislatura ed i loro posti in Parlamento. Per ottenere ciò, in fondo, bastano solamente 20 voti e, con l’affondamento di Berlusconi, si salva il resto.

Giancarlo Infante