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Ad Obama il si dei leader Usa Gli serve per l’incontro con Putin Grave tensione sulle acque del Mediterraneo

Ad Obama il si dei leader Usa  Gli serve per l’incontro con Putin  Grave tensione sulle acque del Mediterraneo

Obama ottiene il sostegno dei principali leaders del Congresso degli Stati Uniti sulla Siria, dopo aver spiegato loro: “Non è l’Iraq, non è l’Afghanistan. Stiamo parlando di un raid limitato, proporzionato, che è un messaggio non solo ad Assad, ma anche ad altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche anche in futuro”.

Obama riceve un aiuto importante in vista di due cruciali appuntamenti cui si presenterà forte del sostegno dei capi parlamentari dei democratici e dei repubblicani.

Il primo, è di natura internazionale e consiste nella riunione del G20 a San Pietroburgo. Il secondo, è quello del dibattito al Congresso degli Stati Uniti da cui il Presidente attende un voto che significa un sostegno corale da parte di tutto il popolo degli Stati Uniti per una decisione difficile e, per lui, particolarmente sofferta.
carri armati usa
La sua affermazione, “Non è l’Iraq, non è l’Afghanistan”, sta da sola a spiegare le motivazioni profonde che fino ad oggi hanno portato Obama a cercare di evitare di bere l’amaro calice dell’intervento militare.

Tutta la sua caratura politica si basa sull’essere e sul rappresentare un’alternativa all’esperienza politica di George W. Bush. Un contraltare alla retorica del “comandante in capo” e, soprattutto, alla scelta a priori della sola opzione militare per risolvere ogni disputa internazionale.

Barack Obama, deve fare i conti con un Paese stanco di guerre. Stanco di avere propri ragazzi in armi dappertutto e che, dappertutto, perdono la vita per questioni che non sembrano apparire sempre chiare e cristalline.

La pubblica opinione non è più la stessa di quella dei due conflitti con Saddam Hussein. Non è più neppure la stessa di quella che dava una caccia spasmodica ad Osama bin-Laden.
soldati con maschere
Obama, però, non può neppure tollerare l’uso delle armi chimiche da parte di al-Assad o da parte di chiunque altro. Ecco perché distingue ogni volta meticolosamente la crisi siriana da quelle in cui gli Stati Uniti sono stati coinvolti in precedenza. Dare una lezione al Presidente siriano significa darla a tutti coloro che impunemente pensano di usare armi letali di massa.

Un discorso ascoltato con molta attenzione dai dirigenti di Teheran, schierati dalla parte siriana e con la spada di Damocle sul capo per il dossier nucleare. Ma anche da quei gruppi di insorti siriani, e dai loro sostenitori, sospettati di aver usato i gas né più né meno come gli uomini di al-Assad.

E questo spiega perché, secondo numerosi fonti di “intelligence” mediorientali, molti gruppi di insorti siriani stanno cercando di trovare ripari più sicuri in questi giorni. Hanno paura che qualche missile americano possa piovere anche sulle loro teste.
insorti siria
Del resto, le autorità iraniane c’hanno tenuto a far sapere che già da alcuni mesi hanno informato gli Stati Uniti di avere le prove certe del fatto che dei gruppi jiadisti o legati ad al-Qaeda sono entrati in possesso di armi chimiche. Alcuni depositi di armi chimiche del Governo di Damasco si trovano in aree finite sotto il controllo degli insorti.

Obama va dunque verso San Pietroburgo con un’approvazione dai capi del Congresso che lo rafforza nel confronto atteso in occasione del G20 russo. Il Presidente statunitense, rinviando l’intervento missilistico sulla Siria ha accolto, di fatto, anche l’invito di Vladimir Plutin a riflettere. Ora, toccherà al Presidente russo mostrare la sua capacità e le sue reali possibilità di portare a più miti consigli al-Assad.

La strada potrebbe essere quella da lui concordata con il Presidente iraniano Hassan Rouhani la quale prevede la consegna da parte dei siriani all’Iran, sotto la supervisione e garanzia russa, di tutte le loro armi chimiche. Saranno restituite quando si sarà definito un quadro di trattativa tra le parti. Oppure, al-Assad accetterà di distruggere il suo armamentario vietato dalle norme internazionali.
Assad_Boroujerdi_
Una delegazione di parlamentari iraniani è volata appositamente a Damasco il 1 Settembre per parlare con il Presidente siriano. Al- Assad non può non tenere conto del volere dei suoi principali protettori. Così come quello dei gruppi shiiti degli Hezbollah del Libano, emanazione diretta degli iraniani e schierati a suo fianco sul campo di battaglia. Gli stessi Hezbollah sono in queste ore a colloquio con inviati di Teheran.

Si tratta ora di vedere se tutto questo lavorio diplomatico porterà a qualcosa di positivo già a partire dall’incontro di San Pietroburgo. Almeno per svelenire i punti di maggior contrasto tra le parti. Anche alla luce della forte tensione calata sulle acque del Mediterraneo orientale, dove si sta infittendo la presenza di navi da guerra statunitensi e russe.

Quelle stesse acque che hanno fatto vivere ore di perplessità dopo l’annuncio dato dai russi che due missili erano in volo verso le coste siriane. Poi, si è saputo trattarsi di un test, condotto congiuntamente da Israele e Stati Uniti per provare il sistema di difesa antimissile allestito per salvaguardia Israele e Giordania da eventuali attacchi da parte della Siria e dei suoi alleati Hezbollah.
flotta usa mediterraneo
Un missile Ankor israeliano è stato utilizzato come bersaglio per l’esame degli intercettori americani, i missili Arrow-2. Mentre il Ministero della difesa israeliano ha confermato il test, gli statunitensi non hanno fornito alcuna spiegazione al riguardo.

Esperti israeliani di difesa interpretano il test come un messaggio inviato a Russia, Iran e Siria che Stati Uniti ed Israele sono pronti, eventualmente, anche ad affrontare i rischi di un conflitto regionale come quello minacciato da al-Assad.

Giancarlo Infante