UltimaEdizione.Eu  > 

Legge di Bilancio 2020: disabilità e famiglia. Mancano innovazione e definizione degli interventi – di Enrico Seta

Legge di Bilancio 2020:  disabilità e famiglia. Mancano innovazione e definizione degli interventi – di Enrico Seta

Pubblichiamo la nota redatta dall’Osservatorio legislativo di Politica Insieme, a firma di Enrico Seta, che, prendendo in esame la parte della Legge di bilancio 2020 relativa alla disabilità e alla famiglia, pone degli interrogativi sulla validità della modalità d’intervento prospettata.

Disabilità

L’articolo 40 della legge di bilancio istituisce, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un fondo a carattere strutturale denominato “Fondo per la disabilità e la non autosufficienza”, con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2020, di 200 milioni di euro per il 2021, di 300 milioni di euro annui a decorrere dal 2022. Le risorse del Fondo sono indirizzate all’attuazione di (non meglio specificati) interventi a favore della disabilità, finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno in materia. Con appositi provvedimenti normativi (di cui non si indica la scadenza) si provvederà – secondo il testo dell’art. 40 – a dare attuazione agli interventi.

Il Governo Conte bis ha annunciato in varie sedi l’intenzione di intervenire in questa materia. Si veda, in particolare, la Nota di aggiornamento al DEF 2019 che – fra le linee programmatiche in materia di Mercato del lavoro, politiche attive del lavoro e politiche sociali – inserisce anche la seguente, sintetica espressione: “Si amplierà il sostegno a famiglie, disabili e ai lavoratori tramite piattaforma digitale”. Inoltre, la Nota di aggiornamento fa riferimento – fra i provvedimenti già approvati – al recente DL 101/2019 Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi[1]. Infine, sempre nella Nota di aggiornamento al DEF, si preannuncia un ddl collegato in materia di disabilità – insieme ad altri 21 (!) – che completeranno la manovra di bilancio.

Per quanto sia apprezzabile politicamente l’individuazione di questo tema fra quelli di maggiore interesse del Governo, rimane comunque da osservare che non è questa la modalità più idonea di intervento. Infatti:

  1. La norma dell’art. 40 è molto generica e non chiarisce – ad esempio – il rapporto delle disposizioni in esame con la disciplina del già istituito Fondo per le non autosufficienze. Col rischio di creare duplicazioni e ulteriore frammentazione degli interventi (caratteristica precipua di questo ambito normativo) [2];
  2. Il tema della disabilità richiede un intervento più radicale poiché sussistono lacune definitorie, frammentazione e alta ineffettività degli interventi, arretratezza nell’impostazione culturale di molti istituti e soprattutto inadeguatezza delle dotazioni finanziarie. Tale situazione era stata fatta oggetto di un recente tentativo organico del Governo con la messa in cantiere di un ddl delega per il riordino e l’innovazione normativa nella materia della disabilità che individuava e definiva tutti i principali ambiti di intervento fornendo alcune iniziali direttrici. Pur non essendo (probabilmente) la delega lo strumento migliore per il riordino di materie che hanno sempre visto la partecipazione attiva delle Commissioni parlamentari nella loro interlocuzione con la complessa rappresentanza della società civile, tuttavia era apprezzabile la direzione prescelta (quella dell’intervento organico). Questa scelta consentiva di effettuare una ricognizione degli istituti (spesso sovrapposti e non coordinati) e di fare emergere le tematiche più urgenti, fra le quali in primis quella dell’inclusione lavorativa. Tuttavia, nel passaggio di consegne (e nel mutamento di indirizzo politico) fra il precedente e l’attuale Governo quello sforzo rischia di andare disperso. Sarebbe quindi necessario che le organizzazioni della società civile attive su questi temi presidiassero più che mai questo terreno.
  3. La norma recata in legge di bilancio (art. 40), nella sua genericità, ignora un tema che dovrebbe invece avere una valenza strategica nelle moderne politiche di welfare: quello del lavoro delle persone con disabilità. Le attuali politiche di accesso dei disabili al mercato del lavoro (legge 68/99 e norme sulle “cooperative sociali di tipo B”) sono già largamente lacunose[3], ma rischiano di diventarlo sempre più nel prossimo futuro, in connessione con le tendenze evolutive del mercato del lavoro. La affermazione in termini assoluti dei valori della competizione, della selezione dei meno efficienti, della concorrenza internazionale con conseguente abbassamento del costo del lavoro, rischiano di fare dei disabili un grande serbatorio di persone destinate allo scarto. Con perdita netta – non solo di accettabilità delle relazioni sociali – ma anche di potenzialità creative ed umane nelle realtà economiche.                                                                                                                                            Insomma, è corretto e opportuno quanto viene affermato in un passaggio della citata Nota di aggiornamento dedicato alla PA (“i miglioramenti della PA rivolgeranno una particolare attenzione al tema dell’inclusione e, in particolare, tutela e partecipazione dei disabili ai processi organizzativi e operativi, venendo incontro alle esigenze non solo dei dipendenti affetti da disabilità ma anche di coloro che hanno carichi di cura familiare”), ma questo passaggio andrebbe esteso a tutto il mondo produttivo e soprattutto riempito di contenuti normativi.

 Famiglia

Anche l’art. 41 non si caratterizza per innovatività e definizione degli interventi. Infatti, si dispone un semplice stanziamento per la istituzione di un “Fondo assegno universale e servizi alla famiglia” (con una dotazione pari a 1.044 milioni di euro per l’anno 2021 e a 1.244 milioni di euro annui a decorrere dal 2022), limitandosi a disporre che, dal 2021, nel Fondo verranno trasferite le risorse dedicate all’erogazione dell’assegno di natalità (c.d. bonus bebè) e del Bonus asilo nido.

La norma, inoltre, non indica, neanche in linea di massima, quali provvedimenti andranno emanati per la disciplina del Fondo, né i termini per la loro emanazione.

Tutto è demandato ad un ddl collegato alla manovra di bilancio (uno dei 22 preannunciati)[4].

Fra l’altro, si segnala che presso la XII Commissione della Camera sono stati incardinati (ma senza che l’esame procedesse granché) due disegni di legge abbinati (AC 687 e AC 2155) che tentano di riordinare (in forma di delega legislativa, il primo e di legge di diretta applicazione il secondo) la materia drl sostegno per i figli a carico. Dai verbali della XII Commissione risulta che non vi sia, ad oggi, convergenza di vedute fra le forze della maggioranza sul destino di questo disegno di legge.

Oltre al suddetto art. 41, si ricorda che sono incluse nella legge di bilancio anche altre misure sul tema famiglia: art. 42 (Congedo obbligatorio di paternità) che meritano ulteriori approfondimenti.

I due esempi sopra segnalati, oltre che per la importanza intrinseca delle tematiche su cui vorrebbero intervenire, devono far riflettere su un modo di legiferare – ad uso e consumo della comunicazione ma affrettato, e quindi  privo di contenuti – andrebbe stigmatizzato in modo sempre più netto. Fra l’altro tutti i seguiti di questa legislazione “mediatizzata” si realizzano (o non si realizzano affatto) secondo modalità che finiscono spesso per sfuggire ad ogni controllo democratico e ad ogni contributo da parte della società civile.

Enrico Seta

 

[1] Che, in verità, in materia di disabilità ha detto ben poco, limitandosi a disporre (art. 8) che il Fondo istituito dalla legge 68/99 (la principale norma vigente in materia di diritto al lavoro dei disabili) può essere “altresì alimentato da versamenti da parte di soggetti privati a titolo spontaneo e solidale […] secondo modalità definite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro delegato per la famiglia e la disabilità” (decreto, ovviamente, non ancora emanato).

[2] Per una ricostruzione in forma di tabella riassuntiva dei vari stanziamenti a favore dei disabili, vedi commento all’art. 40 del dossier del Servizio Studi Senato.

[3] Ad esempio inserendo in un unico contenitore-graduatoria fattispecie (e quindi condizioni fisiche e psico-cognitive molto diverse), con effetti di grande irrazionalità e sperequazione, oppure non sostenendo in materia sufficiente (anche con contributi integrativi diretti) le imprese che assumono lavoratori portatori di particolari tipi di disabilità che subirebbero inevitabili effetti sui livelli di produttività ma la cui occupazione avrebbe invece una grande valenza sociale (e terapeutica), con conseguente larghissima evasione (o elusione) degli obblighi stabiliti dalla legge 68/99 da parte delle imprese.

[4] Anche il tema della famiglia viene indicato quale tema di particolare attenzione politica dell’attuale Governo nella Nota di aggiormamento al DEF, dove si legge: “Le politiche di rilancio dell’economia che il Governo intende adottare comprendono un progetto complessivo e sistematico di sostegno e valorizzazione della famiglia. Nell’ambito delle politiche per le pari opportunità, si introdurranno ulteriori strumenti di sostegno della genitorialità e della partecipazione delle donne al mercato del lavoro, anche facilitando l’accesso ai servizi di assistenza all’infanzia, indirizzati a sanare le disuguaglianze di genere. Si recepirà la direttiva europea sui congedi di paternità e sulla conciliazione tra lavoro e vita privata, si rivedrà la disciplina dei congedi parentali e dello smart working e si adotteranno misure di sostegno all’educazione dei figli e alla frequenza degli asili nido. Inoltre, per favorire l’inversione del trend demografico negativo, saranno adottate misure a sostegno della natalità.  Nell’ambito delle azioni di sostegno alle famiglie saranno introdotte specifiche misure di tutela per i caregiver familiari, che troveranno un’apposita definizione normativa, finalizzate alla tutela della qualità della vita dei più deboli. Infine, specifici interventi fiscali saranno previsti a favore delle famiglie, in particolare per quelle prive di adeguate risorse economiche (ad esempio attraverso l’istituzione di un assegno unico mensile destinato alla crescita, al mantenimento e all’educazione della prole, anche nell’ottica di pervenire a un sistema organico più semplice e coordinato) e quelle con persone disabili”.