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CONVIVERE CON IL FEMMINICIDIO, LA VIOLENZA NELLE SCUOLE, LE BABY GANG – di Giuseppe Careri

CONVIVERE CON IL FEMMINICIDIO, LA VIOLENZA NELLE SCUOLE, LE BABY GANG – di Giuseppe Careri

L’Ordine dei giornalisti organizza periodicamente corsi di aggiornamento sul femminicidio, la criminalità, la difesa dei minori,  il cyber bullismo. Tutti argomenti alla ribalta della cronaca nei quotidiani e nelle testate radiotelevisive dei nostri giorni.

Lo scopo dei corsi è di dotare i partecipanti, per lo più giornalisti, di strumenti giuridici e culturali per raccontare gli avvenimenti di cronaca e di cyber bullismo in maniera più sobria di quanto accade normalmente.

Tutti noi ricordiamo gli ultimi avvenimenti di cronaca nera accaduti nel nostro paese. Orrore per le povere vittime indifese, ignare del rischio di finire in mano di potenziali assassini.

E’ il caso di Pamela fuggita da un centro di riabilitazione per il recupero dei tossico dipendenti. La giovane, non ancora 18enne, è stata uccisa da alcuni nigeriani, tre o quattro energumeni; il corpo martoriato della giovane donna sezionato in più parti, sistemato in due valigie e abbandonato in un prato.

La morte della giovane donna altera la mente di un giovane di estrema destra, Luca Traini. Il ragazzo percorre le strade di Macerata a bordo di un’automobile, un Alfa 147. E’ armato di una pistola; per le strade della cittadina marchigiana spara contro la gente di colore; ferisce sei persone, cinque uomini e una donna.

Questo fatto di cronaca e di violenza accaduti a Macerata si propaga anche tra la popolazione minorile, le baby gang. Molti ragazzini di 12 -17 anni da qualche tempo aggrediscono coetanei senza esserci il minimo motivo per scatenare la loro violenza. E’ accaduto ad “Arturo”, un ragazzo di appena 17 anni. I quattro teppisti tentano di rapinarlo, lo colpiscono con pugni e calci; infine lo feriscono con una coltellata alla gola.

Un episodio brutale  difficile per lui da dimenticare. Come non lo dimenticherà un suo coetaneo di soli 15 anni, Gaetano, aggredito e picchiato da una baby gang sotto lo sguardo indifferente dei passanti. Trasportato in ospedale dallo zio, al ragazzo verrà asportata la milza.

Uno degli ultimi episodi di violenza nell’ambito della scuola è avvenuto a Foggia in una scuola secondaria. Il Vice Preside Pasquale Diana viene colpito al viso dai pugni” ricevuti dal padre di un alunno. Una volta a terra, il professore viene colpito con calci all’addome. La colpa dell’insegnante: aver rimproverato il ragazzo perché spingeva gli altri studenti e rischiava di far cadere le alunne davanti a lui.

Ecco, il problema della sicurezza in città e nelle scuole per difendersi dalle azioni selvagge simili ad “arancia meccanica”, ben raccontate dal film di Stanley Kubrik, dovrebbe far riflettere le istituzioni, gli addetti all’informazione, la famiglia sui necessari rapporti da tenere con la scuola.

Non bastano le leggi, spesso ignorate, a debellare episodi di violenza sempre più frequenti. Occorre un controllo sistematico del territorio, mezzi e uomini addestrati contro la mini criminalità perché non si possono ignorare violenze fisiche e morali soprattutto nei riguardi di insegnanti, mal pagati e mal difesi dalle istituzioni, dediti anche ad educare e invitare a quel rispetto verso gli altri, spesso mancante nelle proprie famiglie.

Non è più tollerabile sottovalutare la “vendetta” di un genitore solo perché l’insegnante tenta di “educare” un alunno, un proprio figlio. E’ necessario, in definitiva, una collaborazione più stretta tra Istituzioni, Scuola e Famiglia; e soprattutto di un’informazione corretta, senza enfasi e senza ricorso a sottolineare le atrocità subite dalle vittime. E’ l’unico argine a questi episodi di violenza ormai inaccettabile.

Giuseppe Careri