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Il dramma della disabilità lasciata sola ne “Il Salto” di Bruno Cammarota

Il dramma della disabilità lasciata sola ne “Il Salto” di Bruno Cammarota

Una gravidanza tanto desiderata che si trasforma in un calvario per via di una serie di complicanze impreviste ed imprevedibili. Una giovane coppia che “scopre” il mondo della disabilità ma non rinuncia a vivere in pieno la propria genitorialità ed a combattere contro una burocrazia a tratti paradossale.

Questo, in sintesi, il leitmotiv de “Il salto”, romanzo d’esordio di Bruno Cammarota, segretario provinciale di Napoli delle Acli con delega alle politiche sociali e socio – sanitarie. Un’opera a metà tra l’autobiografia e il racconto di fantasia che riesce a coinvolgere ed emozionare ed il cui finale (che, ovviamente, non vi anticipiamo) suona come il classico messaggio in bottiglia.

L’autore, originario di Boscoreale, padre di un adolescente gravemente disabile, è socialmente impegnato per far sì che i ragazzi nelle medesime condizioni possano ricevere assistenza e cure amorevoli anche dopo la morte dei genitori che se ne occupano. È’ il cosiddetto “Dopo di noi” di cui le organizzazioni no profit invocano una disciplina normativa priva di incertezze. Il sogno di Bruno è quello di realizzare una fondazione deputata a tale scopo, “gestita da noi genitori e non dalle istituzioni che, purtroppo, troverebbero il modo di speculare”.

Il volume, edito dall’associazione “Agorà”, è stato realizzato grazie al contributo del Centro Specialistico “Me.di” con la collaborazione di “Metropolis quotidiano” che, settimanalmente, ospita una rubrica sulla disabilità curata proprio da Cammarota.

Nello spirito che da sempre lo contraddistingue l’autore ha pensato bene di inserire una appendice nella quale sono contenute le principali norme di riferimento sul tema della disabilità. Nonostante si tratti di un’opera d’esordio “Il salto” merita la massima considerazione possibile, perché con linguaggio semplice e schietto, privo di retorica, presenta luci e ombre di un percorso di vita che accomuna migliaia di famiglie italiane.

Il lettore viene condotto per mano dalla prima all’ultima pagina, soffre e gioisce con i protagonisti della storia, percepisce ogni singolo frammento di emozione. Più che un romanzo si ha l’impressione di leggere una sceneggiatura. E chissà che qualche produttore coraggioso non decida di portare la vicenda sul piccolo schermo in modo da far conoscere al pubblico televisivo cosa può accadere quando l’amore di un padre e di una madre fa i conti con la disperazione ed il senso di abbandono delle istituzioni.

Carmine Alboretti